Temperature fuori controllo nel Pacifico: perché El Niño 2026 rischia di diventare il più potente della storia

La NOAA e la WMO prevedono una probabilità dell'83% per un'anomalia termica senza precedenti tra ottobre e dicembre, con profondi stravolgimenti meteorologici su scala globale

Il fenomeno climatico di El Niño sta continuando a rafforzarsi in modo anomalo in tutto il Pacifico equatoriale, tracciando la strada verso un evento di portata storica che potrebbe sconvolgere il clima globale alla fine del 2026. I dati diffusi dal Climate Prediction Center della NOAA indicano infatti che l’indice oceanico di riferimento ha un’incredibile probabilità dell’83% di superare la soglia di +2,5°C tra i mesi di ottobre e dicembre. Se questa previsione dovesse concretizzarsi, ci troveremmo di fronte a un picco termico capace di infrangere qualsiasi record registrato dal 1950 a oggi. Contemporaneamente, la World Meteorological Organization ha delineato uno scenario ancora più severo, proiettando un’anomalia termica che potrebbe toccare addirittura i +3,7°C nello stesso trimestre, rendendo questo episodio il più intenso da quando sono iniziate le rilevazioni atmosferiche a livello globale.

Temperature oceaniche fuori controllo

Le misurazioni effettuate durante il mese di settembre rivelano anomalie termiche impressionanti. Sulla superficie del Pacifico equatoriale a Est le temperature hanno superato i +4°C rispetto alla media. Il calore è estremamente pronunciato anche al di sotto della superficie dell’oceano, dove le anomalie superano i +10°C nelle profondità del Pacifico. L’atmosfera sta reagendo di conseguenza a questo riscaldamento, con venti anomali e una profonda alterazione dei modelli di pioggia. I temporali si stanno intensificando sul Pacifico centrale, mentre la convezione viene soppressa sull’Indonesia, confermando una profonda interazione tra il calore dell’oceano e la dinamica atmosferica che si protrarrà perlomeno fino al trimestre tra gennaio e marzo 2027.

Previsioni da record

Le proiezioni fornite dagli esperti superano di gran lunga la categoria degli eventi considerati molto forti, che in genere si attesta sui +2°C. Secondo la World Meteorological Organization, il valore di +3,7°C previsto per la fine dell’anno polverizzerebbe il precedente limite massimo di +2,6°C registrato nel famoso biennio 2015-2016. Il report, che rappresenta il consenso di 13 diversi centri climatici internazionali, evidenzia la natura eccezionale del fenomeno in corso. Anche altri bacini oceanici contribuiranno al clima di fine anno, con il Dipolo dell’Oceano Indiano destinato a produrre un’anomalia stagionale di +0,5°C e le temperature dell’Atlantico equatoriale previste ampiamente sopra la norma.

Gli impatti globali sulle precipitazioni

Le conseguenze di questa massiccia anomalia si faranno sentire attraverso drastici cambiamenti nei regimi pluviometrici mondiali. Le previsioni indicano un forte incremento delle piogge sul Pacifico equatoriale a Est della linea di cambiamento data. Precipitazioni abbondanti sono attese anche sul Corno d’Africa, sull’Asia centrale, sulle coste a Est dell’Asia, sulla penisola arabica a Nord e su gran parte del Nord America a Sud del 45° parallelo. Anche le aree a Sud/Est del Sud America riceveranno molta più pioggia del normale. Al contrario, un clima eccezionalmente secco è previsto per il subcontinente indiano, per l’America Centrale a Sud, per i Caraibi e per le regioni a Nord/Ovest del Sud America.