Terremoto nel Tirreno, l’INGV analizza lo sciame sismico: le scosse e i precedenti più violenti alle Eolie

L'Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia analizza la sequenza culminata nel terremoto di magnitudo Mw 5.5 al largo di Alicudi e ricostruisce la storia sismica dell'area, dai forti eventi del 1957 e del 1980 fino alle scosse del marzo 2026

Una sequenza sismica intensa, culminata nella forte scossa di magnitudo Mw 5.5 delle ore 12:19 di venerdì 23 ottobre 2026, ha riportato l’attenzione sulla pericolosità sismica del Mar Tirreno Meridionale e dell’arcipelago delle Isole Eolie. A ricostruire nel dettaglio l’evoluzione dei terremoti, le caratteristiche geologiche della zona e i principali precedenti storici è l’INGV, Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia, attraverso un’analisi dei dati raccolti dalla Rete Sismica Nazionale. Il quadro delineato dall’INGV evidenzia un elemento particolarmente significativo: il settore marino interessato dalle scosse di oggi è un’area nella quale i terremoti di magnitudo superiore a 4 sono relativamente frequenti e dove, nel corso degli ultimi decenni, si sono verificati anche eventi di magnitudo superiore a 5. Tra i precedenti più importanti figura il terremoto del 28 maggio 1980, di magnitudo Mw 5.7, che provocò danni sull’isola di Alicudi.

Terremoto nel Tirreno, l’INGV ha registrato 29 scosse: la più forte di magnitudo Mw 5.5

Secondo i dati diffusi dall’INGV e aggiornati alle ore 14:20 del 23 ottobre, la Rete Sismica Nazionale ha localizzato complessivamente 29 terremoti dall’inizio della sequenza, avviatasi nella notte del 20 ottobre 2026. Gli epicentri si concentrano nel Mar Tirreno Meridionale, circa 30 chilometri a nord-ovest di Alicudi, nell’area marina antistante l’arcipelago eoliano. L’evento principale è stato registrato alle ore 12:19 italiane e ha raggiunto una magnitudo locale Ml 5.0 e una magnitudo momento Mw 5.5. Il terremoto è stato localizzato a una profondità di 9 chilometri, a 62 chilometri da Malfa, 63 chilometri da Leni e 66 chilometri da Santa Marina Salina, tutti comuni della provincia di Messina. La distinzione tra Ml e Mw è importante per interpretare correttamente le informazioni sismologiche: si tratta di due differenti modalità di determinazione della magnitudo dello stesso terremoto. Nel caso dell’evento principale, i valori riportati dall’INGV sono rispettivamente 5.0 e 5.5. Nella sequenza sono stati inoltre localizzati due terremoti di magnitudo pari o superiore a 4.0: quello delle ore 11:51, di magnitudo Ml 4.3, e quello delle ore 12:24, di magnitudo Ml 4.0. A questi si aggiungono 14 eventi di magnitudo compresa tra 3.0 e 3.9, che testimoniano la significativa attività sismica registrata nell’area.

Perché il Tirreno meridionale è una zona frequentemente interessata dai terremoti

L’analisi dell’INGV colloca la sequenza del 23 ottobre all’interno di un contesto sismotettonico particolarmente attivo. La distribuzione dei terremoti registrati dal 1985 a oggi mostra infatti che il settore del Tirreno a nord-ovest delle Eolie è stato interessato ripetutamente da eventi sismici, anche di magnitudo significativa. Tra i precedenti recenti individuati dall’Istituto figurano il terremoto del 7 febbraio 2025, di magnitudo Mw 4.7, e quello del 7 settembre 2009, anch’esso di magnitudo Mw 4.7. La ricorrenza di terremoti in questa porzione di mare rappresenta una caratteristica nota della sismicità regionale. La distribuzione spaziale degli epicentri e la profondità degli ipocentri costituiscono elementi fondamentali per comprendere i processi geologici che interessano il bacino tirrenico e l’arcipelago eoliano. L’INGV richiama inoltre l’attenzione su un’altra particolarità della regione: la presenza di terremoti molto profondi, con ipocentri situati anche a centinaia di chilometri sotto la superficie terrestre, legati al processo di subduzione.

