Una forte scossa di terremoto ha colpito l’Afghanistan, nella regione montuosa dell’Hindu Kush, una delle aree a maggiore attività sismica dell’Asia centrale. La prima segnalazione indicava una magnitudo di 5.8, attribuita al Centro Sismologico Euro-Mediterraneo (EMSC). La scossa è stata registrata alle 17:44 UTC di domenica 25 ottobre, quando in Italia erano le 18:44. L’evento sismico è stato localizzato nell’Afghanistan nordorientale, in un territorio montuoso caratterizzato da una complessa struttura geologica. Le rilevazioni disponibili indicano una profondità di circa 104-110 chilometri, un elemento particolarmente importante per comprendere il comportamento del terremoto e la propagazione delle onde sismiche. L’Hindu Kush è infatti conosciuto dai sismologi per la frequenza di terremoti che si sviluppano non soltanto negli strati superficiali della crosta terrestre, ma anche a profondità molto elevate. Si tratta di una caratteristica che distingue questa regione da numerose altre zone sismiche del mondo.
Le faglie dell’Hindu Kush: perché la terra trema così frequentemente
Per comprendere le cause della forte attività sismica dell’Afghanistan bisogna analizzare la particolare posizione geografica e tettonica del Paese, situato in una vasta area di deformazione della crosta terrestre. Qui si manifestano gli effetti della collisione tra la placca indiana e quella eurasiatica, uno dei processi geologici più importanti attualmente in corso sul pianeta. La placca indiana continua a muoversi verso nord, esercitando una pressione sulla massa continentale eurasiatica. Questo movimento, iniziato decine di milioni di anni fa, ha contribuito alla formazione delle grandi catene montuose asiatiche, tra cui l’Himalaya, il Karakorum, il Pamir e lo stesso Hindu Kush. La collisione non si è esaurita con la formazione delle montagne. Ancora oggi le rocce vengono sottoposte a enormi sollecitazioni, che provocano deformazioni, fratture e movimenti lungo numerosi sistemi di faglie. Quando le tensioni accumulate superano la resistenza delle rocce, si verifica una rottura improvvisa che libera energia sotto forma di onde sismiche. La situazione geologica dell’Hindu Kush è particolarmente complessa perché, oltre alle faglie della crosta terrestre, esiste una zona di intensa sismicità in profondità, associata alla deformazione di materiale litosferico sprofondato nel mantello. È proprio questa struttura a favorire terremoti con ipocentri situati anche oltre i 200 chilometri di profondità.
Terremoti profondi nell’Hindu Kush: una caratteristica geologica eccezionale
Uno degli aspetti più interessanti della sismicità dell’Hindu Kush riguarda la distribuzione verticale degli ipocentri. In questa regione vengono registrati terremoti superficiali, intermedi e profondi, con caratteristiche differenti rispetto alla propagazione delle onde e agli effetti sul territorio. In sismologia vengono generalmente definiti superficiali i terremoti che avvengono entro circa 70 chilometri di profondità, intermedi quelli compresi tra 70 e 300 chilometri e profondi quelli che si sviluppano oltre i 300 chilometri. Secondo gli studi dell’United States Geological Survey (USGS), nell’Afghanistan nordorientale sono stati localizzati terremoti con ipocentri a profondità superiori ai 300 chilometri. Questa particolare distribuzione della sismicità è collegata ai complessi processi di deformazione delle rocce che interessano la parte profonda della litosfera. La profondità assume un ruolo decisivo anche nella valutazione degli effetti di una scossa. A parità di magnitudo, un terremoto profondo tende generalmente a provocare danni meno intensi nelle aree direttamente sovrastanti l’ipocentro rispetto a un terremoto superficiale, perché le onde sismiche devono attraversare uno spessore maggiore di materiale prima di raggiungere la superficie. Allo stesso tempo, tuttavia, un terremoto di profondità intermedia può essere avvertito su un territorio molto esteso. La percezione della scossa e gli eventuali danni dipendono anche dalla struttura geologica attraversata dalle onde, dalla distanza dall’epicentro e dalla vulnerabilità degli edifici.
