L’intelligenza artificiale entra anche nella sfera più intima e sessuale delle relazioni umane. Non soltanto uno strumento per cercare informazioni, lavorare o comunicare, ma anche un interlocutore con cui scambiare messaggi a contenuto erotico. È il fenomeno dell’AI sexting, una pratica ancora poco esplorata dalla ricerca scientifica che è stata al centro di uno studio italiano coordinato dalla Sapienza Università di Roma e pubblicato sulla rivista scientifica Archives of Sexual Behavior. La ricerca ha coinvolto 378 giovani adulti italiani di età compresa tra 18 e 35 anni e ha fatto emergere un primo dato significativo: 33 partecipanti, pari a circa l’8,7% del campione, hanno dichiarato di aver praticato sexting con l’intelligenza artificiale. Tra coloro che hanno riferito questa esperienza, oltre tre quarti erano uomini. Lo studio ha inoltre individuato alcune associazioni tra il comportamento e specifiche caratteristiche psicologiche legate alla sessualità e all’utilizzo della pornografia online.
Sexting con l’intelligenza artificiale: cosa rivela lo studio della Sapienza
La ricerca affronta una delle trasformazioni più particolari introdotte dalla diffusione delle tecnologie di intelligenza artificiale conversazionale: la possibilità di utilizzare un chatbot come interlocutore in interazioni di carattere intimo o sessuale. Il fenomeno viene definito AI sexting e consiste nello scambio di messaggi a contenuto sessuale con chatbot basati sull’intelligenza artificiale. Si tratta di una modalità di interazione uomo-macchina che solleva interrogativi sul ruolo delle nuove tecnologie nell’esplorazione dell’intimità e nelle dinamiche relazionali. Lo studio è stato condotto da un gruppo di ricercatori della Sapienza Università di Roma e dell’Università della Valle d’Aosta, con l’obiettivo di raccogliere evidenze empiriche su una pratica che sta attirando crescente attenzione sociale, ma sulla quale le conoscenze scientifiche rimangono ancora limitate. Il lavoro offre in particolare alcune delle prime informazioni raccolte in Italia sulla diffusione del sexting con IA e sulle caratteristiche psicologiche associate a questo comportamento, contribuendo a delineare un ambito di ricerca ancora in fase iniziale.
La ricerca su 378 giovani italiani: soltanto 33 hanno praticato sexting con l’IA
Per analizzare il fenomeno, i ricercatori hanno coinvolto un campione di 378 giovani adulti italiani, tra i 18 e i 35 anni, ai quali è stato chiesto di compilare un questionario online anonimo sulle pratiche di sexting con sistemi di intelligenza artificiale. Dalle risposte è emerso che 33 persone hanno dichiarato di aver scambiato messaggi sessuali con chatbot IA, una quota corrispondente a circa l’8,7% dei partecipanti. Il dato costituisce una delle prime misurazioni empiriche italiane del comportamento all’interno del campione esaminato. La ricerca permette così di documentare l’esistenza di questa particolare forma di interazione con l’intelligenza artificiale e di approfondire alcuni elementi che caratterizzano le persone che vi hanno fatto ricorso.
Chi fa sexting con i chatbot: prevalgono gli uomini, ma l’orientamento sessuale è diversificato
Un altro risultato riguarda la composizione del gruppo di partecipanti che ha dichiarato di aver praticato sexting con l’intelligenza artificiale. Tra le 33 persone che hanno riferito questa esperienza, il 75,8% era costituito da uomini. La componente maschile risulta quindi nettamente prevalente nel gruppo individuato dallo studio. Per quanto riguarda invece l’orientamento sessuale, i partecipanti risultavano quasi equamente distribuiti tra persone esclusivamente eterosessuali e persone non esclusivamente eterosessuali. Queste informazioni contribuiscono a descrivere le caratteristiche del gruppo che ha dichiarato di utilizzare chatbot per scambi sessuali, aggiungendo elementi alla conoscenza di un comportamento sul quale gli studi empirici disponibili sono ancora relativamente pochi.
Sexting con IA e psicologia: il legame con la ricerca di sensazioni sessuali
Uno degli aspetti centrali della ricerca riguarda le caratteristiche psicologiche associate all’AI sexting. Gli studiosi hanno condotto analisi correlazionali esplorative per individuare eventuali relazioni tra la pratica e alcune dimensioni della sessualità. Le analisi hanno evidenziato associazioni significative con la ricerca di sensazioni sessuali, indicata nella letteratura scientifica con l’espressione inglese sexual sensation seeking. Per valutare questa dimensione psicologica, i ricercatori hanno utilizzato la versione italiana della Sexual Sensation Seeking Scale (SSS), uno strumento di misurazione specificamente dedicato a tale caratteristica. Il risultato rappresenta uno degli elementi emersi dall’indagine sulle possibili caratteristiche individuali collegate alle interazioni sessuali con chatbot. Si tratta, tuttavia, di associazioni statistiche individuate attraverso analisi esplorative, che non consentono di stabilire un rapporto di causa ed effetto tra le variabili considerate.
