Ritrovato il 27° rostro in bronzo alle isole Egadi: un nuovo tassello della prima guerra punica

I fondali della Sicilia restituiscono un'altra arma letale dell'antica battaglia navale tra Roma e Cartagine, confermando l'inestimabile valore del sito archeologico per la comprensione della storia antica

Nelle profondità marine al largo delle coste siciliane, la continua attività di ricerca legata all’archeologia subacquea ha recentemente portato alla luce un nuovo e straordinario reperto. Si tratta del ventisettesimo rostro in bronzo, una micidiale arma da sfondamento originariamente montata sulla prua di una nave da guerra del mondo antico. Questo recupero eccezionale, avvenuto a circa ottanta metri di profondità, aggiunge un capitolo fondamentale alla nostra comprensione delle antiche tattiche marittime. In epoca classica, il rostro rappresentava lo strumento offensivo principale delle imbarcazioni militari, poiché il suo obiettivo era speronare lo scafo nemico all’altezza della linea di galleggiamento per causarne l’inevitabile affondamento. La scoperta è stata resa possibile grazie all’incessante lavoro condotto dalla RPM Nautical Foundation in sinergia con la Soprintendenza del Mare della Regione Siciliana.

La storica battaglia delle Egadi e la fine della prima guerra punica

Il reperto appena riemerso ci riporta direttamente indietro nel tempo, fino al dieci marzo del 241 avanti Cristo, data esatta in cui si consumò la drammatica e decisiva battaglia delle Egadi. Questo scontro navale epocale vide fronteggiarsi apertamente le potenti flotte di Roma e Cartagine in quello che sarebbe passato alla storia come l’atto conclusivo e risolutivo della prima guerra punica. La schiacciante vittoria riportata dalla flotta romana costrinse la fazione cartaginese a chiedere definitivamente la pace, alterando per sempre le dinamiche di potere nel mar Mediterraneo. Ogni singolo rostro in bronzo recuperato in questo specifico tratto di mare rappresenta non solo un formidabile strumento di guerra, ma indica il punto esatto in cui un antico relitto navale ha trovato il suo riposo eterno dopo essere stato fatale per il proprio equipaggio.

L’unico campo di battaglia navale dell’antichità mai scoperto

L’area marittima oggetto di queste ricerche detiene un primato assoluto a livello globale, essendo di fatto l’unico sito antico teatro di scontri navali a essere stato mai individuato e studiato con criteri scientifici. Si tratta di una porzione di fondale marino che si estende per circa dieci chilometri quadrati, situata a otto chilometri dall’isola di Levanzo, nel meraviglioso arcipelago delle isole Egadi. Questo cimitero sottomarino di inestimabile valore fu localizzato per la prima volta nel 2010 grazie alle formidabili intuizioni del compianto archeologo Sebastiano Tusa. Da quel momento inaugurale, le meticolose indagini di archeologia subacquea hanno permesso di sollevare dal fondale oltre cinquecento oggetti storici. Tra i reperti figurano elmi di tipo Montefortino, paraguance, antiche monete, anfore, armi personali ed elementi essenziali della costruzione navale. Un dato statistico rende bene l’idea dell’importanza dell’area: dei trentuno rostri antichi oggi conosciuti in tutto il mondo, ben ventisette provengono proprio da questo circoscritto fondale siciliano.

I dettagli del nuovo reperto e il mistero delle iscrizioni

Il nuovo manufatto sollevato dalle acque siciliane porta con sé dettagli visivi affascinanti che stanno già catturando l’attenzione degli studiosi di tutto il mondo. Nonostante il legno originario degli scafi sia del tutto scomparso, consumato inesorabilmente dai secoli di immersione nell’acqua salata, il bronzo ha resistito in modo eccellente alla prova del tempo. Su questo specifico rostro in bronzo, guardando attraverso lo strato di concrezioni marine, è già possibile distinguere un pregevole altorilievo che raffigura un elmo Montefortino elegantemente ornato da tre piume. Soltanto un accurato e lento processo di pulitura rivelerà se, sotto i denti di cane e le alghe stratificate, si nasconda anche un’iscrizione. In passato, le incisioni testuali hanno fornito le informazioni storiografiche più preziose. Dallo studio dei ventitré rostri recuperati e analizzati fino al 2019, è emerso che undici recano iscrizioni latine o chiari simboli romani, mentre due presentano rarissime incisioni puniche. Un rostro in particolare riporta un’iscrizione completa che attesta il collaudo formale da parte di un questore romano, dimostrando come questi oggetti fossero l’espressione diretta di contratti statali supervisionati da alti funzionari pubblici.

I numeri dello scontro secondo gli storici antichi

Per comprendere appieno la reale portata di questo conflitto millenario, gli storici confrontano i preziosi reperti recuperati con le cronache redatte con cura dallo storico greco Polibio. I numeri associati alla battaglia delle Egadi delineano i contorni di uno scontro di proporzioni gigantesche per l’epoca. Secondo le preziose fonti antiche, i Romani riuscirono ad affondare ben cinquanta navi cartaginesi, di cui venti colarono a picco trascinando negli abissi l’intero equipaggio. Inoltre, la fazione romana catturò altre settanta imbarcazioni nemiche, facendo la sbalorditiva cifra di diecimila prigionieri. Anche per Roma, tuttavia, il costo del successo militare fu altissimo, traducendosi in trenta navi perdute in battaglia e cinquanta gravemente danneggiate. Polibio racconta con minuzia di dettagli che solo un improvviso e provvidenziale cambiamento della direzione del vento permise al resto della flotta punica di ritirarsi in salvo, poiché i Romani non poterono inseguire i fuggitivi avendo saggiamente lasciato alberi, vele e sartiame a terra per alleggerire e rendere più agili le proprie imbarcazioni prima dell’impatto.

L’eredità storica conservata a Favignana

Facendo un bilancio complessivo della rovinosa disfatta tattica, gli studiosi calcolano che la marina punica perse tra le centodiciassette e le centoventi navi su un contingente originario di circa duecentocinquanta, vedendo così letteralmente dimezzato il proprio potere bellico marittimo. Le formidabili armi in bronzo che continuano a emergere dai fondali siciliani offrono oggi agli archeologi una inconfutabile conferma materiale e tangibile di quella straordinaria scala di distruzione. Ogni singolo recupero rappresenta la certificazione storica dell’esistenza di un relitto autentico e non soltanto un’astratta riga di testo nei manuali antichi. Per valorizzare adeguatamente questo immenso patrimonio culturale e per raccontare la grandezza dello scontro tra Roma e Cartagine, i reperti sono attualmente custoditi e mirabilmente esposti all’interno della suggestiva sala dei rostri, una sezione dedicata ospitata presso il museo dell’ex stabilimento Florio sull’isola di Favignana.