Adolescenti, i dati del CNR: crescono disagio psicologico, isolamento sociale, dipendenze e bullismo

Un quindicenne su quattro trascorre oltre quattro ore al giorno sui social, il 73,1% utilizza l’intelligenza artificiale e quasi la metà limita le uscite alla scuola mentre crescono ansia, bassa autostima, cyberbullismo e consumo di alcol

Gli adolescenti trascorrono sempre più tempo sui social network, utilizzano abitualmente l’intelligenza artificiale e mostrano segnali crescenti di disagio psicologico, mentre l’isolamento sociale continua a interessare una quota particolarmente elevata di quindicenni. È il quadro che emerge dai risultati raccolti nel 2026 nell’ambito del progetto “Mutamenti interazionali e benessere” (MiB), che evidenzia un peggioramento di diversi indicatori relativi alla salute psicologica, alle relazioni sociali e ai comportamenti degli adolescenti. Il dato sull’iperconnessione è tra i più significativi: il 26,8% dei quindicenni trascorre più di quattro ore al giorno sui social media, contro il 20,7% registrato nel 2025. Un aumento di oltre sei punti percentuali in un solo anno, particolarmente evidente tra le ragazze, per le quali la percentuale raggiunge il 35,0%. Ma a preoccupare non è soltanto il tempo trascorso davanti agli schermi. Quasi un adolescente su due limita le proprie uscite alle attività scolastiche, oltre un terzo presenta una bassa autostima e più di uno su cinque manifesta sintomi riconducibili al distress psicologico, una condizione che comprende ansia e depressione. Parallelamente, emergono dati rilevanti sulla diffusione del bullismo, del cyberbullismo e di comportamenti aggressivi.

Adolescenti e social network: cresce l’iperconnessione, esplode il fenomeno del phubbing

Il rapporto tra adolescenti e tecnologie digitali rappresenta uno degli aspetti centrali dell’indagine. La quota di quindicenni che supera quotidianamente le quattro ore di utilizzo dei social media è passata dal 20,7% del 2025 al 26,8% del 2026, confermando una crescita dell’iperconnessione. Il fenomeno presenta una marcata differenza di genere, con il 35,0% delle ragazze che supera la soglia delle quattro ore giornaliere. Accanto al tempo trascorso online si diffondono comportamenti che incidono sulle modalità di interazione e sulla disponibilità a interrompere le attività digitali. È il caso del phubbing, che nell’indagine viene associato alla difficoltà di accettare interruzioni mentre si naviga in rete o si partecipa a una conversazione digitale. Questo comportamento riguarda il 55,0% degli adolescenti intervistati, una percentuale che evidenzia quanto l’attività online occupi uno spazio rilevante nella quotidianità dei quindicenni.

Intelligenza artificiale, la usa il 73,1% degli adolescenti: per il 16,2% il rapporto diventa disfunzionale

Un altro elemento di particolare rilievo riguarda la diffusione dell’intelligenza artificiale tra gli adolescenti. Il 73,1% dei quindicenni utilizza strumenti di AI, prevalentemente per chiarire dubbi relativi alla scuola, soddisfare curiosità personali e ricevere aiuto nello svolgimento dei compiti. Accanto a questi utilizzi emerge tuttavia una componente problematica. Secondo i risultati dell’indagine, il 16,2% degli adolescenti presenta un uso disfunzionale dell’intelligenza artificiale, caratterizzato da coinvolgimento emotivo, fiducia incondizionata e dipendenza. Il rapporto con gli strumenti digitali, dunque, non si limita all’impiego per attività scolastiche o alla ricerca di informazioni, ma può assumere caratteristiche che coinvolgono la sfera emotiva e le modalità con cui gli adolescenti si affidano alle risposte generate dalle tecnologie. Su questo scenario interviene Antonio Tintori, ricercatore dell’Istituto di ricerche sulla popolazione e le politiche sociali del Consiglio nazionale delle ricerche (CNR) e responsabile del gruppo interdisciplinare MUSA: “il mondo virtuale e ora l’AI ci stanno silenziosamente proiettando in una nuova dimensione comunicativa che, per ora, sta producendo più disagi che benefici”.