I terremoti profondi delle Eolie e il ruolo della subduzione

Non tutti i terremoti che interessano il settore delle Isole Eolie si verificano alle stesse profondità. Accanto agli eventi superficiali, come quello principale del 23 ottobre localizzato a 9 chilometri, nell’area si registrano anche scosse con ipocentri estremamente profondi. Un esempio riportato dall’INGV è il terremoto del 5 maggio 2004, di magnitudo Ml 5.3, avvenuto a una profondità di ben 255 chilometri. Questa sismicità profonda è associata al processo di subduzione, il fenomeno geodinamico attraverso il quale una porzione di litosfera sprofonda progressivamente nel mantello terrestre. La presenza di eventi a profondità molto diverse rende il Tirreno meridionale un’area di notevole interesse per lo studio della dinamica terrestre. È tuttavia necessario distinguere i terremoti superficiali da quelli profondi, poiché la profondità dell’ipocentro influisce sulla propagazione delle onde sismiche e sugli effetti dello scuotimento in superficie.

Il precedente del marzo 2026: oltre 50 terremoti a ovest di Alicudi

La sequenza in corso presenta un importante precedente particolarmente vicino nel tempo e nello spazio. L’INGV ricorda infatti che nel marzo 2026, pochi mesi prima dell’attuale attività sismica, un’altra sequenza aveva interessato il Mar Tirreno meridionale, poco a sud della zona coinvolta dalle scosse del 23 ottobre. In quell’occasione gli epicentri erano stati localizzati circa 15 chilometri a ovest di Alicudi e la Rete Sismica Nazionale aveva registrato poco più di 50 terremoti. L’evento più energetico della sequenza si era verificato nella notte del 21 marzo 2026, raggiungendo una magnitudo Ml 4.6, corrispondente a Mw 4.7. Il confronto geografico tra le due sequenze permette di evidenziare la ripetuta attività sismica in differenti settori del mare circostante Alicudi. I terremoti del marzo scorso e quelli dell’ottobre 2026 costituiscono quindi due importanti episodi recenti per lo studio della sismicità del Tirreno meridionale.

Terremoto Tirreno

Il violento terremoto del 28 maggio 1980: magnitudo 5.7 e danni ad Alicudi

Uno degli aspetti più rilevanti dell’approfondimento dell’INGV riguarda la storia sismica delle Isole Eolie. Consultando il Catalogo Parametrico dei Terremoti Italiani CPTI15, l’Istituto ricostruisce alcuni dei principali eventi che in passato hanno interessato l’area dell’arcipelago. Tra questi spicca il terremoto del 28 maggio 1980, di magnitudo Mw 5.7, un evento più forte, in termini di magnitudo momento, rispetto alla scossa principale registrata il 23 ottobre 2026. Il terremoto del 1980 provocò danni sull’isola di Alicudi, con effetti macrosismici valutati tra il VI e il VII grado della scala Mercalli-Cancani-Sieberg (MCS). La scala MCS descrive gli effetti prodotti da un terremoto sulle persone, sugli edifici e sull’ambiente, distinguendosi dalla magnitudo, che esprime invece la dimensione fisica dell’evento sismico. Il precedente del 1980 assume particolare importanza perché documenta come in quest’area del Tirreno possano verificarsi terremoti capaci di produrre conseguenze concrete sui territori insulari.

I due forti terremoti del maggio 1957 alle Isole Eolie

La ricostruzione della sismicità storica effettuata dall’INGV individua altri due eventi particolarmente significativi, verificatisi a distanza di appena un giorno l’uno dall’altro. Il 20 maggio 1957 l’area delle Eolie fu interessata da un terremoto di magnitudo Mw 5.2. Il giorno successivo, 21 maggio 1957, si verificò un altro evento di magnitudo Mw 5.3. Questi terremoti, insieme a quello del 1980, dimostrano che la regione eoliana è stata interessata nel tempo da eventi sismici di magnitudo pari o superiore a 5. La documentazione storica costituisce un elemento essenziale per la valutazione della pericolosità sismica, perché permette di ampliare l’orizzonte delle osservazioni rispetto al periodo coperto dalla moderna strumentazione di monitoraggio.

