Dopo aver raggiunto la categoria 3, l’uragano Vance sta perdendo forza sul Pacifico orientale. Nell’ultimo bollettino diffuso, il National Hurricane Center lo collocava a circa 335 miglia (540 km) a sud-ovest di Acapulco, con venti sostenuti intorno a 90 mph, circa 145 km/h. Il sistema procedeva verso nord-nord-ovest a circa 6 mph, poco meno di 10 km/h. Sono valori inferiori a quelli del suo picco: per essere classificato come uragano maggiore, un ciclone deve raggiungere almeno 111 mph, cioè circa 178 km/h, di vento sostenuto.
Il rallentamento della tempesta non significa che gli effetti lungo la costa siano esclusi. Anche un uragano che resta al largo può generare mare molto agitato, onde e correnti pericolose; le bande esterne possono inoltre portare rovesci e raffiche sulle zone costiere. Le valutazioni previsionali indicano che Vance possa continuare a indebolirsi nella notte tra domenica e lunedì, con una possibile ripresa d’intensità in seguito. La traiettoria e la forza del ciclone restano quindi da seguire con gli aggiornamenti ufficiali.

Sette uragani maggiori uno dopo l’altro
Il dato più sorprendente riguarda la successione dei sistemi: Vance è il settimo uragano maggiore consecutivo nel Pacifico orientale, dopo Nolo, Odalys, Polo, Rachel, Simon e Trudy. La soglia di categoria 3 corrisponde a venti sostenuti di almeno 111 mph; non basta quindi che un ciclone sia molto intenso per essere definito ‘major hurricane’. Il confronto con l’Atlantico aiuta a mettere in prospettiva il numero. In quell’oceano, sette uragani maggiori in una sola stagione costituiscono il primato stagionale: fu raggiunto nel 2005 e di nuovo nel 2020. Nel Pacifico orientale, invece, la notizia riguarda sette sistemi maggiori di fila, una serie che concentra in poche settimane un numero di uragani eccezionali pari al massimo stagionale atlantico.
Perché il Pacifico è così attivo
La stagione si inserisce in un periodo di attività molto intensa sul Pacifico. Tra i fattori meteorologici che possono favorire la formazione e il rafforzamento dei cicloni ci sono la temperatura del mare, l’umidità e la presenza di venti in quota non troppo forti, che altrimenti possono disorganizzare le tempeste. Le analisi sulla stagione 2026 hanno inoltre richiamato il contributo di un El Niño particolarmente caldo, associato a condizioni favorevoli allo sviluppo dei cicloni nel Pacifico orientale e a un’atmosfera meno favorevole nel settore atlantico. Questi elementi descrivono il contesto, ma da soli non dimostrano che un singolo uragano sia stato causato dal cambiamento climatico.
Vance, dunque, si sta indebolendo dopo aver raggiunto la categoria 3, ma resta un sistema da monitorare per la sua evoluzione e per gli effetti del mare lungo la costa messicana. La sua traiettoria lenta e la serie di major hurricane consecutivi fanno di questo ciclone uno degli episodi più significativi di una stagione eccezionale nel Pacifico orientale.
