Rifiuti radioattivi in Italia, aumentano i volumi ma diminuisce la radioattività: ecco le regioni con più materiale nucleare

L'ultimo Inventario nazionale dell'ISIN fotografa la situazione al 31 dicembre 2025: oltre 34.600 metri cubi di rifiuti radioattivi stoccati, in crescita del 2,49%, mentre l'attività radioattiva complessiva diminuisce del 2,51%

In Italia aumenta la quantità di rifiuti radioattivi, ma diminuisce la loro attività radioattiva complessiva. È questo il dato più significativo che emerge dall’ultimo Inventario nazionale dei rifiuti radioattivi, elaborato dall’ISIN, l’Ispettorato nazionale per la sicurezza nucleare e la radioprotezione, che fotografa la situazione degli stoccaggi presenti sul territorio italiano al 31 dicembre 2025. I numeri evidenziano due tendenze apparentemente contrastanti. Da una parte, il volume complessivo dei rifiuti radioattivi presenti nel Paese ha raggiunto 34.606,23 metri cubi, registrando un incremento del 2,49% rispetto al 2024. Dall’altra, l’attività radioattiva totale, considerando anche le sorgenti dismesse e il combustibile esaurito, è diminuita del 2,51%, principalmente per effetto del naturale decadimento radioattivo. Una situazione che mette in evidenza la differenza tra la quantità fisica dei materiali custoditi negli impianti e la loro radioattività. L’aumento dei volumi non corrisponde necessariamente a una crescita dell’attività radioattiva complessiva, perché i due indicatori misurano caratteristiche differenti e risentono di fenomeni diversi. La crescita dei quantitativi stoccati è legata soprattutto all’avanzamento delle operazioni di smantellamento delle installazioni nucleari, conosciute come decommissioning, e alla produzione di rifiuti provenienti dalle attività sanitarie, industriali e dalla ricerca scientifica. La diminuzione dell’attività radioattiva è invece riconducibile al decadimento dei radionuclidi, un processo fisico naturale che comporta la progressiva trasformazione dei nuclei instabili.

Quanto materiale radioattivo è presente in Italia: superati i 34.600 metri cubi

Il dato nazionale relativo ai volumi evidenzia un incremento di 839,63 metri cubi di rifiuti radioattivi rispetto all’anno precedente. Il quantitativo complessivo è così passato a 34.606,23 metri cubi, con una crescita percentuale del 2,49%. L’aumento registrato nel 2025 deriva da due principali ambiti di attività. Il primo è rappresentato dal progredire delle operazioni di decommissioning degli impianti nucleari, che generano materiali da classificare e gestire come rifiuti radioattivi. Il secondo comprende le attività in campo sanitario, industriale e scientifico, nelle quali l’impiego di materiali radioattivi comporta la produzione di rifiuti destinati a specifiche procedure di gestione. L’Inventario distingue i rifiuti in diverse categorie, permettendo di individuare l’evoluzione dei quantitativi in funzione delle rispettive caratteristiche. Nel dettaglio, rispetto al 2024, il volume dei rifiuti radioattivi a vita media molto breve è aumentato di 286,26 metri cubi, mentre quello dei rifiuti ad attività molto bassa ha registrato un incremento di 580,48 metri cubi. Una crescita, seppur più contenuta, riguarda anche i rifiuti a media attività, aumentati di 34,79 metri cubi. In controtendenza si collocano i rifiuti a bassa attività, il cui volume è diminuito di 61,87 metri cubi. Queste variazioni mostrano come la crescita complessiva non sia distribuita uniformemente tra le diverse categorie. L’incremento più consistente riguarda i materiali caratterizzati da un’attività radioattiva molto bassa, seguiti da quelli a vita media molto breve.

Lazio al primo posto in Italia per rifiuti radioattivi: oltre il 36% del totale nazionale

La distribuzione territoriale dei rifiuti radioattivi presenta differenze molto marcate tra le regioni italiane. Secondo i dati dell’ISIN, è il Lazio a detenere il quantitativo maggiore in termini di volume, con 12.678 metri cubi, equivalenti al 36,64% del totale nazionale. In altri termini, oltre un terzo dei rifiuti radioattivi censiti in Italia, considerando il loro volume, si trova nel territorio laziale. Al secondo posto figura la Lombardia, con 6.672 metri cubi, pari al 19,28% del totale. Segue il Piemonte, dove sono presenti 5.870 metri cubi, corrispondenti al 16,96%. Una quota particolarmente significativa si trova anche in Basilicata, che raggiunge 4.291 metri cubi, equivalenti al 12,40% della quantità nazionale. La Campania occupa la posizione successiva, con 2.650 metri cubi e una quota del 7,66%, mentre l’Emilia-Romagna registra 1.505 metri cubi, pari al 4,35%. Completa il quadro delle regioni indicate nell’Inventario la Toscana, con 941 metri cubi e una percentuale del 2,72%. La concentrazione territoriale dei rifiuti rappresenta uno degli elementi fondamentali della ricognizione nazionale, che prende in considerazione non soltanto i volumi, ma anche l’attività radioattiva associata ai materiali custoditi nelle diverse installazioni.

