Una corsa contro il tempo, una rete internazionale di solidarietà e l’eccellenza della medicina dei trapianti hanno permesso di salvare la vita a Eirini, una giovane donna greca nata nel 1998 e studentessa nei Paesi Bassi. Arrivata in condizioni disperate all’ospedale Molinette della Città della Salute di Torino, la ragazza è stata sottoposta a un trapianto di fegato in superurgenza che le ha dato una seconda possibilità, quando le speranze sembravano ormai ridotte al minimo. Affetta dal morbo di Wilson, una rara malattia genetica che provoca un accumulo di rame nell’organismo, soprattutto a livello epatico, Eirini è stata colpita da un’insufficienza epatica fulminante mentre si trovava in Grecia. Il quadro clinico è rapidamente precipitato, evolvendo in un’insufficienza multiorgano durante il ricovero all’Hippokration General Hospital di Atene.
Di fronte alla gravità della situazione, è scattata una complessa macchina organizzativa internazionale. Ricevuta la richiesta di aiuto dalla Grecia, il Centro Nazionale Trapianti di Roma, diretto dal dottor Giuseppe Feltrin, ha immediatamente attivato il protocollo di collaborazione tra Italia e Grecia per i trapianti d’organo. Il professor Renato Romagnoli, direttore del Centro Trapianto Fegato di Torino e coordinatore regionale trapianti del Piemonte e della Valle d’Aosta, ha risposto positivamente all’appello. Il trasporto della paziente è stato organizzato in tempi record dal Centro Regionale Trapianti del Piemonte, diretto dal dottor Federico Genzano. Eirini è arrivata all’aeroporto di Caselle a bordo di un aereo medicalizzato ed è stata trasferita alle Molinette in condizioni critiche: incosciente, intubata e sottoposta a ventilazione meccanica, con le ore di vita ormai contate.
La corsa contro il tempo e il trapianto dopo appena 12 ore
La valutazione della dottoressa Silvia Martini, direttrice della Terapia Intensiva Epatologica, ha consentito di inserire la giovane in pochi minuti nella lista d’attesa nazionale per un trapianto di fegato in regime di superurgenza. Nel frattempo, la paziente è stata mantenuta in vita grazie alle terapie di supporto vitale garantite dalla Rianimazione Centrale del Dipartimento di Anestesia, diretto dal dottor Maurizio Berardino. A queste si è aggiunta la plasmaferesi, attivata d’urgenza dalla Banca del Sangue, diretta dalla dottoressa Tiziana Francisci, con l’obiettivo di rimuovere le ingenti quantità di rame circolante liberate dalla massiva necrosi epatica e tentare di rallentare l’evoluzione dell’insufficienza multiorgano.
La svolta è arrivata nel giro di poche ore, con la disponibilità di un organo compatibile proveniente da un donatore deceduto in una regione vicina. A sole 12 ore dal suo arrivo alle Molinette, Eirini è entrata nella sala operatoria del Centro Trapianto Fegato per affrontare l’intervento che le avrebbe salvato la vita. L’operazione è durata circa 10 ore e rappresenta il trapianto numero 4470 della serie torinese. Un intervento di straordinaria complessità, affrontato in una situazione clinica estremamente delicata, che ha richiesto competenze specialistiche, tecnologie avanzate e un’organizzazione capace di agire senza perdere tempo prezioso.
Tre mesi di ricovero per superare le complicanze
La gravità delle condizioni iniziali ha reso particolarmente complesso anche il decorso postoperatorio. Nei 3 mesi successivi al trapianto, la giovane ha dovuto affrontare diverse complicanze medico-chirurgiche, trattate con successo grazie a un’assistenza continuativa e multidisciplinare. Al percorso di cura hanno partecipato le équipe di chirurgia dei trapianti, anestesia, rianimazione ed epatologia, insieme agli specialisti di nefrologia, diretta dal professor Luigi Biancone, infettivologia, diretta dal professor Francesco De Rosa, radiologia diagnostica, diretta dal professor Paolo Fonio, e radiologia interventistica, diretta dal dottor Andrea Doriguzzi. Un lavoro di squadra che ha consentito di superare progressivamente le difficoltà del postoperatorio e accompagnare Eirini verso il recupero. La giovane è stata dimessa ed è attualmente in piena ripresa psicofisica. Guarita, sta tornando gradualmente alla propria quotidianità e si prepara a rientrare in patria in tempi brevi.
“Salvarle la vita nel suo ultimo giorno”
La storia di Eirini è anche la testimonianza concreta del valore della donazione degli organi e della collaborazione internazionale. La tempestività delle decisioni, la disponibilità di un organo compatibile e il lavoro coordinato di numerosi professionisti hanno trasformato una situazione che sembrava senza via d’uscita in una storia a lieto fine. La stessa giovane ha voluto ringraziare tutte le persone che hanno contribuito al suo salvataggio, ricordando quanto accaduto come l’esperienza di chi ha ricevuto la possibilità di vivere ancora, proprio nel momento più drammatico.
A sottolineare il significato dell’intervento è Livio Tranchida, direttore generale della Città della Salute e della Scienza di Torino, che ha dichiarato: “Un vero miracolo della vita. L’Italia per la Grecia. Un grande dono della vita: un fegato nuovo. Il potere della donazione. L’eccellenza multidisciplinare dei nostri professionisti. Tutto questo ha permesso di salvare una giovane ragazza greca, quando la situazione ormai sembrava precipitare definitivamente. L’intervento di trapianto, la straordinaria complessità di questa operazione di frontiera, l’impegno profuso dai nostri professionisti e l’impiego di tecnologie di ultimissima generazione. Molinette più di un ospedale“.
Una vicenda che conferma come, nei casi più estremi, la possibilità di salvare una vita dipenda non soltanto dall’eccellenza clinica, ma anche dalla capacità di fare rete, dalla solidarietà tra Paesi e dal valore insostituibile della donazione. Per Eirini, arrivata a Torino in condizioni disperate, quelle 12 ore hanno segnato il confine tra una fine ormai imminente e la possibilità di ricominciare.
