Veneto, 12 Comuni vogliono passare al Friuli Venezia Giulia: sindaci a Trieste, scontro tra le Regioni

Il Portogruarese guarda alla Regione a statuto speciale per ottenere maggiori risorse, stipendi e servizi migliori mentre il Veneto si oppone al possibile trasferimento di un territorio strategico che comprende anche Bibione

Una parte del Veneto orientale guarda sempre più concretamente al Friuli Venezia Giulia. Dodici Comuni del Portogruarese, territorio al confine con il Friuli, stanno intensificando le iniziative per valutare un possibile trasferimento dalla Regione Veneto a quella friulana, che gode dello statuto speciale. Una prospettiva che apre una delicata questione politica e istituzionale, coinvolgendo due amministrazioni regionali con posizioni differenti. Il confronto ha raggiunto un passaggio significativo con l’audizione dei sindaci dei Comuni interessati davanti alla V Commissione del Consiglio regionale del Friuli Venezia Giulia, a Trieste, giovedì 22 ottobre. Al centro della discussione ci sono le disparità economiche e amministrative tra territori confinanti, ma anche i legami storici, culturali e istituzionali che uniscono il Portogruarese al vicino Pordenonese.

Dodici Comuni del Veneto chiedono di valutare il passaggio al Friuli Venezia Giulia

La questione riguarda dodici amministrazioni comunali del Veneto orientale, situate nell’area del Portogruarese, tra i fiumi Livenza e Tagliamento. I sindaci hanno portato le proprie istanze all’attenzione delle istituzioni friulane, chiedendo di approfondire la possibilità di modificare l’attuale appartenenza regionale. La richiesta nasce soprattutto dalla percezione di uno squilibrio territoriale. I Comuni interessati lamentano infatti di trovarsi in una condizione periferica rispetto alla Città metropolitana di Venezia, alla quale appartengono amministrativamente, e di disporre di risorse inferiori rispetto a quelle dei centri abitati immediatamente oltre il confine regionale. La vicinanza geografica rende particolarmente evidenti le differenze. Da una parte ci sono i Comuni veneti, dall’altra quelli friulani, che beneficiano di un diverso assetto amministrativo e finanziario legato all’autonomia speciale della Regione.

Risorse, stipendi pubblici e welfare: perché il Portogruarese guarda al Friuli

Tra le principali motivazioni alla base della richiesta figurano le differenze nelle risorse economiche, negli stipendi del settore pubblico e nei servizi di welfare. I sindaci evidenziano una disparità con i vicini Comuni friulani, considerata particolarmente significativa proprio perché interessa territori geograficamente contigui. La questione non riguarda dunque soltanto una diversa collocazione sulla carta geografica, ma investe direttamente il funzionamento delle amministrazioni e la capacità di garantire servizi alla popolazione. Il Friuli Venezia Giulia è una Regione a statuto speciale, mentre il Veneto è una Regione a statuto ordinario. Questa distinzione rappresenta uno degli elementi centrali del confronto, perché i due territori operano all’interno di sistemi differenti per autonomia e disponibilità di risorse.

Tribunale, diocesi e servizi condivisi: i legami già esistenti con Pordenone

Alle motivazioni economiche si aggiungono quelle legate all’organizzazione territoriale. Il Portogruarese condivide già diversi riferimenti istituzionali e servizi con il Pordenonese, a dimostrazione di rapporti consolidati che superano gli attuali confini regionali. Tra gli esempi più significativi figurano il tribunale e la diocesi di Concordia-Pordenone, che rappresentano punti di riferimento comuni per il territorio. A questi si aggiungono alcuni servizi essenziali, tra cui quelli relativi alla gestione idrica e ai trasporti. Si tratta di collegamenti che contribuiscono a rafforzare l’idea di una continuità funzionale tra le due aree. La proposta di passaggio al Friuli Venezia Giulia si inserisce pertanto in un contesto nel quale una parte delle attività e delle relazioni istituzionali risulta già organizzata su una dimensione interregionale.

Il Portogruarese e le radici nella Patria del Friuli: il peso della storia

Un altro elemento importante è rappresentato dalla storia del territorio. L’area del Portogruarese, compresa tra il Livenza e il Tagliamento, apparteneva storicamente alla Patria del Friuli, un legame richiamato tra le ragioni identitarie che accompagnano la richiesta di trasferimento. La componente culturale trova un ulteriore elemento di rilievo nella presenza della minoranza linguistica friulana. In sette dei dodici Comuni interessati è infatti prevista la tutela di questa minoranza, circostanza che evidenzia la persistenza di un’identità linguistica condivisa con il territorio friulano. La questione del possibile cambio di Regione assume così una dimensione che va oltre le esigenze finanziarie, coinvolgendo anche la storia locale e l’appartenenza culturale di comunità collocate lungo un confine amministrativo che non coincide necessariamente con quello delle loro tradizioni.

Il precedente di Sappada: nel 2017 il trasferimento dal Veneto al Friuli Venezia Giulia

Il dibattito sul futuro del Portogruarese richiama inevitabilmente il caso di Sappada, Comune che nel 2017 è passato dal Veneto al Friuli Venezia Giulia dopo un percorso legato anche a una consultazione referendaria. Il precedente dimostra che il trasferimento di un Comune da una Regione a un’altra non rappresenta una possibilità soltanto teorica. Il caso di Sappada costituisce dunque un riferimento nella discussione istituzionale aperta dai sindaci del Veneto orientale. La situazione del Portogruarese presenta tuttavia una dimensione territoriale più ampia, perché l’iniziativa coinvolge contemporaneamente dodici Comuni. L’eventuale modifica dei confini regionali interesserebbe quindi un’intera area geografica, con conseguenze sull’organizzazione amministrativa dei territori coinvolti.

Il Friuli Venezia Giulia apre al dialogo, il Veneto è contrario al trasferimento

Sul piano politico emergono già posizioni contrapposte tra le due Regioni. L’amministrazione del Friuli Venezia Giulia si mostra favorevole e aperta al dialogo con i Comuni del Portogruarese, come testimonia anche il confronto istituzionale avviato a Trieste. Di segno opposto la posizione della Regione Veneto, contraria all’ipotesi di perdere una parte del proprio territorio. La questione assume un rilievo particolare anche per il valore economico e turistico di alcune località comprese nell’area interessata.

Bibione al centro della contesa: il peso turistico di San Michele al Tagliamento

Uno degli aspetti più rilevanti della vicenda riguarda San Michele al Tagliamento, Comune veneto che comprende la celebre località balneare di Bibione, una delle principali destinazioni turistiche dell’Adriatico. Grazie proprio alla presenza di Bibione, San Michele al Tagliamento è il settimo Comune italiano per numero di turisti, un dato che evidenzia l’importanza della località nell’economia turistica nazionale e regionale. La possibilità che un territorio con un simile peso turistico possa lasciare il Veneto rappresenta uno degli elementi più delicati del confronto tra le amministrazioni regionali. Bibione costituisce infatti una realtà di grande richiamo, la cui eventuale diversa appartenenza amministrativa assumerebbe un significato rilevante anche dal punto di vista economico. Il contrasto tra l’apertura friulana e la contrarietà veneta si inserisce quindi in un quadro nel quale convivono le rivendicazioni dei Comuni, le differenze tra i sistemi regionali e il peso strategico delle località interessate.