Ansia, depressione e bassa autostima: peggiora il benessere psicologico dei quindicenni

I risultati del progetto MiB restituiscono un quadro di crescente fragilità anche sul fronte della salute psicologica degli adolescenti. Il distress psicologico, che comprende sintomi di ansia e depressione, raggiunge il 20,7% del campione e interessa in misura significativamente maggiore le ragazze. Peggiora anche l’indicatore relativo all’autostima. La percentuale di adolescenti che presenta livelli bassi sale al 37,3%, con un incremento superiore a tre punti percentuali rispetto al 2025. Anche in questo caso il fenomeno risulta maggiormente diffuso nella componente femminile. Le difficoltà riguardano inoltre la gestione delle emozioni e dei comportamenti. Il 26,2% degli adolescenti manifesta livelli elevati di aggressività, mentre il 16,9% presenta alessitimia, una condizione caratterizzata dall’incapacità di riconoscere ed esprimere le proprie emozioni. Un ulteriore indicatore riguarda il cosiddetto disimpegno morale, cioè la tendenza a minimizzare la gravità di comportamenti dannosi. Questa caratteristica interessa il 14,5% dei quindicenni e risulta più diffusa tra i ragazzi.

Isolamento sociale, quasi un adolescente su due esce soltanto per andare a scuola

Tra gli aspetti più significativi dell’indagine figura la persistenza di livelli particolarmente elevati di isolamento sociale. Il 49,9% degli adolescenti limita le proprie uscite alle sole attività scolastiche, trascorrendo il resto del tempo all’interno della propria abitazione. Il fenomeno rimane sostanzialmente stabile rispetto al 2025, ma continua a interessare una porzione molto ampia del campione. Per una parte dei giovani, inoltre, l’isolamento assume caratteristiche di maggiore durata. Tra gli adolescenti che limitano le proprie uscite alla scuola, il 6,6% ha sperimentato un periodo di isolamento di almeno sei mesi, raggiungendo così la soglia temporale utilizzata per definire lo stadio dell’hikikomori. Il dato evidenzia la presenza di situazioni nelle quali la riduzione delle relazioni sociali si prolunga nel tempo, all’interno di un quadro adolescenziale già caratterizzato da fragilità psicologiche e difficoltà nelle interazioni.

Stereotipi di genere e pornografia online: i risultati dell’indagine

Lo studio analizza anche la diffusione degli stereotipi di genere tra i quindicenni, evidenziando una lieve diminuzione rispetto al 2025, soprattutto tra le ragazze. Nel dettaglio, il 17,6% degli studenti presenta livelli elevati di adesione agli stereotipi di genere, mentre il 39,7% registra livelli medi. La percentuale di adolescenti con livelli bassi raggiunge il 40,1%, mentre nel 2,5% del campione gli stereotipi risultano assenti. L’indagine rileva inoltre un’associazione tra la presenza di questi stereotipi e l’esposizione a contenuti pornografici online. La fruizione quotidiana di pornografia riguarda il 15,1% dei quindicenni.

Crescono i pregiudizi verso i migranti e gli atteggiamenti omotransfobici

Se gli stereotipi di genere mostrano una lieve flessione, la situazione appare diversa per quanto riguarda gli stereotipi nei confronti dei migranti. Il 34,1% dei ragazzi presenta livelli elevati di adesione a questi pregiudizi, con una crescita di 11 punti percentuali rispetto al 2025. In aumento anche gli atteggiamenti omotransfobici, che raggiungono livelli significativi nel 35,3% del campione. In questo caso emerge una differenza particolarmente marcata tra ragazzi e ragazze. Tra i maschi la percentuale arriva infatti al 49,7%, mentre tra le femmine si attesta al 16,4%. Una distanza che rappresenta uno degli elementi più evidenti nell’analisi degli atteggiamenti discriminatori rilevati tra gli adolescenti.

