Uno spettacolo di straordinaria bellezza ha colorato il cielo del Bellunese, dove un suggestivo tramonto è stato accompagnato dalla comparsa di un particolare fenomeno ottico atmosferico: due luminosità dai colori dell’arcobaleno, perfettamente distinguibili ai lati del Sole. Si tratta di un doppio parelio, conosciuto anche con il nome popolare di cani solari, immortalato nelle splendide fotografie di Alessandro Casula. Le immagini mostrano un cielo attraversato da estese formazioni nuvolose alte e filamentose, illuminate dalle intense tonalità dorate e arancioni del tramonto. In questo scenario, dominato dal contrasto tra la luce calda dell’orizzonte e l’azzurro intenso della volta celeste, emergono due particolari concentrazioni luminose, una a destra e una a sinistra del disco solare. La configurazione è particolarmente evidente nella fotografia in cui il Sole appare vicino all’orizzonte, accompagnato da due fasci luminosi verticalmente allungati, caratterizzati da sfumature rossastre, gialle e iridescenti. Entrambi si trovano approssimativamente alla stessa altezza del Sole, una disposizione tipica del fenomeno del parelio. A rendere ancora più affascinante la scena è il paesaggio circostante, con montagne che si stagliano contro il cielo, boschi, prati e centri abitati investiti dalla luce radente della sera. Le fotografie documentano così un’interessante combinazione tra le condizioni atmosferiche favorevoli alla formazione dei pareli e le particolari colorazioni del tramonto.
Cos’è il parelio e perché compaiono due luminosità ai lati del Sole
Il parelio è un fenomeno ottico atmosferico appartenente alla famiglia degli aloni solari, manifestazioni luminose prodotte dall’interazione della luce del Sole con i cristalli di ghiaccio presenti nell’atmosfera. Il termine deriva dal greco e richiama il significato di accanto al Sole, descrivendo proprio la caratteristica principale del fenomeno: la comparsa di una o due macchie luminose che sembrano affiancare il disco solare. Quando entrambi i pareli sono visibili contemporaneamente, come nelle fotografie di Alessandro Casula, si osserva una configurazione particolarmente suggestiva, nella quale il Sole sembra essere accompagnato da due ulteriori sorgenti luminose. Il fenomeno si verifica quando la radiazione solare attraversa piccoli cristalli di ghiaccio esagonali, generalmente presenti nelle nubi alte, soprattutto nei cirri e nei cirrostrati. Questi cristalli agiscono come minuscoli prismi naturali, deviando la luce e separandone parzialmente le diverse componenti cromatiche. La luce solare, apparentemente bianca, è infatti costituita da radiazioni con differenti lunghezze d’onda. Quando attraversa un materiale trasparente come il ghiaccio, le diverse componenti vengono rifratte con angoli leggermente differenti. Questo processo prende il nome di dispersione cromatica ed è responsabile delle sfumature colorate che caratterizzano i pareli. La presenza simultanea delle due luminosità dipende dalla distribuzione dei cristalli di ghiaccio nell’atmosfera e dal loro orientamento rispetto ai raggi solari.
Perché il parelio si forma a circa 22 gradi dal Sole: la spiegazione scientifica
Una delle proprietà più caratteristiche del parelio riguarda la sua posizione rispetto al Sole. Le macchie luminose compaiono generalmente a una distanza angolare di circa 22 gradi dal disco solare, quando quest’ultimo si trova relativamente basso sull’orizzonte. Questo particolare angolo è direttamente collegato alla geometria dei cristalli di ghiaccio che producono il fenomeno. I cristalli responsabili dei pareli hanno spesso una forma esagonale appiattita. Durante la loro permanenza nell’atmosfera possono assumere un orientamento preferenziale, disponendosi con le facce principali approssimativamente orizzontali. Quando i raggi solari attraversano due facce laterali di questi cristalli, la luce subisce una deviazione determinata dall’angolo tra le superfici e dall’indice di rifrazione del ghiaccio. In determinate condizioni, questa deviazione concentra la radiazione luminosa in due regioni del cielo poste ai lati del Sole, dando origine ai caratteristici cani solari. La distanza angolare non è sempre esattamente identica: quando il Sole si trova più in alto sull’orizzonte, i pareli possono apparire a distanze maggiori rispetto ai 22 gradi tipici delle osservazioni con il Sole basso. Anche l’intensità delle due macchie luminose può variare sensibilmente. In alcuni casi si osserva un solo parelio, mentre l’altro risulta molto debole o completamente invisibile. In altre circostanze, entrambi sono chiaramente distinguibili, come nello spettacolo immortalato nel Bellunese.
