Un’espulsione di massa coronale (CME) ha raggiunto la Terra alle 02:51 UTC del 3 ottobre, alcune ore più tardi rispetto a quanto inizialmente previsto. Secondo le ultime informazioni, non si tratta di una CME particolarmente intensa, ma l’evento è comunque sufficiente a poter innescare una tempesta geomagnetica di classe G1. Nelle ore successive potrebbero quindi verificarsi aurore polari alle alte latitudini, soprattutto nelle regioni più vicine ai poli.
Che cos’è una CME?
CME è l’acronimo di Coronal Mass Ejection, cioè espulsione di massa coronale. Si tratta di una grande quantità di plasma, composto principalmente da particelle cariche, che viene espulsa dalla corona del Sole e si propaga nello Spazio. Quando una CME viaggia in direzione della Terra, può impiegare da alcune ore a diversi giorni per raggiungerla, a seconda della sua velocità. Non tutte le CME producono effetti significativi sul nostro pianeta: la loro capacità di disturbare l’ambiente spaziale terrestre dipende, tra le altre cose, dalla velocità, dalla densità e dall’orientamento del campo magnetico trasportato dalla nube di plasma.
Che cos’è una tempesta geomagnetica?
Quando il materiale proveniente dal Sole interagisce con la magnetosfera terrestre, il campo magnetico che circonda il nostro pianeta può subire variazioni e perturbazioni. In presenza di condizioni sufficientemente intense si parla di tempesta geomagnetica. Le tempeste vengono classificate su una scala che va da G1 a G5: G1 è considerata una tempesta minore, G2 moderata, G3 forte, G4 severa, G5 estrema. L’evento previsto in relazione alla CME arrivata oggi è di classe G1, il livello più basso della scala. Anche una tempesta G1 può produrre effetti osservabili nello Spazio e sull’ambiente terrestre, tra cui variazioni nelle correnti elettriche presenti nella ionosfera e, in determinate condizioni, aurore visibili a latitudini più basse rispetto alla norma.
Come nascono le aurore?
Le aurore polari sono uno degli effetti più spettacolari dell’interazione tra attività solare e magnetosfera terrestre. Le particelle energetiche provenienti dal Sole vengono guidate dal campo magnetico terrestre verso le regioni polari. Qui possono interagire con gli atomi e le molecole presenti negli strati superiori dell’atmosfera. Durante queste interazioni, le particelle atmosferiche ricevono energia e successivamente la rilasciano sotto forma di luce. È così che si formano le caratteristiche bande e strutture luminose dell’aurora. Il colore dipende soprattutto dal tipo di gas coinvolto e dall’altitudine dell’interazione: l’ossigeno può produrre, per esempio, tonalità verdi e rosse, mentre l’azoto può contribuire a tonalità bluastre e violacee.
