La Space Economy italiana si trova davanti a una fase decisiva per il proprio sviluppo industriale, tecnologico ed economico. Con un fatturato di 4,5 miliardi di euro, oltre 15.000 occupati e più di 400 imprese, l’Italia dispone di una filiera spaziale consolidata, capace di competere nei principali programmi internazionali e di contribuire allo sviluppo di tecnologie strategiche per le comunicazioni, l’osservazione della Terra, la difesa e la sicurezza. La sfida, tuttavia, non riguarda più soltanto la capacità di innovare, ma soprattutto quella di crescere, attrarre investimenti e raggiungere dimensioni industriali adeguate alla competizione globale. È questo il quadro emerso dal convegno “Space Economy e dual-use: la filiera italiana alla prova della scala”, organizzato da Arthur D. Little e The Adam Smith Society a Palazzo Grazioli, presso la Sala Conferenze della Stampa Estera, dove rappresentanti delle istituzioni, delle principali imprese del settore, dell’Agenzia Spaziale Europea e del mondo finanziario si sono confrontati sulle prospettive dell’industria spaziale. Al centro del dibattito è emersa una trasformazione ormai consolidata: il dual-use, ossia l’impiego delle tecnologie spaziali tanto in ambito civile quanto nei settori della difesa e della sicurezza, non rappresenta più una possibilità futura, ma una componente già operativa dei modelli industriali e delle strategie di investimento. Una convergenza che sta contribuendo ad accelerare la crescita del comparto e a rafforzare il valore strategico delle infrastrutture spaziali.
Space Economy, un mercato globale in espansione tra satelliti e nuove tecnologie
La Space Economy mondiale sta attraversando una fase di forte crescita, sostenuta dall’aumento delle applicazioni satellitari, dalla diffusione dei servizi basati sui dati spaziali e dalla progressiva integrazione delle infrastrutture orbitali nei sistemi economici e di sicurezza. I numeri del 2025 mostrano la portata di questa evoluzione. Il valore globale del segmento upstream, che comprende le attività industriali legate allo sviluppo delle tecnologie e delle infrastrutture spaziali, ha raggiunto 75 miliardi di euro, registrando un incremento del 20% rispetto al 2024. Ancora più rilevante, in termini economici, il peso del segmento downstream, relativo ai servizi e alle applicazioni che utilizzano infrastrutture e dati spaziali, arrivato a 489 miliardi di euro, con una crescita annua del 7%. A confermare l’accelerazione del settore è anche l’espansione delle infrastrutture in orbita: nell’arco di un solo anno, il numero dei satelliti è aumentato del 43%. Questa dinamica testimonia il ruolo sempre più centrale dello spazio nell’economia contemporanea. Le infrastrutture satellitari sono diventate elementi essenziali per le telecomunicazioni, il monitoraggio del territorio, l’osservazione ambientale e numerose attività connesse alla sicurezza. Lo spazio, dunque, non costituisce più soltanto un ambito di ricerca scientifica e sviluppo tecnologico avanzato, ma un’infrastruttura critica dalla quale dipendono servizi e capacità operative di crescente importanza.
Il dual-use cambia l’industria spaziale: applicazioni civili, difesa e sicurezza sempre più integrate
Uno degli aspetti maggiormente approfonditi durante il confronto romano riguarda proprio il consolidamento del dual-use nel settore spaziale. La possibilità di impiegare una stessa tecnologia in ambiti civili e militari sta assumendo un ruolo strutturale nei programmi industriali, ampliando le opportunità di utilizzo delle infrastrutture e favorendo una maggiore integrazione tra imprese, istituzioni e operatori della sicurezza. I sistemi satellitari impiegati per l’osservazione della Terra, per esempio, appartengono a un settore tecnologico che può rispondere a esigenze differenti, dalla gestione delle informazioni territoriali alle attività connesse alla sicurezza. La crescente importanza delle applicazioni dual-use contribuisce inoltre a ridefinire le prospettive economiche degli investimenti spaziali, poiché amplia gli ambiti di utilizzo delle tecnologie e rafforza la domanda di soluzioni avanzate. Dal convegno è emersa una valutazione condivisa: il dual-use è ormai pienamente riconosciuto e concretamente integrato nelle strategie degli operatori. La questione principale non riguarda quindi la sua legittimazione industriale, ma la capacità di utilizzare questa convergenza per sostenere la competitività e la crescita delle imprese. In questo scenario, Italia ed Europa sono chiamate a consolidare le proprie capacità produttive, valorizzando competenze tecnologiche che assumono un’importanza crescente anche sul piano strategico internazionale.
