Taranto si prepara a diventare per tre giorni uno dei principali punti di riferimento italiani ed europei sul futuro dell’eolico offshore. Dal 7 al 9 ottobre 2026 la città ospiterà infatti la terza edizione di “Offshore Wind Revolution – Building the Industry and Getting the Ports Ready”, appuntamento dedicato allo sviluppo dell’industria offshore e, soprattutto, al ruolo che i porti saranno chiamati a ricoprire nella costruzione di una nuova filiera energetica, industriale e logistica. A sostenere l’edizione 2026 in qualità di Technical Sponsor sarà l’Osservatorio Nazionale Tutela del Mare – ONTM, che conferma così il proprio impegno sui temi della transizione energetica, della sostenibilità delle attività marittime e portuali e dello sviluppo di una Blue Economy capace di tenere insieme tutela ambientale, innovazione tecnologica, crescita industriale e nuova occupazione. Il dato strategicamente più rilevante riguarda proprio Taranto. Il suo porto è stato individuato, insieme ad Augusta, tra gli hub nazionali prioritari per lo sviluppo della filiera degli impianti eolici offshore galleggianti, attribuendo al capoluogo ionico un ruolo che va ben oltre la dimensione locale e regionale.
Taranto e Augusta hub nazionali per l’eolico offshore galleggiante
La scelta di Taranto assume un peso particolare alla luce del Decreto interministeriale n. 167 del 4 luglio 2025, adottato nell’ambito delle misure nazionali dedicate allo sviluppo della filiera delle energie rinnovabili marine. Il provvedimento ha individuato il Porto di Taranto, insieme a quello di Augusta, tra gli hub nazionali prioritari destinati a sostenere la crescita degli impianti eolici offshore galleggianti. L’obiettivo è predisporre infrastrutture portuali capaci di ospitare tutte le principali fasi della filiera: dalla produzione dei componenti all’assemblaggio, fino al varo delle strutture destinate agli impianti offshore. Per raggiungere questo traguardo sono previsti interventi infrastrutturali finalizzati a rendere disponibili aree portuali, banchine e spazi logistici adeguati alle esigenze di un comparto industriale caratterizzato da componenti di grandi dimensioni, elevati carichi sulle banchine, necessità di fondali adeguati e ampie superfici retroportuali. Il riconoscimento assegna quindi a Taranto un ruolo strategico nell’intero sistema industriale e portuale nazionale, aprendo la prospettiva di una trasformazione che potrebbe incidere profondamente sul futuro economico della città.
Investimenti, infrastrutture e occupazione: la sfida per Taranto
Secondo ONTM, il passaggio decisivo sarà ora trasformare il riconoscimento formale di Taranto quale hub nazionale in una serie di effetti concreti sul territorio. L’obiettivo indicato dall’Osservatorio è accelerare il percorso affinché lo sviluppo dell’offshore wind possa tradursi in investimenti, infrastrutture, insediamenti produttivi, nuove competenze professionali e occupazione qualificata. La filiera dell’eolico offshore, soprattutto nella sua componente galleggiante, richiede infatti un ecosistema industriale articolato, capace di coinvolgere cantieristica, logistica, progettazione, ricerca, ingegneria, manutenzione e numerose attività specialistiche. In questo quadro il Porto di Taranto potrebbe assumere una funzione determinante non soltanto nella gestione logistica delle installazioni, ma anche nell’attrazione di nuove attività produttive collegate alle energie rinnovabili marine.
Roberto Minerdo: “l’offshore wind può rappresentare una nuova stagione industriale per Taranto”
Il presidente dell’Osservatorio Nazionale Tutela del Mare, Roberto Minerdo, individua nell’eolico offshore una delle principali opportunità industriali legate alla nuova economia marittima italiana. “ONTM crede nello sviluppo dell’eolico offshore come componente fondamentale di una strategia energetica nazionale capace di guardare al mare non soltanto come patrimonio da proteggere, ma anche come spazio nel quale sviluppare, attraverso regole chiare e tecnologie sostenibili, innovazione, energia pulita e nuova economia”. Minerdo sottolinea in particolare le caratteristiche che possono consentire a Taranto di assumere un ruolo centrale nello sviluppo del settore. “Taranto possiede caratteristiche industriali, infrastrutturali, portuali e professionali che possono consentirle di assumere un ruolo di primo piano nella filiera italiana e mediterranea dell’offshore wind. L’individuazione del Porto di Taranto quale hub nazionale prioritario deve ora trasformarsi in una grande opportunità concreta per il territorio”.
