Nuova escalation di tensione tra Taiwan e Cina nelle acque dello Stretto e del Mar Cinese Meridionale. La Guardia costiera taiwanese ha annunciato di aver allontanato 16 imbarcazioni cinesi, tra cui unità della Guardia costiera di Pechino, navi impegnate in attività di ricerca e pescherecci, accusate di aver preso parte a operazioni coordinate di “intimidazione marittima”. Le manovre si sono concentrate attorno all’isola principale di Taiwan e nelle acque delle isole Pratas, territorio amministrato da Taipei e rivendicato dalla Cina. Secondo le autorità taiwanesi, le unità cinesi avrebbero agito contemporaneamente in diverse aree marittime, dando vita a un’operazione caratterizzata da una presenza navale particolarmente consistente.
Taiwan allontana 16 navi cinesi: operazioni simultanee attorno all’isola
La Guardia costiera di Taipei ha segnalato un numero “insolitamente elevato” di imbarcazioni cinesi impegnate in attività simultanee al largo delle coste orientali, meridionali e sudoccidentali di Taiwan. La presenza delle unità è stata rilevata anche nelle acque delle Pratas, nel Mar Cinese Meridionale, dove alcune imbarcazioni avrebbero oltrepassato i limiti delle aree soggette a restrizioni. Secondo la ricostruzione fornita dalle autorità taiwanesi, il coinvolgimento di navi appartenenti a differenti categorie, dalle unità della Guardia costiera ai mezzi di ricerca fino ai pescherecci, sarebbe riconducibile a un’attività coordinata volta a esercitare pressione sulla presenza e sulle competenze marittime di Taipei. Di fronte alle manovre, la Guardia costiera taiwanese ha riferito di essere intervenuta immediatamente, adottando “azioni decise” per neutralizzare quelle che ha definito minacce alla sicurezza delle acque controllate dall’isola. L’intervento ha portato all’allontanamento delle 16 imbarcazioni individuate. Le autorità di Taipei hanno quindi denunciato il carattere coordinato delle operazioni, attribuendo alle unità cinesi un ruolo nell’intensificazione della pressione marittima esercitata da Pechino.
Le accuse di Taipei: “guerra ibrida” e tentativo di modificare lo status quo
L’episodio assume un rilievo particolare per le accuse formulate dalla Guardia costiera taiwanese nei confronti della Cina. Taipei sostiene infatti che Pechino stia ricorrendo a tattiche di “guerra ibrida”, attraverso l’impiego di differenti tipologie di imbarcazioni in operazioni condotte nelle aree marittime contese. Secondo le autorità dell’isola, l’obiettivo sarebbe quello di “modificare unilateralmente lo status quo nello Stretto di Taiwan”, incidendo progressivamente sugli equilibri esistenti e sulla gestione delle acque circostanti. La Guardia costiera taiwanese accusa inoltre Pechino di voler creare una “falsa impressione di giurisdizione” sulle acque interessate dalle operazioni. Al centro della controversia rimane la sovranità su Taiwan e sulle isole Pratas, entrambe rivendicate dalla Cina, mentre Taipei continua a esercitare l’amministrazione dell’arcipelago nel Mar Cinese Meridionale. Le operazioni navali si inseriscono dunque in una disputa che riguarda non soltanto la presenza delle imbarcazioni, ma anche il controllo e la rivendicazione delle rispettive competenze nelle aree marittime contese.
Pressione cinese su Taiwan, a luglio record di 244 imbarcazioni
La nuova operazione si colloca in un quadro di crescente pressione marittima cinese su Taiwan, documentato dai dati ufficiali diffusi dalle autorità di Taipei. Nel mese di luglio, la Cina ha dispiegato attorno all’isola principale un numero record di 244 imbarcazioni appartenenti alla Guardia costiera, a organismi di ricerca scientifica e ad altre agenzie governative. Un incremento particolarmente marcato rispetto ai mesi precedenti, considerando che a giugno erano state registrate 55 unità e a maggio soltanto 30. La crescita della presenza cinese è proseguita anche nel mese successivo. Nei primi 21 giorni di agosto, le autorità taiwanesi hanno individuato altre 152 imbarcazioni appartenenti alle categorie monitorate. Le cifre mostrano un’intensificazione delle attività delle unità governative e civili cinesi nelle acque circostanti Taiwan. Un elemento significativo riguarda inoltre la composizione dei dati: i conteggi ufficiali non comprendono infatti le navi militari cinesi, la cui presenza viene rilevata quasi quotidianamente nelle acque attorno all’isola. Il monitoraggio delle imbarcazioni non militari rappresenta pertanto soltanto una parte del più ampio quadro delle attività navali di Pechino nella regione.
La tensione alle isole Pratas dopo l’intervento con i cannoni ad acqua del primo ottobre
Le operazioni segnalate dalla Guardia costiera taiwanese arrivano dopo un precedente episodio che aveva già provocato un duro confronto tra Taipei e Pechino. Il primo ottobre, infatti, le autorità marittime di Taiwan avevano utilizzato cannoni ad acqua contro un peschereccio da diporto cinese nelle vicinanze delle isole Pratas. L’intervento aveva suscitato una dura reazione da parte della Cina, aggiungendo un ulteriore elemento di tensione alla controversia sulla presenza delle imbarcazioni nelle acque dell’arcipelago. Le Pratas costituiscono uno dei punti della disputa marittima tra le due parti, essendo amministrate da Taiwan ma rivendicate anche da Pechino. Il precedente del primo ottobre e il successivo allontanamento delle 16 unità cinesi evidenziano la centralità di queste acque nelle tensioni tra le rispettive autorità marittime. Sullo sfondo rimane il confronto sulla sovranità dell’isola e dei territori amministrati da Taipei, mentre la Guardia costiera taiwanese denuncia il ricorso a operazioni coordinate attraverso le quali, secondo la sua ricostruzione, la Cina tenta di rafforzare le proprie rivendicazioni e di modificare gli equilibri esistenti nello Stretto di Taiwan e nel Mar Cinese Meridionale.