I colori del parelio: perché sembrano piccoli arcobaleni nel cielo
Le fotografie evidenziano un’altra caratteristica particolarmente interessante: i colori dei pareli, che ricordano quelli dell’arcobaleno. La somiglianza visiva deriva dal fatto che entrambi i fenomeni coinvolgono la rifrazione e la dispersione della luce solare. Tuttavia, i meccanismi fisici e gli elementi atmosferici responsabili della loro formazione sono differenti. Nel caso del parelio, la luce attraversa cristalli di ghiaccio, mentre l’arcobaleno tradizionale si forma quando i raggi solari interagiscono con le goccioline d’acqua sospese nell’atmosfera. Nei cani solari, la parte della macchia luminosa rivolta verso il Sole presenta generalmente tonalità rossastre, mentre verso l’esterno possono comparire sfumature gialle, verdastre e azzurrine. La separazione dei colori non è sempre netta. Spesso le diverse componenti cromatiche si sovrappongono, dando origine a una luminosità prevalentemente biancastra, con alcune fasce colorate più evidenti. Nel caso documentato da Alessandro Casula, le due formazioni luminose mostrano una colorazione particolarmente suggestiva, accentuata dal contrasto con le tonalità calde del tramonto. L’effetto complessivo è quello di due piccoli arcobaleni verticali che sembrano incorniciare il Sole, pur essendo generati da un fenomeno ottico completamente diverso dall’arcobaleno meteorologico.
Le nubi alte e i cristalli di ghiaccio: le condizioni atmosferiche favorevoli al fenomeno
Un elemento fondamentale per comprendere la formazione dei pareli è rappresentato dalle caratteristiche delle nubi presenti nel cielo. Nelle fotografie si osservano numerose strutture nuvolose sottili e filamentose, compatibili con la presenza di nubi alte, in particolare cirri. Queste formazioni si sviluppano generalmente nella parte superiore della troposfera, dove le temperature possono raggiungere valori molto inferiori allo zero. A tali quote, le nubi sono spesso costituite prevalentemente da cristalli di ghiaccio, anziché dalle goccioline d’acqua che caratterizzano molte formazioni nuvolose degli strati atmosferici inferiori. La forma e l’orientamento di questi cristalli sono determinanti per la produzione degli aloni solari. Non basta, infatti, che nell’atmosfera siano presenti particelle di ghiaccio: è necessario che un numero sufficiente di cristalli possieda caratteristiche geometriche adeguate e sia orientato in modo da deviare la radiazione solare verso l’osservatore. I cristalli esagonali piatti possono assumere un orientamento preferenziale durante la loro lenta caduta nell’aria, favorendo la formazione delle concentrazioni luminose tipiche dei pareli. Le immagini del Bellunese mostrano un contesto atmosferico particolarmente interessante, nel quale le nubi filamentose contribuiscono anche all’aspetto scenografico del tramonto. La presenza di queste nubi, tuttavia, non implica automaticamente l’arrivo di precipitazioni o di un peggioramento meteorologico. I cirri possono comparire in differenti situazioni atmosferiche e l’osservazione di un parelio, da sola, non permette di formulare una previsione attendibile sull’evoluzione del tempo.