L’Italia dello spazio vale 4,5 miliardi: oltre 400 imprese e una filiera strategica
La posizione italiana nella nuova economia spaziale poggia su una base industriale articolata, caratterizzata dalla presenza di grandi gruppi e numerose piccole e medie imprese specializzate. La filiera nazionale genera 4,5 miliardi di euro di fatturato, impiega oltre 15.000 persone e comprende più di 400 aziende, che contribuiscono allo sviluppo di prodotti, servizi e tecnologie destinati ai programmi spaziali. Un patrimonio industriale che colloca l’Italia tra i Paesi europei dotati di competenze consolidate nel settore e che trova un ulteriore elemento di forza negli investimenti pubblici dedicati all’osservazione della Terra, ambito nel quale il Paese esprime una leadership europea. La presenza italiana nei principali programmi strategici conferma l’estensione delle competenze nazionali, dalle costellazioni satellitari ai sistemi di lancio, fino alle infrastrutture di comunicazione. Tra i programmi di riferimento figurano IRIDE e COSMO-SkyMed, insieme a IRIS², al lanciatore Vega-C, che vede Avio nel ruolo di prime contractor, e alla nuova costellazione SpaceGuardian di Leonardo. Si tratta di iniziative che testimoniano il coinvolgimento dell’industria nazionale in differenti segmenti della Space Economy, attraverso capacità tecnologiche e industriali complementari. A rafforzare il quadro contribuisce anche l’evoluzione normativa. L’Italia dispone infatti di un assetto organico definito dalla Legge 89/2025 e dal Documento strategico nazionale approvato nel maggio 2026, strumenti che costituiscono riferimenti per lo sviluppo delle attività spaziali. La presenza di una base industriale consolidata, di programmi strategici e di un quadro normativo strutturato rappresenta dunque il punto di partenza per affrontare la fase successiva: trasformare le capacità tecnologiche esistenti in una crescita dimensionale sostenibile.
Leonardo e Avio, la competitività passa da collaborazioni industriali e integrazione della filiera
Uno dei temi centrali del confronto ha riguardato il rapporto tra grandi imprese, PMI e processi di consolidamento industriale. Massimo Claudio Comparini, di Leonardo, ha evidenziato l’importanza dei percorsi di collaborazione e aggregazione già in corso all’interno del settore spaziale italiano. In particolare, Comparini ha richiamato il valore di un modello industriale capace di integrare le risorse delle grandi aziende con le competenze distintive delle piccole e medie imprese, creando una filiera nella quale specializzazioni differenti contribuiscono alla realizzazione di obiettivi comuni. Questi processi di collaborazione e consolidamento sono stati indicati come strumenti per rafforzare la posizione dell’Italia e accrescerne la competitività sia a livello europeo sia sui mercati internazionali. Il tema dell’organizzazione industriale è stato affrontato anche da Giulio Ranzo, di Avio, che ha sottolineato le opportunità offerte da possibili forme di integrazione verticale. Secondo l’impostazione illustrata, una maggiore integrazione tra le diverse fasi della produzione non consentirebbe soltanto di distribuire il valore economico lungo la filiera, ma potrebbe soprattutto favorire l’innovazione e ridurre il time-to-market, ossia il tempo necessario per portare nuove tecnologie e soluzioni industriali sul mercato. La velocità di sviluppo e commercializzazione costituisce infatti una variabile importante in un comparto caratterizzato da una rapida evoluzione tecnologica e da una concorrenza internazionale sempre più intensa. Il confronto ha quindi evidenziato come la competitività non dipenda esclusivamente dalla qualità delle singole tecnologie, ma anche dalla capacità delle imprese di coordinarsi, integrare competenze e organizzare processi produttivi efficaci.
Investimenti spaziali, il divario tra Europa e Stati Uniti: 1,4 miliardi contro 8 miliardi
Il principale elemento di criticità individuato durante il convegno riguarda la capacità di attrarre capitali privati e di sostenere la crescita dimensionale delle imprese europee. I dati sugli investimenti mostrano infatti una significativa distanza tra l’andamento del mercato globale e quello europeo. A livello mondiale, gli investimenti privati nel settore spaziale sono cresciuti del 60%, segnalando un aumento dell’interesse finanziario verso le opportunità industriali e commerciali della Space Economy. In Europa, al contrario, il volume degli investimenti privati è sceso a 1,4 miliardi di euro, con una contrazione dell’8%. La situazione statunitense presenta una dinamica molto differente: negli Stati Uniti gli investimenti hanno raggiunto gli 8 miliardi di euro, registrando un incremento del 177%. Il confronto mette in evidenza un divario rilevante nella disponibilità di risorse finanziarie destinate al settore spaziale. Gli investimenti statunitensi risultano infatti superiori di oltre cinque volte rispetto a quelli europei. Questa differenza rappresenta una delle principali sfide per il sistema industriale del continente. La presenza di competenze tecnologiche avanzate e di imprese specializzate, da sola, non garantisce infatti la possibilità di sostenere programmi di crescita sufficientemente ambiziosi. Il problema della scala industriale riguarda proprio la capacità di accompagnare l’innovazione con risorse finanziarie adeguate, consentendo alle aziende di espandersi, consolidare le proprie attività e competere in mercati internazionali caratterizzati da grandi investimenti. È su questo terreno che si concentra una parte decisiva delle prospettive future della Space Economy italiana ed europea.
