La terra tremare nelle acque italiane. Alle 05:37, i sismografi dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia hanno registrato un terremoto nel bacino del Tirreno Meridionale. Il sisma, valutato con magnitudo locale 3.7, si è sviluppato in mare aperto, a una profonda ipocentrale stimata in 14 km sotto il fondale marino, in una porzione di mare situata tra l’isola di Ustica e l’arcipelago delle Eolie. L’evento è stato seguito da una replica magnitudo ML 3.1 alle 07:13, ad una profondità di 10 km.
La geodinamica del bacino tirrenico
Il Tirreno Meridionale rappresenta uno dei contesti geologici più complessi e attivi del bacino del Mediterraneo. Questa vivace attività sismica è il risultato diretto dello scontro millenario tra la placca tettonica africana e quella eurasiatica. In questa specifica area, il fondale del mar Ionio subduce, ovvero scivola in profondità al di sotto dell’arco calabro-peloritano e del bacino tirrenico, spingendosi in direzione Nord-Ovest. Questo continuo processo di subduzione genera un forte accumulo di stress lungo le faglie, che viene ciclicamente rilasciato sotto forma di terremoti. La zona in cui si è verificato l’evento odierno si colloca proprio in questo margine attivo, caratterizzato anche da un intenso vulcanismo sottomarino. La profondità di 14 km indica che la rottura è avvenuta nella parte superficiale della crosta terrestre, una dinamica tipica dei movimenti estensionali che stanno progressivamente allargando il fondale del Tirreno.
Una lunga storia di sismicità
La storia geologica e umana di questa porzione di mare è profondamente segnata dagli eventi tellurici. La sismicità storica del Tirreno Meridionale e della vicina costa settentrionale della Sicilia documenta terremoti di magnitudo ben superiore a quella registrata in questo ultimo evento. Nel corso dei secoli, l’area ha sperimentato scosse che hanno ampiamente superato la magnitudo 6.0, causando in passato maremoti locali e danni significativi agli antichi centri abitati costieri. Gran parte della sismicità profonda del nostro Paese si concentra proprio sotto questo braccio di mare, con ipocentri che possono raggiungere anche i 500 km di profondità, legati allo sprofondamento della placca ionica nel mantello terrestre. Gli eventi crostali più superficiali, come quello odierno di magnitudo 3.7, sono invece estremamente frequenti e costituiscono il normale e continuo rilascio di energia di un sistema geologico in costante evoluzione.