Secondo il presidente di ONTM, la crescita dell’eolico offshore potrebbe inserirsi nel più ampio processo di trasformazione economica e industriale della città. “Parliamo di una prospettiva che può contribuire in maniera significativa al rilancio delle attività green, alla diversificazione produttiva e alla creazione di nuova occupazione, accompagnando Taranto verso un modello di sviluppo nel quale porto, industria, energia e tutela dell’ambiente procedano finalmente nella stessa direzione”. Il passaggio fondamentale sarà la capacità delle istituzioni e degli attori economici di operare in maniera coordinata. “Per questo occorre fare presto e fare sistema. Governo, Autorità di Sistema Portuale, Comune, Regione, imprese, università, ricerca e territorio devono concorrere a creare le condizioni perché gli investimenti possano effettivamente insediarsi. L’eolico offshore può essere una delle grandi occasioni della nuova economia del mare italiana e Taranto deve essere nelle condizioni di coglierla pienamente”.
Il Porto di Taranto punta su transizione green e diversificazione industriale
Un ruolo centrale nello sviluppo della nuova filiera sarà inevitabilmente ricoperto dall’Autorità di Sistema Portuale del Mar Ionio – Porto di Taranto, guidata dal presidente Giovanni Gugliotti. ONTM sottolinea il percorso avviato dall’Autorità portuale, che ha inserito la transizione green, la diversificazione delle attività portuali e lo sviluppo delle infrastrutture destinate alle energie rinnovabili tra gli assi strategici del porto. Questa impostazione trova conferma anche nel Piano Operativo Triennale 2026-2028 dell’AdSP, all’interno del quale viene attribuita priorità al completamento delle infrastrutture necessarie allo sviluppo delle energie rinnovabili, alla pianificazione delle aree dedicate e alla diversificazione logistico-industriale. Il percorso appare direttamente collegato al riconoscimento di Taranto come hub nazionale dell’offshore wind e alla necessità di preparare il porto a sostenere una filiera industriale caratterizzata da esigenze infrastrutturali particolarmente complesse. La presenza dello stesso Giovanni Gugliotti nello Steering Committee di Offshore Wind Revolution 2026 conferma inoltre la volontà dell’Autorità di Sistema Portuale di partecipare direttamente al dibattito nazionale e internazionale sul futuro del settore.
ONTM e Autorità portuale insieme sui temi della Blue Economy
Il rapporto tra ONTM e l’Autorità di Sistema Portuale del Mar Ionio è rafforzato anche dall’importante Protocollo d’Intesa sottoscritto tra le due organizzazioni. L’accordo punta a sviluppare una collaborazione sui temi della sostenibilità, dell’innovazione, della competitività portuale e della valorizzazione delle nuove opportunità legate alla Blue Economy. La prospettiva è quella di accompagnare la crescita industriale del porto con un modello capace di integrare innovazione tecnologica e tutela ambientale, attribuendo alla sostenibilità un ruolo strutturale nelle politiche di sviluppo portuale. In un settore come quello dell’offshore wind, infatti, lo sviluppo delle infrastrutture deve procedere parallelamente alla pianificazione degli spazi marittimi, alla protezione degli ecosistemi e alla definizione di regole che consentano di conciliare produzione energetica e salvaguardia ambientale.
Porto e città, la nuova filiera deve coinvolgere l’intero territorio
Lo sviluppo dell’hub energetico non può però essere considerato esclusivamente come una questione portuale. ONTM sottolinea infatti il ruolo strategico che dovrà essere svolto dal Comune di Taranto nella costruzione di una visione capace di collegare porto, città, sistema produttivo e comunità locale. La transizione energetica viene considerata un’opportunità per ridefinire il rapporto tra industria, ambiente e territorio, trasformando la sostenibilità in un fattore di sviluppo economico e sociale. Taranto ha già sviluppato iniziative orientate alla transizione e alla valorizzazione dell’economia del mare. Lo sviluppo della filiera dell’offshore wind potrebbe rappresentare un ulteriore elemento di questo percorso, a condizione che le ricadute industriali, professionali e occupazionali vengano inserite in una strategia complessiva per il futuro della città. Il punto centrale resta la capacità di fare in modo che l’arrivo degli investimenti non produca soltanto nuove infrastrutture portuali, ma generi anche nuove competenze, formazione professionale, occupazione qualificata e coinvolgimento delle imprese del territorio.
Federico Ottavio Pescetto: “i porti saranno infrastrutture decisive della transizione energetica”
Il direttore generale di ONTM, Federico Ottavio Pescetto, pone l’accento sulla trasformazione strutturale che la transizione energetica sta imponendo al sistema portuale. “La transizione energetica sta modificando profondamente la funzione dei porti. Non saranno più soltanto nodi logistici e commerciali, ma piattaforme industriali, energetiche e tecnologiche indispensabili per raggiungere gli obiettivi di decarbonizzazione del Paese”. Il settore dell’eolico offshore rende particolarmente evidente questa evoluzione, perché richiede infrastrutture molto diverse da quelle tradizionalmente associate alle attività portuali.
