Sole a richiesta dallo spazio: la startup che vuole illuminare la Terra con enormi specchi riflettenti prepara il primo satellite

Le luci misteriose e intensissime avvistate vicino al Monte Whitney, in California, facevano parte di un test della startup Reflect Orbital

La sera di sabato 10 ottobre, a Lone Pine, una località nella zona della Sierra orientale, in California, Cayden Thompson si trovava sulla veranda di un amico quando entrambi hanno notato due fasci di luce – descritti da Thompson come “incredibilmente luminosi” – che, partendo dalle montagne vicino al Monte Whitney, scendevano per migliaia di metri verso il deserto sottostante. Pensando che potesse trattarsi dei fari di un’auto finita fuori strada lungo un percorso tortuoso – e temendo che qualcuno potesse aver bisogno di aiuto – Thompson e il suo amico si sono diretti verso i pendii a ovest della città, in direzione della fonte luminosa. “Volevamo capire di cosa si trattasse“, ha raccontato.

Risalendo i tornanti di Horseshoe Meadows Road, i due si sono avvicinati alle luci, fermandosi a circa 300 metri di distanza. “Erano accecanti”, ha riferito Thompson. “È stato subito chiaro che non si trattava di fari automobilistici o qualcosa del genere”.

Due potenti riflettori, collegati a un generatore, erano stati posizionati in uno spiazzo sterrato a bordo strada e orientati verso il basso, illuminando un’ampia porzione del deserto a sud della città, migliaia di metri più in basso. Un tecnico, addetto alla gestione dei riflettori, ha avvertito Thompson e il suo amico di non avvicinarsi troppo. “Emettevano una tale quantità di energia che non ci si poteva stare davanti, altrimenti ci si sarebbe ustionati”, ha spiegato Thompson. “È stato davvero incredibile”.

I test e l’idea di Reflect Orbital

I due abitanti del posto hanno poi scoperto che le luci appartenevano a un’azienda tecnologica di Los Angeles, impegnata quella sera in una sorta di esperimento nei pressi della loro cittadina. L’azienda Reflect Orbital – fondata nel 2024 – promuove un’idea ambiziosa: utilizzare enormi specchi, montati su una vasta rete di satelliti in orbita, per favorire svariate attività umane proiettando “luce solare a richiesta”. Secondo quanto riportato sul sito web di Reflect Orbital, questa tecnologia permetterebbe di illuminare le strade cittadine durante la notte “senza emissioni di carbonio”, consentirebbe agli agricoltori di “prolungare le stagioni” e “aumentare i raccolti“, e permetterebbe di completare i progetti edilizi “nella metà del tempo“. L’applicazione testata sabato sera vicino a Lone Pine mirava a verificare se illuminare dall’alto una vasta area desertica potesse essere d’aiuto nelle operazioni di ricerca e soccorso notturne.

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Credit: Reflect Orbital

I riflettori utilizzati servivano a simulare gli specchi spaziali capaci di riflettere la luce solare, che l’azienda intende mettere in orbita. Reflect Orbital ha ottenuto il permesso dalla Federal Communications Commission per il lancio del suo primo satellite, previsto per il prossimo anno, come indicato da un portavoce dell’azienda in un’email al San Francisco Chronicle. L’impresa ha dichiarato di voler collocare 50.000 satelliti riflettenti in orbita nel corso del prossimo decennio.

“Prevediamo che i nostri primi clienti saranno le squadre di ricerca e soccorso; per questo abbiamo condotto un test pratico in uno scenario operativo reale, in coordinamento con coloro che utilizzeranno il nostro servizio”, ha scritto il portavoce. “Siamo entusiasti di mostrare come la nostra tecnologia possa contribuire a salvare vite in situazioni critiche“.

Secondo Phillip Cash, responsabile delle operazioni del gruppo China Lake Mountain Rescue, l’azienda ha contattato l’organizzazione la scorsa settimana. Si tratta di un gruppo di volontari senza scopo di lucro, con base a Ridgecrest, nella contea di Kern, che interviene in situazioni di emergenza in tutta l’area della Sierra, dei Monti San Gabriel e della Central Valley. Cash, insieme ad altri tre membri del suo team e ad alcuni componenti di un’altra squadra di soccorso in montagna, ha incontrato i tecnici dell’azienda quella sera per una prova sul campo.

Le squadre hanno eseguito tipiche esercitazioni di ricerca e soccorso – come la perlustrazione a griglia del terreno, il trasporto di una barella e l’allestimento di attrezzature – prima nell’oscurità, utilizzando solo lampade frontali, e successivamente sotto la luce dei riflettori dell’azienda. Cash ha riferito che la luminosità era leggermente superiore a quella di una Luna piena; secondo l’azienda, si trattava di una simulazione realistica di ciò che i suoi satelliti potrebbero offrire in futuro.

Le prime reazioni

Gli operatori a terra hanno confermato che il sistema ha apportato un beneficio tangibile, ha aggiunto Cash. “L’effetto è stato davvero sorprendente“, ha raccontato. “Passi dal buio totale a una situazione in cui, improvvisamente, riesci a vedere per 3 miglia in ogni direzione“. Al termine dell’esercitazione, il gruppo di Cash ha inviato un’analisi a Reflect Orbital. “L’opinione comune è che, dal punto di vista psicologico, sia un vantaggio poter guardarsi intorno e muoversi agevolmente sul terreno. In generale, rende le operazioni più semplici”, ha affermato Cash. “Non credo che questo cambierà per sempre le attività di ricerca e soccorso; siamo già piuttosto abituati a lavorare di notte”. Tuttavia, nel caos che segue un terremoto o un altro disastro, quando i soccorritori si affannano a estrarre dalle macerie il maggior numero possibile di vittime nel minor tempo possibile, “questo potrebbe rappresentare una svolta decisiva”, ha aggiunto Cash.

Verso una futura costellazione di satelliti

Il primo satellite dell’azienda, Eärendil-1, ha ottenuto l’approvazione della FCC statunitense e potrebbe essere lanciato nel secondo trimestre del 2027. Operando a circa 625km di quota, ogni satellite sarebbe in grado di illuminare una determinata area solo per pochi minuti durante ogni passaggio orbitale. Per questo la società immagina una futura costellazione composta da decine di migliaia di satelliti. L’obiettivo dichiarato è supportare attività come ricerca e soccorso, interventi di emergenza e operazioni in aree remote. Ma il progetto sta già suscitando un acceso dibattito: astronomi e ambientalisti temono possibili effetti sull’osservazione del cielo notturno, sulla fauna e sull’inquinamento luminoso.