Pericolosità sismica elevata alle Eolie: cosa emerge dalle mappe dell’INGV

L’area interessata dalla sequenza del 23 ottobre si trova in prossimità dell’arcipelago delle Isole Eolie, una regione caratterizzata da elevata pericolosità sismica. A confermarlo è la Mappa della pericolosità sismica del territorio nazionale MPS04, richiamata dall’INGV insieme alle informazioni sui forti terremoti del passato. La pericolosità sismica rappresenta la possibilità che in una determinata area si verifichino livelli di scuotimento del terreno di una certa intensità in un intervallo temporale considerato. Non equivale alla previsione di un terremoto in un momento preciso, ma costituisce uno degli strumenti fondamentali per valutare le caratteristiche sismiche di un territorio. Nel caso delle Eolie, la presenza di numerosi eventi strumentali e storici conferma la necessità di considerare la sismicità come una componente strutturale del contesto geologico regionale.

La mappa dello scuotimento: intensità stimata fino al V grado MCS tra Eolie e Sicilia settentrionale

Un ulteriore elemento dell’analisi dell’INGV riguarda gli effetti prodotti dalla scossa principale sul territorio. La mappa di scuotimento sismico SHAKEMAP, elaborata utilizzando i dati delle reti sismiche e accelerometriche dell’INGV e del Dipartimento della Protezione Civile, mostra per il terremoto di magnitudo Mw 5.5 livelli di intensità stimata fino al V grado della scala MCS. Le aree interessate da questi valori comprendono le Isole Eolie e una vasta porzione della Sicilia settentrionale. La mappa di scuotimento permette di rappresentare la distribuzione geografica degli effetti attesi del terremoto attraverso l’integrazione delle misurazioni strumentali e delle elaborazioni sismologiche. È importante distinguere questi valori di intensità macrosismica dalla magnitudo del terremoto: mentre la magnitudo descrive la dimensione dell’evento alla sorgente, l’intensità dello scuotimento può variare da una località all’altra in funzione della distanza dall’epicentro, della profondità del terremoto e delle condizioni locali.

Terremoto avvertito in Sicilia e Calabria: dove la scossa è stata più forte

Il terremoto di magnitudo Mw 5.5 delle ore 12:19 è stato fortemente avvertito nell’arcipelago delle Isole Eolie e lungo la costa settentrionale della Sicilia. La percezione della scossa è risultata invece inferiore nel resto della Sicilia e in Calabria, secondo quanto emerge dalla mappa del risentimento sismico elaborata dall’INGV. Questa rappresentazione è stata ottenuta attraverso le informazioni raccolte mediante i questionari inviati dai cittadini al servizio Hai sentito il terremoto?, che consente di documentare gli effetti percepiti nelle diverse località. Il sistema di raccolta delle testimonianze costituisce un importante complemento alle rilevazioni strumentali, perché permette di ricostruire la distribuzione territoriale del risentimento del terremoto e di confrontarla con i livelli di scuotimento stimati. Nel caso della scossa del 23 ottobre, il quadro delineato dall’INGV evidenzia una percezione particolarmente marcata nelle isole più vicine all’area epicentrale e lungo il settore tirrenico della Sicilia.

Il monitoraggio dell’INGV nel Tirreno meridionale e le informazioni sulla sequenza sismica

La ricostruzione dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia si basa sui terremoti localizzati dalla Rete Sismica Nazionale e sulle informazioni disponibili alle ore 14:20 di venerdì 23 ottobre 2026. Il dato delle 29 scosse rappresenta pertanto il quadro della sequenza al momento dell’aggiornamento preso in esame dall’INGV, e non necessariamente il numero complessivo degli eventi registrati nelle ore successive. L’analisi integra le rilevazioni più recenti con la sismicità strumentale dal 1985, le informazioni storiche contenute nel catalogo CPTI15, le mappe di pericolosità sismica e le rappresentazioni dello scuotimento e del risentimento territoriale. Il lavoro dell’INGV mette così in relazione l’attuale sequenza nel Mar Tirreno Meridionale con i numerosi precedenti documentati nell’area delle Isole Eolie, offrendo una ricostruzione scientifica dell’attività sismica in uno dei settori geologicamente più complessi del Mediterraneo centrale.