Il rischio sismico in Afghanistan e nei Paesi confinanti
L’Afghanistan rientra tra i Paesi asiatici maggiormente esposti al rischio terremoti. La pericolosità geologica è elevata in diverse aree del territorio nazionale, ma il rischio per la popolazione dipende anche dalla qualità degli edifici, dalla densità abitativa e dalla capacità di affrontare un’emergenza. Molti insediamenti si trovano in territori montuosi, caratterizzati da difficoltà di collegamento e da condizioni ambientali che possono complicare gli interventi di soccorso. In alcune comunità sono inoltre diffuse abitazioni realizzate con materiali tradizionali, particolarmente vulnerabili alle sollecitazioni sismiche quando non vengono adottate adeguate tecniche costruttive. Un ulteriore elemento di pericolosità è rappresentato dalle frane innescate dai terremoti. Nelle zone montuose, le vibrazioni possono destabilizzare versanti già fragili, provocando cadute di massi e movimenti di terreno, con possibili conseguenze sulla viabilità e sugli insediamenti. La sismicità dell’Hindu Kush interessa inoltre un contesto geografico che comprende territori vicini al Pakistan, al Tagikistan e alla regione del Pamir. I terremoti più energetici, soprattutto quando si verificano a profondità intermedie, possono essere percepiti anche a grandi distanze dall’epicentro.
I precedenti storici: il devastante terremoto del 26 ottobre 2015
Tra gli eventi più significativi della storia sismica recente dell’Hindu Kush spicca il terremoto del 26 ottobre 2015, di magnitudo 7.5. La scossa si verificò nell’Afghanistan nordorientale, a una profondità di circa 210-230 chilometri, liberando un’enorme quantità di energia. Il terremoto fu avvertito in un’area estremamente vasta dell’Asia meridionale e centrale, interessando in particolare Afghanistan e Pakistan. Nonostante l’ipocentro molto profondo, l’elevata magnitudo produsse effetti significativi e gravi conseguenze per numerose comunità. Le analisi dell’USGS hanno ricondotto quell’evento a un movimento di faglia inversa, associato alle intense forze compressive che caratterizzano la regione. Il terremoto del 2015 rappresenta uno degli esempi più importanti della capacità dell’Hindu Kush di generare scosse di elevata magnitudo a profondità intermedie. Un aspetto particolarmente significativo è la coincidenza temporale: la nuova scossa del 25 ottobre 2026 si è verificata alla vigilia dell’undicesimo anniversario del terremoto del 2015. Si tratta di una semplice coincidenza cronologica, senza alcun significato predittivo, poiché i terremoti non seguono ricorrenze annuali regolari.
Le grandi scosse del 1983 e del 2002
Il terremoto del 2015 non costituisce un episodio isolato nella storia dell’Hindu Kush. Secondo la ricostruzione dell’USGS, nei cento anni precedenti quell’evento erano stati registrati altri sette terremoti di magnitudo pari o superiore a 7 entro un raggio di circa 250 chilometri dall’epicentro. Tra questi figura la scossa di magnitudo 7.4 del dicembre 1983, avvenuta a una profondità simile a quella del terremoto del 2015. L’evento provocò 26 vittime, centinaia di feriti e danni estesi nella regione. Un altro terremoto particolarmente violento si verificò nel marzo 2002, con magnitudo 7.4. Anche in quel caso l’ipocentro era situato in profondità. L’evento causò oltre 150 vittime e danni o distruzione di più di 400 abitazioni in relazione a un movimento franoso associato alla scossa. Questi precedenti confermano come la regione dell’Hindu Kush sia in grado di generare terremoti di grande energia, con effetti che possono estendersi ben oltre le immediate vicinanze dell’epicentro.
