Il Regno Unito torna a puntare sulle trivellazioni petrolifere nel Mare del Nord, imprimendo una svolta alla propria politica energetica. Il governo laburista britannico, guidato dal nuovo primo ministro Andy Burnham, ha formalizzato oggi il via libera a una nuova e controversa licenza di trivellazione sottomarina nell’area di Jackdaw, al largo delle coste scozzesi di Aberdeen e delle isole Shetland. Una decisione destinata a riaprire il confronto tra le esigenze di sicurezza energetica, la tutela dell’occupazione e gli impegni assunti dal Paese nella lotta ai cambiamenti climatici. La scelta del governo arriva in un momento particolarmente delicato per l’economia britannica, alle prese con le conseguenze della crisi energetica internazionale e con una nuova accelerazione dell’inflazione. Il progetto Jackdaw, già al centro di una lunga controversia giudiziaria e ambientale, potrebbe garantire 3.500 posti di lavoro e contribuire all’economia nazionale per circa 28 miliardi di sterline, secondo le stime disponibili.
Trivellazioni nel Mare del Nord, Burnham rilancia il progetto petrolifero Jackdaw
La nuova autorizzazione rappresenta un cambiamento significativo nell’indirizzo politico del Partito Laburista britannico. Il primo ministro Andy Burnham ha rivendicato personalmente la decisione, presentandola come una misura necessaria per rispondere alle difficoltà economiche delle famiglie e salvaguardare i livelli occupazionali. In una dichiarazione diffusa questa mattina, Burnham ha spiegato che l’obiettivo del governo è “proteggere centinaia di posti di lavoro e aiutare a far sì che milioni di case siano riscaldate”. Il premier ha quindi chiarito le ragioni della nuova strategia energetica: “In un tempo di vere difficoltà per la gente è giusto cercare un modo responsabile per massimizzare le riserve di energia esistenti che abbiamo in Gran Bretagna e che possono essere d’aiuto”. Al centro della posizione del governo c’è dunque la volontà di sfruttare maggiormente le risorse energetiche già presenti sul territorio britannico, cercando di conciliare le necessità immediate dell’economia con gli obiettivi ambientali di lungo periodo.
Crisi energetica e inflazione al 3,5%: perché Londra cambia strategia
La decisione sulle nuove trivellazioni arriva proprio nel giorno in cui il dato sull’inflazione britannica di settembre è salito al 3,5%, superando le attese e confermando le pressioni che continuano a gravare sull’economia del Regno Unito. Il carovita, alimentato anche dalla crisi energetica mondiale e dalle conseguenze dei conflitti internazionali, compreso quello in Medio Oriente, costituisce uno degli elementi principali del contesto nel quale si inserisce la scelta di Burnham. Il primo ministro ha definito il proprio approccio “pragmatico”, sostenendo la necessità di valorizzare le riserve energetiche nazionali in una fase di particolare difficoltà per famiglie e imprese. La nuova linea non comporta, nelle dichiarazioni del premier, un abbandono degli impegni climatici britannici. Burnham ha infatti ribadito l’obiettivo delle emissioni zero di CO₂ “entro il 2025”, collocando la decisione di autorizzare le trivellazioni nel quadro di una politica che intende tenere insieme esigenze energetiche.
Jackdaw, 3.500 posti di lavoro e un contributo economico stimato in 28 miliardi di sterline
Il progetto Jackdaw assume un rilievo particolare anche per le sue potenziali ricadute economiche e occupazionali. Secondo le stime, lo sfruttamento del giacimento potrebbe garantire 3.500 posti di lavoro e contribuire, una volta raggiunto il pieno regime, all’economia britannica per circa 28 miliardi di sterline. Numeri che costituiscono uno degli elementi centrali della giustificazione politica fornita dal governo laburista. La salvaguardia dell’occupazione e la possibilità di utilizzare le riserve nazionali per sostenere l’approvvigionamento energetico rappresentano infatti le principali ragioni indicate a sostegno dell’autorizzazione. La riapertura del progetto, tuttavia, resta fortemente contestata sul piano ambientale. Diversi critici mettono in discussione soprattutto la possibilità che l’incremento della produzione energetica nazionale si traduca in un beneficio sostanziale per le bollette delle famiglie britanniche. Accanto ai dubbi sull’effettiva incidenza sui costi dell’energia, vengono denunciati i potenziali danni ambientali legati alle attività di trivellazione sottomarina nel Mare del Nord.
Lo stop dei giudici dopo il via libera dei conservatori nel 2022
La vicenda di Jackdaw ha alle spalle un percorso politico e giudiziario controverso. Il sito era già stato autorizzato dal precedente governo conservatore nel 2022, ma il progetto era successivamente finito al centro di uno stop giudiziario, insieme a quello di Rosebank. Il blocco era arrivato dopo le proteste promosse da gruppi ecologisti e comunità locali, contrari alle attività di estrazione e preoccupati per le possibili conseguenze sull’ambiente marino. Il nuovo via libera deciso dall’esecutivo di Burnham riporta quindi al centro del dibattito britannico una questione già oggetto di contrapposizioni negli anni precedenti: il ruolo delle riserve di petrolio e gas del Mare del Nord nella politica energetica nazionale e la loro compatibilità con gli obiettivi di riduzione delle emissioni.
Dal governo Starmer a Burnham, la svolta del Labour sulle licenze petrolifere
Il cambiamento di indirizzo appare ancora più evidente se confrontato con gli impegni assunti dal Partito Laburista alle elezioni del 2024. Il precedente governo guidato da Keir Starmer si era inizialmente impegnato, sulla base del manifesto elettorale, a non concedere nuove licenze di trivellazione, pur senza cancellare le autorizzazioni già rilasciate. Con l’arrivo di Andy Burnham alla guida del governo nel luglio 2026, la posizione laburista ha iniziato a cambiare. Il nuovo premier ha annunciato fin dal suo insediamento una revisione della politica energetica, motivandola con la necessità di un maggiore “pragmatismo” e con l’emergenza legata ai costi e alla disponibilità dell’energia. L’autorizzazione al progetto Jackdaw costituisce una delle manifestazioni più significative di questo nuovo orientamento politico, che attribuisce maggiore importanza allo sfruttamento delle risorse energetiche britanniche rispetto alla linea inizialmente delineata dal precedente esecutivo.
Trump sostiene Burnham: gli Stati Uniti spingono per il ritorno delle trivellazioni
La revisione della strategia energetica del Regno Unito ha trovato un sostenitore anche alla Casa Bianca. Il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha infatti accolto positivamente il cambio di rotta annunciato dal governo Burnham. Da tempo il presidente americano sollecita l’alleato britannico a riprendere le trivellazioni nel Mare del Nord, favorendo un maggiore utilizzo delle risorse energetiche disponibili. Il sostegno di Washington conferisce alla decisione britannica anche una dimensione internazionale, in una fase nella quale la sicurezza degli approvvigionamenti energetici è tornata a occupare una posizione centrale nelle scelte dei governi occidentali. Il via libera a Jackdaw segna così una svolta nella politica energetica del governo laburista, con l’esecutivo intenzionato a valorizzare le riserve nazionali mentre restano aperte le contestazioni sulle conseguenze ambientali e sull’effettiva capacità delle nuove attività estrattive di incidere sui costi dell’energia per le famiglie.
