Terremoti nel Tirreno meridionale, CNR: “tra Eolie e Ustica il nuovo confine tra Africa ed Eurasia”

Le scosse di terremoto nel Tirreno meridionale avvengono su un limite di placca in formazione: uno studio ne ha ricostruito il confine

Il terremoto di magnitudo Mw 5.5 registrato nel Tirreno meridionale offre una chiave di lettura fondamentale per comprendere la complessa e ininterrotta evoluzione geodinamica del bacino mediterraneo. Localizzato nella fascia tettonica compresa tra l’arcipelago delle Isole Eolie e l’isola di Ustica, il terremoto non rappresenta un episodio isolato, ma si inserisce in un quadro cinematico e strutturale di grande rilievo: la genesi di un nuovo limite di placca incipiente in formazione lungo la zona di convergenza tra le placche africana ed euroasiatica. L’integrazione avanzata tra dati sismologici di dettaglio e misurazioni satellitari ad alta precisione (GPS/GNSS) evidenzia come la persistente spinta interplacca stia riconfigurando i sistemi di faglia regionali, ridistribuendo la deformazione crostale verso il Tirreno meridionale e offrendo nuovi strumenti analitici per la comprensione dei processi sismogenetici e la valutazione della pericolosità geologica dell’area.

A ricostruire questo assetto è stato un gruppo di ricercatori del Consiglio nazionale delle ricerche, oggi afferenti all’Istituto di Geoscienze (CNR-GEO), delle Università di Messina e Palermo, in uno studio pubblicato nel 2023 sulla rivista Earth and Planetary Science Letters. Uno studio, firmato da Andrea Billi, Marco Cuffaro, Barbara Orecchio, Mimmo Palano, Debora Presti e Cristina Totaro, ha integrato la distribuzione e le caratteristiche dei terremoti con le misure satellitari GPS/GNSS, capaci di rilevare spostamenti del suolo di pochi millimetri all’anno. L’analisi congiunta di questi dati ha permesso di delineare il limite incipiente e ricostruire come viene distribuita la deformazione tra le due placche.

Una fascia articolata di strutture tettoniche

Il terremoto di magnitudo Mw 5.5 avvenuto oggi alle 12:19 nel Tirreno meridionale, a nord-ovest delle Isole Eolie, si colloca nella fascia tettonica compresa tra l’arcipelago e l’isola di Ustica che – secondo lo studio del 2023 – rappresenta un tratto di un nuovo limite di placca in formazione tra Africa ed Eurasia. Le due placche continuano ad avvicinarsi, comprimendo e deformando le rocce lungo il Mediterraneo. Il sistema di convergenza più antico, che aveva contribuito alla costruzione delle catene montuose nell’interno della Sicilia, ha progressivamente rallentato la propria attività. La spinta tra Africa ed Eurasia, però, non si è arrestata e parte della deformazione si è trasferita verso nord, lungo il Tirreno meridionale, attivando un diverso sistema di faglie.

Lungo questa fascia si verificano numerosi terremoti. Le rocce accumulano lentamente deformazione sotto l’azione delle spinte tettoniche, per liberarne una parte attraverso movimenti improvvisi sulle faglie. I terremoti di oggi e di questi giorni si inseriscono in questo quadro, anche se l’identificazione della faglia responsabile richiederà analisi sismologiche specifiche, evidenziano gli esperti del CNR. Il nuovo confine non è una frattura unica e continua, ma una fascia articolata di strutture tettoniche. Dallo Stretto di Messina e dal Tirreno meridionale, il tracciato prosegue attraverso il Mediterraneo centro-occidentale, interessando il margine algerino, marocchino e di Alboran, fino allo Stretto di Gibilterra. Anche questi territori sono sede di forti terremoti legati all’interazione tra Africa ed Eurasia.

Un Mediterraneo ancora in evoluzione

Il terremoto di oggi insieme al relativo sciame richiama dunque l’attenzione su un Mediterraneo ancora in evoluzione, concludono gli esperti del CNR. Comprendere dove si concentra la deformazione aiuta a interpretare la sismicità e a migliorare le valutazioni della pericolosità sismica. Questo non consente di prevedere quando avverrà il prossimo terremoto, né implica che le strutture più antiche all’interno della Sicilia siano prive di attività.