Il vortice polare stratosferico è una vasta circolazione di venti occidentali che si sviluppa attorno all’Artico durante la stagione fredda e tende a intensificarsi con il progressivo raffreddamento della stratosfera. In questo caso, le simulazioni prospettano un cambiamento rapido: una forte anomalia di alta pressione sopra le regioni polari potrebbe deformare il vortice, spostarne i centri e, in alcune proiezioni, dividerlo in due nuclei distinti. Le mappe ECMWF mostrano un’anomalia termica fino a circa 22 °C sopra la media intorno ai 10 hPa, quota prossima ai 30 chilometri, mentre il disturbo apparirebbe anche più in basso nella stratosfera. Le rappresentazioni tridimensionali suggeriscono che i due lobi potrebbero risultare più separati nella parte inferiore del vortice e restare collegati più in alto, ricordando che questa circolazione non è una struttura rigida e uniforme, ma può assumere forme diverse a seconda della quota.
Il segnale più significativo riguarda i venti zonali, che circolano da ovest verso est attorno al Polo: diverse simulazioni li mostrano in forte rallentamento e prossimi allo zero nei primi giorni di novembre, mentre alcune arrivano a prospettarne l’inversione, con il ritorno di venti orientali. Per identificare un major Sudden Stratospheric Warming, o riscaldamento stratosferico improvviso maggiore, si osserva comunemente l’eventuale inversione della media dei venti zonali a 10 hPa e 60° di latitudine nord; una previsione che scende sotto lo zero, tuttavia, non equivale a un evento già avvenuto, perché l’inversione deve essere verificata attraverso le osservazioni atmosferiche.

Un possibile record previsto dai modelli
Nella serie storica considerata, la possibile inversione attorno al 4 novembre anticiperebbe di circa tre settimane il precedente riferimento del 28 novembre. Si tratta però di un record soltanto ipotizzato dalle simulazioni: per poterlo considerare stabilito, l’inversione dovrebbe verificarsi davvero e venire confermata sulla base dei dati atmosferici e degli stessi criteri adottati per ricostruire gli episodi passati.
Anche le percentuali modellistiche vanno interpretate con cautela. Nelle elaborazioni considerate, il 96% dei membri dell’ensemble ECMWF prospettava un’inversione, contro il 71% del GEFS e il 37% dell’AIFS. Questi valori indicano quante simulazioni di ciascun sistema sostenevano quello scenario in una specifica emissione; non sono probabilità di gelo in Europa, di neve in Italia o di una fase fredda destinata a durare un certo numero di giorni. La differenza tra i modelli mostra inoltre che l’intensità e l’evoluzione finale del disturbo non sono ancora definite con la stessa convinzione da tutti i sistemi previsionali.
Quali effetti potrebbero interessare l’Europa
Nelle proiezioni a medio termine compaiono anomalie di alta pressione sulle regioni polari e aree di bassa pressione sull’Atlantico e su parti del continente. Da questa configurazione emerge una possibile tendenza a temperature inferiori alla media su parte dell’Europa, soprattutto attorno alla prima decade di novembre; le mappe, però, non definiscono con sufficiente precisione quali Paesi sarebbero maggiormente coinvolti, quanto sarebbe intenso il calo termico o per quanto tempo potrebbe persistere.
Un vortice stratosferico disturbato può favorire, nelle settimane successive, una circolazione più ondulata e scambi più marcati tra le alte e le medie latitudini, ma la risposta dell’atmosfera non è identica in ogni episodio e gli effetti non si distribuiscono uniformemente. NOAA descrive come, dopo un riscaldamento stratosferico, il getto polare possa sviluppare grandi ondulazioni, favorendo condizioni più fredde in alcune aree e più miti in altre; questo non significa che l’aria artica debba raggiungere tutta l’Europa o che sia inevitabile un’ondata di gelo generalizzata.
Per l’Italia, al momento, non si possono ricavare indicazioni affidabili su irruzioni fredde, gelate o nevicate a bassa quota. Il possibile raffreddamento su una parte dell’Europa non basta a stabilire se e quanto il nostro Paese verrà coinvolto: serviranno nuove proiezioni sulla circolazione più vicina al suolo, che chiariscano la posizione delle aree di alta e bassa pressione e la provenienza delle masse d’aria.
Quanto potrebbe durare la fase fredda?
La durata non è ancora definita. La mappa che mostra un possibile raffreddamento intorno al 9 novembre rappresenta uno scenario previsto a una determinata scadenza, ma non offre una sequenza abbastanza solida per stabilire quando il freddo inizierebbe, quando terminerebbe o se si presenterebbe senza interruzioni. Anche l’intervallo di una-quattro settimane, spesso richiamato parlando degli effetti di uno stratwarming, indica il possibile ritardo con cui il disturbo può influenzare gli strati inferiori dell’atmosfera, non la durata prevista del freddo al suolo.
La precocità dell’eventuale episodio rende il quadro ancora più complesso, perché il vortice si trova nella fase autunnale di sviluppo e la maggior parte dei riscaldamenti stratosferici maggiori si verifica nel pieno dell’inverno. Le simulazioni richiamano inoltre un possibile El Niño molto intenso, capace di influenzare la circolazione atmosferica soprattutto sul Pacifico e sul Nord America e di aggiungere un ulteriore fattore da considerare nell’evoluzione delle settimane successive.
Il segnale da seguire nei prossimi aggiornamenti
Il segnale più evidente è la prospettiva di un marcato indebolimento del vortice stratosferico nei primi giorni di novembre; l’effettiva inversione dei venti, la classificazione dell’episodio come major SSW e le eventuali conseguenze sull’Europa restano passaggi da confermare. Sarà importante verificare se le nuove emissioni manterranno questa evoluzione, se gli ensemble continueranno a convergere e se le osservazioni registreranno davvero l’inversione dei venti richiesta dai criteri scientifici.
Per ora, le simulazioni suggeriscono un possibile raffreddamento su gran parte dell’Europa nella prima decade di novembre, ma non consentono di precisarne durata e intensità né di formulare una previsione attendibile per l’Italia. Tutto dipenderà dall’evoluzione del vortice e da quanto il disturbo riuscirà eventualmente a propagarsi verso la circolazione atmosferica più vicina alla superficie.