ESA, Baldesi: “programmi spaziali fondamentali per ridurre i rischi degli investimenti”
Il ruolo delle istituzioni e degli strumenti finanziari è stato approfondito da Gianluigi Baldesi, dell’Agenzia Spaziale Europea (ESA). Baldesi ha individuato nei programmi promossi dall’Agenzia una leva capace di contribuire al de-risking degli investimenti, cioè alla riduzione dei rischi associati al finanziamento di iniziative industriali e tecnologiche. In un comparto nel quale lo sviluppo delle infrastrutture e delle tecnologie richiede risorse significative, la presenza di programmi istituzionali può dunque contribuire a creare condizioni più favorevoli per l’intervento dei capitali. Nel corso del confronto è stata inoltre richiamata la necessità di considerare una pluralità di strumenti finanziari. Accanto al capitale di rischio, tradizionalmente importante per sostenere le imprese innovative e i progetti caratterizzati da elevate prospettive di crescita, Baldesi ha sottolineato anche il ruolo del debito. Il finanziamento dello sviluppo industriale non può quindi essere ricondotto esclusivamente agli investimenti in partecipazioni societarie, ma richiede di valutare strumenti differenti in relazione alle caratteristiche delle imprese e dei progetti. Questa impostazione assume particolare rilevanza per il settore spaziale, dove la capacità di sostenere programmi industriali complessi rappresenta una condizione necessaria per trasformare l’innovazione tecnologica in attività economicamente durature.
D-Orbit e il ruolo della domanda: per attrarre capitali servono mercati di sbocco
Il confronto sul finanziamento della crescita ha fatto emergere un ulteriore elemento: la necessità di affiancare agli investimenti una domanda finale capace di sostenere lo sviluppo delle imprese. Su questo punto si sono soffermati sia Gianluigi Baldesi sia Giovanni Sylos Labini, di D-Orbit, richiamando l’importanza del mercato di sbocco. La disponibilità di programmi istituzionali e di risorse finanziarie costituisce una condizione importante, ma non sufficiente. Per attrarre capitali e costruire percorsi di crescita solidi è necessario che le tecnologie e i servizi spaziali possano trovare una domanda effettiva e continuativa. La questione riguarda il passaggio da una logica prevalentemente basata sul finanziamento dei programmi a un modello nel quale lo sviluppo industriale sia sostenuto anche dalla presenza di mercati capaci di assorbire prodotti e servizi. La centralità della domanda finale è stata indicata come uno dei fattori determinanti per rendere più attrattive le imprese spaziali agli occhi degli investitori. Una prospettiva che collega direttamente le politiche industriali, le strategie aziendali e la capacità del settore di trasformare le proprie competenze tecnologiche in opportunità economiche.
Private equity e Space Economy: in Italia il mercato è ancora in una fase iniziale
Un altro aspetto approfondito riguarda il ruolo degli investitori specializzati nel finanziamento delle imprese spaziali. Mario Gardini, di Orienta Capital Partners, ha evidenziato come il private equity dedicato al settore spaziale in Italia si trovi ancora in una fase embrionale. La crescita del comparto richiede infatti investitori capaci di comprendere le caratteristiche delle imprese, le loro dimensioni e le differenti necessità finanziarie che emergono nel corso dello sviluppo. Non tutte le aziende spaziali si trovano nella stessa fase industriale e non tutte necessitano delle medesime forme di investimento. Diventa quindi importante individuare soggetti finanziari adeguati sia alla dimensione delle realtà imprenditoriali sia alla progressione dei successivi round di finanziamento. Il tema riguarda la possibilità di accompagnare le imprese lungo un percorso di crescita che non si esaurisca nelle fasi iniziali, ma consenta di sostenere anche i passaggi successivi di espansione e consolidamento. La disponibilità di capitali coerenti con queste esigenze rappresenta così un elemento fondamentale per rafforzare la competitività del sistema spaziale nazionale. Il confronto ha messo in evidenza come il problema non sia soltanto aumentare la quantità degli investimenti, ma anche sviluppare un ecosistema finanziario in grado di rispondere alle caratteristiche specifiche dell’industria.
