Un forte evento sismico sottomarino di magnitudo Mw 5.5, preceduto e accompagnato da numerose scosse di magnitudo superiore a 4.0, ha scosso i fondali del Tirreno Meridionale al largo della costa settentrionale della Sicilia, in un’area marina compresa tra l’isola di Ustica e l’arcipelago delle Eolie. L’evento ha attivato immediatamente le procedure operative della Rete Sismica Nazionale e del Centro Allerta Tsunami (CAT) dell’INGV, risvegliando al contempo nell’opinione pubblica e sul web le consuete, comprensibili apprensioni legate alla presenza dei grandi apparati vulcanici sottomarini, primo fra tutti il monte Marsili.
Per comprendere nel dettaglio l’inquadramento cinematico di questa sequenza sismica, la natura delle faglie coinvolte, le ragioni dell’attivazione dell’allerta tsunami e l’assoluta indipendenza della sismicità rispetto agli edifici vulcanici tirrenici, MeteoWeb ha intervistato in esclusiva la Dott.ssa Lucia Margheriti, Dirigente di Ricerca e Direttrice dell’Osservatorio Nazionale Terremoti (ONT) dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV). Di seguito, il testo integrale dell’intervista.
Dott.ssa Margheriti, la scossa principale di magnitudo Mw 5.5 e gli eventi associati si collocano nel dominio marino del Tirreno Meridionale, al largo della Sicilia settentrionale. Dai dati della Rete Sismica Nazionale e dal meccanismo focale, quale cinematica di fagliazione ha generato la rottura?
“Il terremoto odierno è avvenuto nel dominio compressivo (N-S) del Tirreno meridionale, nell’offshore della Sicilia settentrionale: un settore geodinamico che comprende l’area marina tra Ustica e Alicudi ed è caratterizzato da sismicità crostale. Le misure geodetiche e le stazioni GPS mostrano chiaramente una convergenza tettonica con tassi fino a 1.5 mm/anno lungo questo dominio compressivo orientato Nord-Sud, che si estende al largo della costa tirrenica siciliana da Ustica fino a Stromboli. È l’espressione diretta dello sforzo di compressione guidato dalla convergenza tra la placca africana e quella euroasiatica”.
A quale fascia di profondità si attestano gli ipocentri della sequenza sismica? Si tratta di sismicità crostale superficiale oppure di eventi legati alla deformazione intermedia o profonda lungo il piano di subduzione (slab) ionico sotto il Tirreno?
“Si tratta di eventi crostali, localizzati quindi nella parte superiore e fragile della crosta, e non di terremoti profondi legati allo scorrimento dello slab ionico in subduzione al di sotto del bacino tirrenico”.
L’evento di magnitudo Mw 5.5 è stato preceduto da eventi rilevanti (come la scossa di magnitudo ML 4.3) ed è attualmente seguito da repliche frequenti. Dal punto di vista statistico e sismologico, siamo di fronte a una classica sequenza del tipo mainshock-aftershocks o a un’evoluzione differente?
“La sequenza non sembra mostrare l’andamento tipico a scossa principale e repliche decrescenti (mainshock-aftershocks). Al contrario, la dinamica appare caratterizzata da un numero significativo di foreshock (scosse premonitrici) e da numerosi eventi di magnitudo superiore a 4.0, configurandosi con un andamento più articolato rispetto alle sequenze ordinarie”.
Come accade puntualmente a ogni terremoto significativo nel Tirreno meridionale, tra la popolazione e sui social media è riemersa forte la preoccupazione per il vulcano sottomarino Marsili. Esiste una qualunque correlazione geodinamica, idrotermale o un possibile trasferimento di stress tettonico tra la faglia che ha generato il sisma e l’edificio del Marsili?
“La distanza tra la sequenza sismica e l’edificio vulcanico del Marsili, pari ad alcune decine di chilometri, unitamente alla natura prettamente compressiva dell’evento principale, mi lasciano pensare che non vi sia alcuna connessione diretta tra la sequenza sismica e l’attività vulcanica. La sequenza è da considerarsi a tutti gli effetti il frutto della compressione tettonica della placca africana verso nord, con una convergenza misurata dai dati fino a circa 1.5 millimetri all’anno lungo l’intero fronte marino da Ustica a Stromboli”.
Guardando invece alla vicinanza geografica con l’arco insulare delle Eolie, vi è alcuna evidenza di un coinvolgimento magmatico o la sorgente deve considerarsi esclusivamente tettonica?
“La natura della sequenza sembrerebbe essere puramente tettonica. È evidente che tutti i processi geodinamici del basso Tirreno sono collegati tra loro in modo profondo e complesso, ma il motore unificante di queste dinamiche resta la grande tettonica a placche regionale”.
Trattandosi di un forte terremoto sottomarino di magnitudo Mw 5.5 avvenuto a moderata distanza dalla costa, quali procedure automatiche e verifiche sono state attivate dalla piattaforma del Centro Allerta Tsunami (CAT-INGV)?
“A seguito dell’evento di magnitudo Mw 5.5, il Centro Allerta Tsunami (CAT-INGV) ha diramato tempestivamente un messaggio di informazione e allerta tsunami per le coste del Tirreno meridionale, in accordo con i protocolli operativi standard codificati per eventi sottomarini di magnitudo pari o superiore a 5.5. Contestualmente, la sala operativa ha avviato il monitoraggio continuo in tempo reale dei dati mareografici registrati dalle stazioni della Rete Mareografica Nazionale e dalle boe di misurazione del livello marino dislocate nel Mediterraneo. Una volta verificato strumentalmente che non si è registrata alcuna anomalia o variazione significativa del moto ondoso lungo le coste esposte di Sicilia e Calabria, l’allerta è stata ufficialmente revocata e cancellata”.
La tempestiva analisi fornita dalla Dott.ssa Lucia Margheriti ribadisce ancora una volta l’importanza di affidarsi al rigore dei dati scientifici e alla competenza degli enti di ricerca preposti al monitoraggio del territorio nazionale. Di fronte a eventi sismici significativi in mare aperto, la tentazione di collegare acriticamente i terremoti crostali al risveglio dei colossi sottomarini come il Marsili risponde a suggestioni prive di fondamento geologico.
La terra e i fondali marini del nostro Paese sono costantemente modellati dalle forze immense della tettonica a placche. L’efficienza della sorveglianza sismica h24 dell’INGV e la rapidità operativa del Centro Allerta Tsunami testimoniano l’eccellenza delle infrastrutture di monitoraggio italiane, strumenti essenziali per garantire la sicurezza delle popolazioni costiere e una corretta informazione scientifica.
Chi è Lucia Margheriti
Lucia Margheriti è sismologa, Dirigente di Ricerca e Direttrice dell’Osservatorio Nazionale Terremoti (ONT) dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV) a Roma. Esperta a livello internazionale nella tomografia sismica, nell’anisotropia crostale e mantellica e nella sismotettonica del Mediterraneo centrale, coordina le attività scientifiche e operative della sala di monitoraggio sismico h24 dell’INGV, della Rete Sismica Nazionale e del Centro Allerta Tsunami (CAT). È autrice di decine di pubblicazioni scientifiche su prestigiose riviste internazionali dedicate alla dinamica litosferica dell’Appennino e della subduzione tirrenica.