Intelligenza artificiale e pornografia online: cosa emerge dall’indagine
Accanto alla ricerca di sensazioni sessuali, lo studio ha individuato un’altra associazione significativa, relativa all’uso problematico della pornografia online. Per analizzare questa dimensione, il gruppo di ricerca ha impiegato la versione italiana breve del Cyber Pornography Use Inventory (CPUI-9), utilizzata per valutare le caratteristiche problematiche associate alla fruizione di pornografia su Internet. Le analisi correlazionali esplorative hanno evidenziato una relazione statisticamente significativa tra questa variabile e la pratica del sexting con intelligenza artificiale. Gli autori sottolineano però il carattere preliminare dei risultati. Le associazioni individuate contribuiscono alla comprensione del fenomeno, ma richiedono ulteriori approfondimenti scientifici. La necessità di interpretare correttamente queste evidenze è particolarmente importante per evitare di attribuire automaticamente un significato patologico alle interazioni intime e sessuali con l’IA. L’obiettivo della ricerca è infatti approfondire le caratteristiche del comportamento senza ricorrere a letture semplicistiche o patologizzanti.
Perché le persone intrattengono interazioni intime con l’IA? Le parole del ricercatore
La ricerca è stata condotta da Antonio Chirumbolo, docente di Psicometria della Sapienza, insieme ad Alessandra Ragona e Mara Morelli, anch’esse della Sapienza, ed Elena Cattelino, dell’Università della Valle d’Aosta. Il lavoro ha coinvolto i tre Dipartimenti di Psicologia dell’Ateneo romano, riunendo competenze scientifiche per affrontare un fenomeno che si colloca all’incrocio tra innovazione tecnologica, comportamento sessuale e caratteristiche individuali. La disponibilità di studi psicologici dedicati a queste interazioni risulta ancora limitata, soprattutto per quanto riguarda le motivazioni personali che possono accompagnare la scelta di utilizzare un sistema di intelligenza artificiale come interlocutore sessuale. “Gli studi empirici che indagano il fenomeno da una prospettiva psicologica sono ancora relativamente pochi, soprattutto per quanto riguarda le caratteristiche individuali e le motivazioni delle persone che intrattengono questo tipo di interazioni con l’AI”, afferma Antonio Chirumbolo. Le parole del docente evidenziano uno dei principali interrogativi scientifici legati alla diffusione dell’intelligenza artificiale nella sfera intima: comprendere non soltanto chi utilizza queste tecnologie, ma anche quali caratteristiche e motivazioni possano essere associate a questo genere di interazioni.
Chatbot per interazioni intime e sessuali: il ruolo della lingua e delle differenze culturali
La ricerca affronta anche un aspetto legato al contesto linguistico e culturale in cui si sviluppano le interazioni intime con l’intelligenza artificiale. Attualmente, infatti, la maggior parte delle piattaforme di IA conversazionale utilizzate per interazioni sessuali o intime è stata sviluppata principalmente per un pubblico anglofono. Questo elemento rende particolarmente rilevante la raccolta di dati anche in contesti differenti da quelli di lingua inglese. Le modalità di utilizzo delle tecnologie, le caratteristiche degli utenti e le motivazioni individuali costituiscono ambiti di indagine che richiedono una base di conoscenze estesa a popolazioni linguisticamente e culturalmente diversificate. Lo studio condotto dalla Sapienza e dall’Università della Valle d’Aosta intende offrire proprio un primo contributo empirico nel contesto italiano, ampliando le informazioni scientifiche disponibili su questo particolare impiego dei chatbot.
Intimità e intelligenza artificiale, un nuovo ambito per la ricerca scientifica
Il lavoro pubblicato su Archives of Sexual Behavior si inserisce nel dibattito sulle trasformazioni che l’intelligenza artificiale sta introducendo nelle modalità di interazione tra esseri umani e sistemi tecnologici. La possibilità di utilizzare un chatbot per conversazioni di carattere sessuale rappresenta una delle manifestazioni dell’ingresso delle tecnologie IA negli aspetti più personali della vita umana. Per la psicologia, questo scenario apre nuove questioni riguardanti l’esplorazione dell’intimità, le caratteristiche individuali e le forme di relazione con gli strumenti digitali. Le evidenze raccolte sui 378 giovani adulti italiani costituiscono una base descrittiva iniziale, dalla quale emerge la necessità di continuare a studiare il fenomeno attraverso ulteriori indagini. L’obiettivo scientifico è contribuire a costruire una conoscenza empirica dell’AI sexting che possa essere sviluppata e approfondita anche in contesti culturali e linguistici differenti, evitando interpretazioni affrettate di una pratica sulla quale la ricerca psicologica dispone ancora di informazioni limitate.
