Una forte scossa di terremoto ha colpito l’Islanda alle 14:44 locali (le 16:44 italiane) di oggi, lunedì 19 ottobre. I sismografi hanno registrato un terremoto di magnitudo 5.7, secondo la stima INGV (magnitudo 5.3 secondo la stima USGS), con epicentro individuato 116km a ovest-nordovest di Höfn, nel settore meridionale del Paese. L’evento si è verificato ad una profondità di 23km. Al momento, non sono noti danni a persone o cose.
Il respiro inquieto della Dorsale Medio-Atlantica
La scossa odierna si inserisce in un quadro geologico eccezionale, dove la Terra mostra in modo evidente le sue dinamiche più intime. L’Islanda non è una semplice isola, ma la porzione emersa della Dorsale Medio-Atlantica, una gigantesca catena montuosa sottomarina lungo la quale si allontanano inesorabilmente la placca nordamericana e quella eurasiatica. Questo lento ma costante margine divergente si separa a un ritmo di circa due centimetri all’anno. In questa fascia di continua tensione, la crosta terrestre si stira, si sfilaccia e accumula energia elastica, finché la roccia non cede e genera i tremori che la popolazione impara a conoscere fin dall’infanzia.
Ad amplificare la vivacità sismica del settore meridionale e centrale dell’isola interviene un secondo elemento fondamentale: il cosiddetto punto caldo islandese. Si tratta di un’imponente risalita di materiale mantellico rovente, un pennacchio di magma che spinge dal cuore profondo del pianeta verso la superficie. L’epicentro individuato a circa un centinaio di chilometri a ovest-nordovest di Höfn colloca il sisma nei pressi dell’area dominata dalla maestoso cappa di ghiaccio del Vatnajökull. È una zona di cerniera delicatissima, dove le enormi masse glaciali coprono complessi vulcani sotterranei, creando un continuo equilibrio precario tra il ghiaccio millenario e il fuoco del sottosuolo.
Terremoti tettonici e battiti magmatici sotto i ghiacci
Per comprendere la natura degli eventi sismici in quest’area è necessario distinguere tra la sismicità strettamente tettonica e quella di origine vulcanica. Quando l’allontanamento delle placche causa la rottura diretta delle rocce crostali, si originano terremoti tettonici puri. Tuttavia, nella regione interessata dal recente evento, la spinta dei magmi sottostanti gioca un ruolo da protagonista. I fluidi roventi cercano costantemente di farsi strada tra le fratture rocciose, gonfiando le camere magmatiche o creando intrusioni orizzontali e verticali che provocano prolungati sciami sismici.
La profondità ipocentrale registrata, stimata intorno ai 23km, suggerisce un’origine legata a dinamiche crostali profonde o a riassestamenti strutturali lungo le grandi fagliature della zona di transizione. A differenza dei terremoti superficiali legati al movimento immediato del magma negli strati più alti, i sismi di questo tipo riflettono il lento processo di redistribuzione dello sforzo all’interno della placca.
I grandi precedenti e la memoria storica dell’isola
La storia geologica dell’Islanda è ricca di eventi sismici memorabili che hanno lasciato un’impronta indelebile nella geografia e nella cultura locale. Se guardiamo alla regione centro-meridionale dell’isola, non si possono non citare i grandi terremoti della South Iceland Seismic Zone, una striscia ad alta pericolosità dove si sono verificati storicamente eventi di magnitudo superiore a 6.5. Tra i più rilevanti dell’epoca moderna si ricordano le doppie scosse del giugno 2000 e quella del maggio 2008, che provocarono ampie modifiche al paesaggio e tremori avvertiti persino nella capitale Reykjavík.
Particolarmente significativa per l’area dell’epicentro odierno è poi la storia del sistema vulcanico del Bárðarbunga, situato proprio sotto la calotta del Vatnajökull. Tra il 2014 e il 2015, questa regione fu teatro di una delle sequenze sismiche più imponenti degli ultimi decenni: decine di scosse di magnitudo superiore a 5 si susseguirono per mesi a causa del collasso della caldera e dell’imponente eruzione di Holuhraun. La memoria storica del territorio dimostra come l’Islanda sia un laboratorio naturale a cielo aperto, in cui ogni nuova scossa rappresenta semplicemente un battito fisiologico nel ciclo vitale di una terra ancora in piena formazione.