Il Sole basso sull’orizzonte rende il doppio parelio ancora più spettacolare
La posizione del Sole durante il tramonto contribuisce in maniera significativa all’aspetto assunto dal fenomeno nelle fotografie. Quando il Sole si avvicina all’orizzonte, i suoi raggi attraversano uno spessore maggiore di atmosfera prima di raggiungere l’osservatore. Questo percorso favorisce la diffusione delle componenti luminose a lunghezza d’onda più corta, mentre la luce diretta tende ad assumere una colorazione più calda. È il motivo per cui, durante il tramonto, il cielo può tingersi di intense tonalità gialle, arancioni e rosse, soprattutto in presenza di nubi capaci di riflettere e diffondere la radiazione solare. Nel caso del doppio parelio, questa particolare illuminazione si combina con la dispersione cromatica prodotta dai cristalli di ghiaccio, accentuando la spettacolarità delle due luminosità laterali. La presenza del Sole basso presenta anche un’altra conseguenza: i pareli tendono a risultare relativamente vicini alla posizione dell’alone solare di 22 gradi, con una disposizione che può apparire quasi perfettamente simmetrica. Le immagini mostrano proprio questa configurazione, con le due macchie luminose che emergono dalla fascia di cielo illuminata dal tramonto. Le montagne sullo sfondo e la vegetazione in primo piano aggiungono profondità alla scena, creando un contrasto tra il paesaggio terrestre e le strutture luminose dell’atmosfera.
“Cani solari…. In ferie”: il curioso nome del fenomeno immortalato da Alessandro Casula
Ad accompagnare la sequenza fotografica è una descrizione particolarmente originale scelta da Alessandro Casula: “Cani solari…. In ferie”. Il riferimento riguarda il nome popolare dei pareli, conosciuti anche attraverso l’espressione inglese sun dogs, letteralmente cani del Sole. La denominazione richiama l’immagine di due presenze luminose che accompagnano il Sole, quasi seguendolo nel suo movimento apparente lungo la volta celeste. Una rappresentazione suggestiva di un fenomeno che, nonostante l’aspetto quasi irreale, trova una spiegazione precisa nelle leggi dell’ottica fisica. L’espressione utilizzata dal fotografo aggiunge un tocco ironico a uno scenario nel quale i due cani solari sembrano affiancare il Sole durante il suo progressivo avvicinamento all’orizzonte. Dal punto di vista scientifico, il termine corretto rimane parelio, mentre la definizione di cane solare appartiene alla tradizione popolare legata all’osservazione dei fenomeni atmosferici. Le immagini costituiscono una documentazione particolarmente efficace della manifestazione doppia, nella quale entrambi i pareli risultano riconoscibili contemporaneamente.
Quanto è raro osservare due pareli contemporaneamente?
Nonostante l’aspetto spettacolare, i pareli non sono fenomeni eccezionalmente rari. Possono verificarsi in differenti periodi dell’anno e in numerose regioni del pianeta, purché siano presenti le condizioni atmosferiche necessarie alla loro formazione. La loro osservazione dipende soprattutto dalla presenza di cristalli di ghiaccio opportunamente orientati, dalla posizione del Sole e dalla distribuzione delle nubi. Molti pareli passano inosservati perché sono poco luminosi, si manifestano in prossimità di un Sole particolarmente abbagliante oppure risultano parzialmente nascosti da altre formazioni nuvolose. La possibilità di distinguere chiaramente entrambi i cani solari rende invece il fenomeno particolarmente interessante dal punto di vista fotografico. L’intensità dei colori e il contrasto con il cielo circostante possono inoltre variare notevolmente, producendo manifestazioni molto differenti tra loro. Le fotografie di Alessandro Casula documentano una configurazione nella quale il doppio parelio si inserisce in uno scenario di grande fascino, caratterizzato da una luminosità intensa e da una notevole varietà di strutture nuvolose. Il fenomeno rappresenta un esempio particolarmente significativo di come la semplice interazione tra radiazione solare e cristalli di ghiaccio atmosferici possa generare effetti visivi sorprendenti, rendendo riconoscibili nel cielo processi fisici che normalmente avvengono senza essere percepiti direttamente.