Istituzioni, industria e finanza a confronto a Roma sul futuro della filiera spaziale
Il convegno organizzato da Arthur D. Little e The Adam Smith Society ha riunito rappresentanti del mondo industriale, istituzionale e finanziario, articolando il confronto attorno alle due grandi sfide della crescita dimensionale e del suo finanziamento. I lavori si sono aperti con i saluti di Saverio Caldani, Managing Director Italy & Spain di Arthur D. Little, e di Alessandro De Nicola, Presidente di The Adam Smith Society. È seguita la keynote di Giancarlo Agresti, Managing Partner di Arthur D. Little Italy. Il punto di vista del legislatore è stato rappresentato dagli interventi degli onorevoli Alberto Gusmeroli, Presidente della Commissione Attività Produttive della Camera, e Andrea Casu, componente della IX Commissione Trasporti, Poste e Telecomunicazioni. A moderare il confronto è stato Federico Monga, giornalista de La Stampa. La prima sessione, intitolata “Costruire la scala: istituzioni e industria per una filiera competitiva”, ha approfondito il rapporto tra capacità industriali, organizzazione della filiera e ruolo delle istituzioni. Sono intervenuti Gianluigi Baldesi dell’ESA, Massimo Claudio Comparini di Leonardo, Andrea Gilli del NATO Defense College e della University of St Andrews, e Giorgio Martellino di Avio. Il dibattito si è quindi concentrato sulle condizioni necessarie per rafforzare il posizionamento competitivo dell’industria spaziale italiana ed europea, valorizzando le competenze esistenti e favorendo processi di crescita e integrazione. La seconda sessione, “Finanziare la scala: investitori e strumenti per accelerare la crescita”, ha affrontato invece il rapporto tra disponibilità di capitale, strumenti finanziari e sviluppo dei mercati. Accanto a Gianluigi Baldesi hanno partecipato Massimo Montes del Fondo Italiano d’Investimento, Mario Gardini di Orienta Capital Partners, Giovanni Sylos Labini di D-Orbit e Marco Dell’Antonia di BonelliErede. Il confronto tra operatori industriali e rappresentanti del mondo finanziario ha permesso di approfondire le condizioni necessarie per sostenere l’espansione delle aziende e favorire un maggiore coinvolgimento degli investitori privati.
Il futuro della Space Economy italiana si gioca sulla capacità di crescere
Dal confronto romano emerge una prospettiva precisa per il futuro dell’industria spaziale italiana: le basi tecnologiche, produttive e istituzionali sono già presenti, ma la possibilità di competere su scala internazionale dipenderà dalla capacità di trasformarle in un sistema industriale più forte e finanziariamente strutturato. La diffusione delle tecnologie dual-use, il crescente utilizzo dei satelliti, l’espansione dei servizi spaziali e la presenza nei grandi programmi europei costituiscono elementi che ampliano le opportunità per le imprese nazionali. A fronte di queste potenzialità, i dati sugli investimenti mostrano tuttavia come l’Europa debba confrontarsi con una disponibilità di capitale privato sensibilmente inferiore rispetto agli Stati Uniti. Per l’Italia, la sfida si sviluppa quindi su più fronti strettamente collegati: consolidare la collaborazione tra grandi imprese e PMI, favorire processi di integrazione industriale, accelerare lo sviluppo delle tecnologie, ampliare l’accesso ai finanziamenti e rafforzare la presenza di mercati di sbocco. Il ruolo dell’Agenzia Spaziale Europea, degli investitori istituzionali e privati e dei programmi industriali strategici assume particolare importanza in questa fase, nella quale l’obiettivo non è soltanto sostenere nuovi progetti, ma creare le condizioni per una crescita continuativa. Con 4,5 miliardi di euro di fatturato, una rete di oltre 400 imprese e competenze distribuite nei principali segmenti della filiera, l’Italia dispone di una struttura industriale significativa. La sua evoluzione dipenderà dalla capacità di superare i limiti dimensionali e finanziari che ancora caratterizzano il settore europeo. È proprio il passaggio dalla capacità di innovare alla capacità di crescere su scala internazionale a rappresentare il nodo centrale della nuova Space Economy: una trasformazione nella quale tecnologia, industria, sicurezza e capitale sono destinati a essere sempre più interconnessi.