“L’eolico offshore rende particolarmente evidente questa trasformazione: servono banchine adeguate, fondali, grandi spazi retroportuali, capacità logistiche, connessioni, competenze tecniche e una programmazione di lungo periodo. Taranto dispone di molte di queste caratteristiche e il riconoscimento come hub nazionale costituisce un punto di partenza straordinariamente importante”. Secondo Pescetto, la sfida sarà quella di costruire una vera filiera nazionale in grado di attrarre grandi operatori internazionali e contemporaneamente valorizzare il sistema imprenditoriale italiano. “Occorre ora costruire una vera filiera, capace di attrarre operatori internazionali e allo stesso tempo di coinvolgere il tessuto imprenditoriale e professionale italiano. È proprio attraverso il dialogo tra porti, istituzioni, industria e ricerca che possiamo trasformare la transizione energetica in competitività e sviluppo”.
Offshore Wind Revolution 2026, sei working group e confronto internazionale
L’edizione 2026 di “Offshore Wind Revolution – Building the Industry and Getting the Ports Ready” rappresenterà un momento di confronto tra istituzioni, imprese, operatori portuali, università, mondo della ricerca, esperti e protagonisti della filiera energetica. Il programma prevede sei working group tematici, oltre a sessioni dedicate allo sviluppo dell’ecosistema europeo dell’offshore wind, al ruolo dei territori, alle questioni regolatorie, all’innovazione nel floating offshore wind e al contributo dei porti nella creazione di valore industriale. L’obiettivo è mettere a confronto esperienze italiane e internazionali e contribuire alla costruzione di una visione condivisa sullo sviluppo della filiera. Particolare rilievo assumerà la sessione “The Port Factor: Driving OSW Industrial Growth and Value Creation”, dedicata specificamente al ruolo dei porti nella crescita industriale dell’offshore wind e nella creazione di nuove catene del valore.
Il ruolo dei porti mediterranei nella nuova economia energetica
Il confronto di Taranto guarda anche alla dimensione mediterranea. Lo sviluppo dell’eolico offshore galleggiante potrebbe infatti modificare profondamente gli equilibri logistici e industriali dei porti del Mediterraneo, trasformando alcuni scali in piattaforme dedicate alla costruzione, all’assemblaggio, al varo e alla manutenzione degli impianti. In questo scenario, la capacità di predisporre per tempo banchine, fondali, aree industriali e connessioni logistiche potrebbe diventare un fattore decisivo nella competizione per attrarre investimenti e stabilimenti produttivi. Taranto parte da una posizione significativa grazie al riconoscimento nazionale già ottenuto, ma la fase successiva sarà quella della realizzazione materiale delle infrastrutture e della costruzione della filiera industriale.
Tutela del mare e crescita industriale nella stessa strategia
Per ONTM, la partecipazione come Technical Sponsor di Offshore Wind Revolution 2026 rappresenta anche l’occasione per ribadire una linea strategica: la tutela del mare e lo sviluppo economico non devono essere considerati obiettivi contrapposti. La crescita delle energie rinnovabili marine deve essere accompagnata dall’innovazione tecnologica, dalla corretta pianificazione degli spazi marittimi e dalla salvaguardia degli ecosistemi. L’obiettivo è costruire un modello nel quale la produzione energetica offshore venga inserita all’interno di una più ampia strategia di sostenibilità, evitando che la transizione energetica venga considerata esclusivamente in termini di capacità produttiva. In questa prospettiva, Taranto può diventare un laboratorio particolarmente significativo per il Mediterraneo: una città portuale e industriale chiamata a integrare energia, industria, innovazione e tutela ambientale all’interno di un nuovo modello economico.
Taranto prova a trasformare l’offshore wind in una nuova stagione industriale
L’appuntamento dal 7 al 9 ottobre 2026 si inserisce quindi in un momento particolarmente importante per il futuro del Porto di Taranto e per l’intera filiera italiana dell’eolico offshore. Il riconoscimento del porto come hub nazionale costituisce il punto di partenza. La sfida sarà trasformarlo in infrastrutture realmente operative, investimenti industriali, insediamenti produttivi e posti di lavoro. Da Taranto può così partire un messaggio destinato all’intero Mediterraneo: la transizione energetica può diventare una leva concreta di rigenerazione industriale, ambientale e sociale dei territori portuali, a condizione che istituzioni, imprese, ricerca e territorio riescano a costruire una strategia comune e di lungo periodo.