Bullismo nelle scuole, il 55,5% degli studenti dichiara di esserne vittima

Il quadro delle relazioni tra coetanei presenta ulteriori criticità. Secondo l’indagine, l’omofobia è l’atteggiamento più diffuso nelle scuole, con una percentuale del 45,0%, seguita dalla transfobia al 41,1%. Il bullismo registra una diffusione del 35,6%, mentre il razzismo raggiunge il 33,4% e il cyberbullismo il 25,7%. Particolarmente significativo è anche il dato relativo alla capacità di riconoscere i comportamenti violenti. Il 39,9% degli adolescenti non sa riconoscere la violenza fisica o psicologica, in quanto normalizzata. Il fenomeno del bullismo continua a coinvolgere una quota molto elevata della popolazione studentesca: il 55,5% degli adolescenti dichiara di esserne vittima. I risultati descrivono una situazione nella quale atteggiamenti discriminatori, comportamenti prevaricatori e difficoltà nel riconoscimento della violenza costituiscono elementi rilevanti delle esperienze scolastiche e relazionali.

Cyberbullismo, quasi la metà dei quindicenni coinvolta abitualmente come autore

Accanto al bullismo tradizionale, l’indagine approfondisce il cyberbullismo, distinguendo il coinvolgimento degli adolescenti come autori, vittime o contemporaneamente in entrambi i ruoli. Il 47,5% dei quindicenni risulta coinvolto abitualmente come autore di comportamenti di cyberbullismo, mentre il 23,0% dichiara di esserne vittima. Il 16,2% degli adolescenti presenta invece un coinvolgimento contemporaneo nei due ruoli, risultando sia autore sia vittima di cyberbullismo. Questi dati si inseriscono nel più ampio scenario delle interazioni digitali analizzato dal progetto, nel quale l’utilizzo intensivo delle piattaforme online si accompagna alla presenza di comportamenti problematici nelle relazioni tra coetanei.

Alcol e superalcolici tra adolescenti: cresce il binge drinking, soprattutto tra le ragazze

Un altro ambito nel quale emergono segnali di peggioramento riguarda il consumo di alcol tra gli adolescenti. Il 59,9% degli intervistati considera molto o abbastanza diffuso il consumo di bevande alcoliche tra i propri coetanei. Per quanto riguarda i superalcolici, il 53,5% dei quindicenni ne segnala un’importante diffusione, con un aumento del 25,2% rispetto al 2025. Si registra inoltre una crescita significativa del binge drinking, il comportamento caratterizzato dall’assunzione di quantità elevate di alcol in un breve intervallo di tempo. L’aumento interessa soprattutto le ragazze, aggiungendo un ulteriore elemento di criticità al quadro dei comportamenti adolescenziali emerso dall’indagine.

La ricerca del CNR segue circa 3.000 adolescenti per cinque anni: presentazione a Roma il 5 novembre

I risultati fanno parte del progetto “Mutamenti interazionali e benessere” (MiB), avviato nel 2025 con l’obiettivo di seguire per cinque anni circa 3.000 adolescenti durante il loro percorso di crescita. Il progetto consente di osservare l’evoluzione di diversi aspetti della vita adolescenziale, dall’utilizzo dei social media e dell’intelligenza artificiale fino al benessere psicologico, all’isolamento sociale, agli stereotipi e ai comportamenti a rischio. I risultati raccolti nel 2026 saranno presentati giovedì 5 novembre, alle ore 9.30, a Roma, presso il Consiglio nazionale delle ricerche, in piazzale Aldo Moro 7. Il confronto con le rilevazioni del 2025 delinea un quadro nel quale l’aumento dell’iperconnessione e la diffusione dell’intelligenza artificiale si accompagnano a un peggioramento di diversi indicatori di benessere, mentre persistono livelli elevati di isolamento sociale e crescono alcune forme di discriminazione e comportamenti a rischio.