Terremoto Russia, scossa davanti alla costa orientale della Kamchatka | DATI e MAPPE

Una scossa di terremoto si è verificata in mare, davanti alla costa orientale della Kamchatka, nell’estremo Oriente russo, alle 18:34 ora italiana di oggi, venerdì 2 ottobre

Una scossa di terremoto si è verificata in mare, davanti alla costa orientale della Kamchatka, nell’estremo Oriente russo, alle 18:34 ora italiana di oggi, venerdì 2 ottobre. I sismografi hanno registrato un sisma di magnitudo 5.8 (dati USGS), con epicentro individuato 165km a sud-sudest di Vilyuchinsk. L’evento si è prodotto ad una profondità di 30km. Non sono noti danni a persone o cose. Una magnitudo di questo tipo rappresenta un evento significativo, ma nel contesto geologico della Kamchatka non costituisce affatto un’anomalia. La penisola russa si trova infatti lungo uno dei margini tettonici più dinamici del pianeta, dove terremoti anche molto forti fanno parte della normale evoluzione della zona di subduzione delle Curili-Kamchatka.

Perché in Kamchatka avvengono così tanti terremoti

Per comprendere ciò che accade bisogna immaginare la superficie terrestre non come un involucro immobile, ma come un mosaico di enormi placche in continuo movimento. Davanti alla costa orientale della Kamchatka si trova la Fossa delle Curili-Kamchatka, una gigantesca struttura sottomarina che segna il confine tra due sistemi tettonici. In questo settore la placca Pacifica si muove verso nord-ovest e sprofonda al di sotto della microplacca di Okhotsk, generalmente considerata una suddivisione regionale della più ampia placca nordamericana. Secondo l’USGS, lungo l’arco delle Curili-Kamchatka la velocità relativa della placca Pacifica raggiunge circa 75-83 millimetri all’anno, valori estremamente elevati su scala geologica. L’intero arco sismotettonico si estende per circa 2.100 chilometri, da Hokkaido, in Giappone, fino alla zona di incontro con l’arco delle Aleutine.

È proprio questa convergenza a produrre contemporaneamente la profonda fossa oceanica, la spettacolare catena di vulcani della Kamchatka e un’attività sismica quasi continua. Le due placche, infatti, non scorrono sempre in maniera regolare. In alcuni tratti il contatto può rimanere temporaneamente bloccato mentre il movimento tettonico continua ad accumulare deformazione. Quando la resistenza delle rocce viene superata, parte dell’energia immagazzinata viene liberata improvvisamente sotto forma di terremoto.

La zona di subduzione delle Curili-Kamchatka e i terremoti profondi

La situazione è resa ancora più interessante dal fatto che i terremoti della regione non avvengono tutti alla stessa profondità. Gli eventi più superficiali possono originarsi nella crosta della placca superiore oppure lungo il contatto tra le due placche. Altri terremoti si sviluppano invece direttamente all’interno della placca Pacifica che sprofonda nel mantello terrestre. Ne deriva una sorta di fascia inclinata di terremoti, conosciuta dai geologi come zona di Wadati-Benioff, che permette quasi di seguire attraverso la distribuzione degli ipocentri il percorso della placca oceanica verso l’interno del pianeta. Nel sistema delle Curili-Kamchatka la sismicità può raggiungere profondità di centinaia di chilometri.

Il terremoto del 2025: magnitudo 8.8 davanti alla Kamchatka

La memoria geologica più recente della regione è impressionante. Il 29 luglio 2025 un gigantesco terremoto di magnitudo Mw 8.8 colpì proprio la zona di subduzione della Kamchatka. Secondo uno studio dell’USGS pubblicato nel gennaio 2026, si è trattato del sesto terremoto più grande registrato strumentalmente a livello mondiale. Le analisi indicano che la rottura si propagò prevalentemente verso sud-ovest lungo l’interfaccia di subduzione. L’evento è particolarmente importante per gli scienziati perché ha interessato un’area paragonabile a quella coinvolta nel gigantesco terremoto del 1952. La somiglianza tra i due eventi, separati da poco meno di 73 anni, offre oggi una rara opportunità per studiare come si accumula e viene rilasciata la deformazione lungo una delle più importanti faglie sismogenetiche del pianeta.

Il gigantesco terremoto della Kamchatka del 1952

Il precedente storico più celebre risale al 4 novembre 1952, quando al largo della costa orientale della Kamchatka si verificò uno dei più potenti terremoti dell’era strumentale. La magnitudo viene generalmente indicata nell’intervallo Mw 8.8-9.0. L’USGS lo considera tra i più grandi terremoti mai registrati. Quello del 1952 fu un classico megathrust earthquake, un terremoto generato dalla rottura di una vasta porzione dell’interfaccia di subduzione. Una recente rivalutazione scientifica pubblicata nel 2026, sfruttando anche i dati raccolti durante il terremoto del 2025, suggerisce per l’evento del 1952 una rottura lunga nell’ordine dei 700 chilometri, con zone nelle quali lo scorrimento avrebbe raggiunto circa 18 metri.

Lo tsunami del 1952 e la tragedia di Severo-Kurilsk

Fu soprattutto il maremoto a rendere drammatico il terremoto del 1952. La deformazione improvvisa del fondale oceanico mise in movimento un’enorme massa d’acqua e generò uno tsunami capace di attraversare il Pacifico. La documentazione UNESCO relativa all’evento riporta onde molto elevate lungo la Kamchatka e le Curili, con valori variabili notevolmente a seconda della morfologia delle coste. In alcuni settori furono osservate altezze comprese tra 5 e 15 metri, mentre lo tsunami provocò devastazioni particolarmente gravi nell’area di Severo-Kurilsk. Le onde attraversarono l’intero Pacifico e produssero danni anche alle Hawaii; furono osservate inoltre in Giappone e lungo le coste americane del Pacifico.

I grandi terremoti del 1737 e del 1841

La storia sismica della Kamchatka, però, comincia molto prima dell’era dei moderni sismografi. Le ricostruzioni storiche indicano che già il 17 ottobre 1737 la regione fu colpita da un terremoto gigantesco. Non essendo disponibili strumenti moderni, la sua magnitudo deve necessariamente essere ricostruita attraverso testimonianze storiche, distribuzione degli effetti e dati relativi allo tsunami. Uno studio sul ciclo dei grandi terremoti della Kamchatka assegna all’evento del 1737 una magnitudo momento stimata di circa Mw 9.2, pur con le inevitabili incertezze associate a un terremoto pre-strumentale. Le ricostruzioni riportano anche testimonianze di uno tsunami eccezionale, ma i valori estremi attribuiti storicamente alle onde devono essere interpretati con cautela proprio per l’antichità delle osservazioni.

Un altro enorme terremoto avvenne il 17 maggio 1841. Le ricostruzioni scientifiche gli attribuiscono una magnitudo nell’ordine di Mw 9.0, ancora una volta accompagnata da un importante tsunami. Lo stesso studio riporta che il maremoto prodotto dall’evento fu osservato addirittura alle Hawaii, dove raggiunse circa 4,6 metri a Hilo.

La sequenza storica formata dagli eventi del 1737, 1841, 1952 e 2025 racconta dunque qualcosa di fondamentale: la zona di subduzione della Kamchatka possiede strutture capaci, in determinate condizioni, di produrre terremoti di magnitudo prossima o superiore a 9.