Piemonte primo in Italia per attività radioattiva: oltre 26mila terabecquerel

La situazione cambia sensibilmente quando, anziché considerare il volume fisico dei rifiuti, si analizza la quantità complessiva di attività radioattiva. In questo caso, il primo posto nella graduatoria regionale spetta al Piemonte, che registra 26.305 TBq, ossia terabecquerel, l’unità di misura utilizzata per esprimere l’attività dei radionuclidi. Si tratta di un valore particolarmente rilevante rispetto al totale nazionale, che al 31 dicembre 2025 ammonta a 33.376,47 TBq, considerando congiuntamente i radionuclidi contenuti nei rifiuti radioattivi, nelle sorgenti dismesse e nel combustibile irraggiato. Il dato piemontese rappresenta circa il 78,8% dell’attività radioattiva complessivamente censita sul territorio italiano. Il confronto con il Lazio evidenzia la differenza tra i due indicatori utilizzati nell’Inventario. La regione con il maggiore volume di rifiuti radioattivi non coincide necessariamente con quella che presenta la più elevata attività radioattiva. Il volume, misurato in metri cubi, esprime infatti lo spazio occupato dai materiali stoccati, mentre l’attività radioattiva, espressa in becquerel e nei suoi multipli, quantifica il numero di trasformazioni nucleari spontanee che avvengono nell’unità di tempo. I due valori forniscono quindi informazioni complementari e non possono essere utilizzati indistintamente per descrivere le caratteristiche dei rifiuti presenti nelle installazioni.

Radioattività in diminuzione del 2,51%: il ruolo del decadimento naturale

Uno degli aspetti più significativi dell’Inventario riguarda la diminuzione dell’attività radioattiva complessiva registrata nell’arco di un anno. Nel 2025, il quantitativo totale di attività dei radionuclidi contenuti nei rifiuti radioattivi, nelle sorgenti dismesse e nel combustibile esaurito è sceso di 861 TBq, con una riduzione del 2,51% rispetto al 2024. Il valore complessivo si attesta così a 33.376,47 TBq. Alla base della diminuzione vi è il decadimento radioattivo, il processo attraverso il quale i nuclei atomici instabili si trasformano spontaneamente, con una progressiva riduzione dell’attività dei radionuclidi originari. Si tratta di un fenomeno che avviene secondo caratteristiche e tempi differenti a seconda degli isotopi coinvolti. Per questa ragione, l’evoluzione della radioattività non dipende esclusivamente dalla quantità di materiale presente, ma anche dalla sua composizione. Il dato nazionale conferma quindi che, nonostante l’aumento dei volumi fisicamente stoccati, l’attività radioattiva totale dei materiali censiti ha registrato una flessione nel periodo considerato. La diminuzione complessiva dell’attività non equivale, tuttavia, alla scomparsa dei rifiuti o delle esigenze di gestione e controllo. Le quantità continuano a essere rilevate attraverso l’Inventario nazionale, che considera separatamente le diverse tipologie di materiali e le rispettive caratteristiche.

Impianto EUREX di Saluggia, il valore più elevato di attività radioattiva

Tra le installazioni considerate dall’ISIN assume particolare rilievo l’impianto EUREX di Saluggia, in Piemonte, che presenta il quantitativo maggiore di attività dei radionuclidi contenuti nei rifiuti radioattivi e nelle sorgenti dismesse. Il valore censito raggiunge 1.835.567,1 GBq, espresso in gigabecquerel, un altro multiplo dell’unità di misura dell’attività radioattiva. Il dato riguarda specificamente i rifiuti radioattivi e le sorgenti dismesse presenti nell’installazione, mentre il valore regionale complessivo comprende anche il combustibile irraggiato secondo le categorie considerate dall’Inventario. L’impianto di Saluggia costituisce dunque uno dei principali riferimenti nella distribuzione nazionale dell’attività radioattiva, contribuendo a delineare il quadro territoriale che vede il Piemonte al primo posto.

Nucleco, oltre 9.300 metri cubi: l’installazione con il maggior volume di rifiuti radioattivi

Se il primato per attività radioattiva dei rifiuti e delle sorgenti dismesse spetta all’impianto EUREX di Saluggia, la situazione è diversa per quanto riguarda i volumi. Tra le installazioni nucleari censite al 31 dicembre 2025, quelle di Nucleco risultano al primo posto per quantità fisica di rifiuti radioattivi stoccati, con 9.310,31 metri cubi. Il dato emerge dalla classificazione dei dieci impianti o installazioni nucleari che detengono i maggiori volumi di rifiuti radioattivi sul territorio italiano. La posizione di Nucleco conferma la necessità di distinguere la consistenza volumetrica dei materiali dalla loro attività radioattiva: le installazioni che custodiscono i quantitativi fisicamente più elevati non sono necessariamente quelle nelle quali si concentra la maggiore attività dei radionuclidi. La ricognizione effettuata dall’ISIN prende in esame entrambe le dimensioni, permettendo di descrivere più precisamente la distribuzione nazionale dei materiali e delle installazioni coinvolte nella loro gestione.

Come vengono tracciati i rifiuti radioattivi in Italia: il sistema STRIMS

Alla base dell’aggiornamento dell’Inventario nazionale si trova anche il sistema di raccolta e tracciabilità delle informazioni relative ai materiali radioattivi. Per il terzo anno consecutivo, l’ISIN ha elaborato i dati trasmessi attraverso STRIMS, il Sistema Tracciabilità Rifiuti Materiali e Sorgenti, previsto dall’articolo 60 del Decreto legislativo n. 101 del 2020. Il sistema è pienamente operativo dal febbraio 2022 e permette di raccogliere e tracciare le informazioni relative ai rifiuti radioattivi e alle sorgenti, oltre ai dati sui soggetti che detengono tali materiali e su quelli dai quali provengono. L’obiettivo è disporre di informazioni strutturate che consentano di ricostruire la presenza e la provenienza dei materiali radioattivi sottoposti agli obblighi previsti dalla normativa. La registrazione a STRIMS è obbligatoria per tutti i soggetti che svolgono attività di gestione dei rifiuti radioattivi, i quali sono tenuti anche a trasmettere le informazioni richieste dalle disposizioni vigenti. Il mancato rispetto di questi obblighi costituisce un illecito amministrativo. L’impiego di STRIMS nella predisposizione dell’Inventario consente quindi di utilizzare i dati comunicati dagli operatori soggetti alla disciplina sulla tracciabilità, contribuendo alla ricostruzione del quadro nazionale dei rifiuti, delle sorgenti e dei materiali radioattivi.

La fotografia nazionale dei rifiuti radioattivi tra decommissioning, sanità e ricerca

Il quadro delineato dall’Inventario nazionale dell’ISIN evidenzia come la gestione dei rifiuti radioattivi in Italia riguardi ambiti differenti, che non si esauriscono nelle installazioni nucleari. Accanto ai materiali derivanti dalle attività di decommissioning, assumono infatti rilievo quelli prodotti dall’impiego di sostanze radioattive nel settore medico, nell’industria e nella ricerca scientifica. Sono queste attività, insieme allo smantellamento delle installazioni nucleari, ad aver contribuito all’incremento dei volumi registrato nel 2025. La distribuzione geografica rivela inoltre una concentrazione significativa in alcune regioni: il Lazio detiene il maggiore quantitativo fisico, seguito da Lombardia, Piemonte e Basilicata, mentre il Piemonte prevale nettamente per attività radioattiva complessiva. L’Inventario comprende anche le informazioni relative alle sorgenti dismesse e al combustibile esaurito, offrendo una ricognizione articolata delle differenti componenti del materiale radioattivo presente sul territorio nazionale. I dati al 31 dicembre 2025 restituiscono così un quadro caratterizzato da due dinamiche simultanee: 839,63 metri cubi di rifiuti radioattivi in più rispetto all’anno precedente e 861 terabecquerel di attività radioattiva complessiva in meno. L’aumento dei materiali stoccati e la riduzione dell’attività totale costituiscono i due principali risultati della rilevazione, confermando l’importanza di analizzare separatamente i volumi, le caratteristiche radiologiche e la distribuzione territoriale dei rifiuti per descrivere l’evoluzione del settore nucleare e delle attività che producono materiali radioattivi in Italia.

Rifiuti radioattivi
Figura 1: Mappa riepilogativa dei volumi dei rifiuti radioattivi e dell’attività complessiva di rifiuti radioattivi, sorgenti dismesse e combustibile esaurito
Figura 2: volume di rifiuti radioattivi detenuti in Italia suddivisi per classificazione radiologica al 31.12.2025
Figura 3: distribuzione del volume di rifiuti radioattivi per Regione al 31.12.2025
Figura 4: i 10 impianti che detengono il maggior volume di rifiuti radioattivi in Italia al 31.12.2025
Figura 5: distribuzione dell’attività di rifiuti radioattivi, sorgenti dismesse e combustibile irraggiato per Regione al 31.12.2025
Figura 6: i 10impianti che detengono il maggior quantitativo di attività in Italia al 31.12.2025