Allarmi bomba sugli aerei, quanto costano davvero? Danni per milioni di euro e rischio stangata per il turismo, l’analisi sugli effetti economici

L'economista Andrea Giuricin analizza le conseguenze economiche delle minacce al trasporto aereo tra costi diretti, possibili ripercussioni sui passeggeri e danni per turismo e lavoro

Gli allarmi bomba sugli aerei, le minacce anonime e i cyberattacchi rischiano di provocare conseguenze economiche pesantissime, ben oltre i disagi immediati per i passeggeri e le compagnie aeree. Il costo diretto degli allarmi può raggiungere qualche milione di euro, ma il danno più significativo potrebbe derivare dalla paura di volare e da un conseguente calo della domanda di trasporto aereo. In questo scenario, le perdite complessive potrebbero arrivare nell’ordine delle centinaia di milioni di euro, con ripercussioni che interesserebbero non soltanto il settore dell’aviazione, ma anche il turismo, i viaggi di lavoro e le opportunità di studio. A quantificare i possibili effetti economici è Andrea Giuricin, economista dei Trasporti dell’Università di Milano Bicocca, che in un’intervista all’AdnKronos ha analizzato le conseguenze degli allarmi e delle minacce che stanno alimentando preoccupazione nel settore aereo. Il rischio maggiore, secondo l’esperto, non riguarda esclusivamente i costi immediati, ma anche le possibili modifiche nei comportamenti dei viaggiatori.

Allarmi bomba sugli aerei, quanto costano: la stima dell’economista

La prima conseguenza economica degli allarmi bomba riguarda i costi direttamente collegati alle criticità che interessano i voli. Una spesa che, secondo Giuricin, può raggiungere cifre considerevoli. “Il costo diretto – dice all’AdnKronos l’economista dei Trasporti Andrea Giuricin dell’Università di Milano Bicocca – è nell’ordine di qualche milione di euro per i voli”. Si tratta tuttavia soltanto di una parte del possibile danno economico. Il problema assume una dimensione molto più ampia quando si considerano le conseguenze che la diffusione della paura potrebbe avere sulla domanda di trasporto aereo. La percezione del rischio, infatti, potrebbe influenzare le decisioni di viaggio e determinare una riduzione degli spostamenti. “Se ci fosse un rallentamento della domanda per la paura che si vuole creare – dice Giuricin – l’impatto sarebbe nell’ordine delle centinaia di milioni di euro”.

Trasporto aereo e turismo, il rischio di perdite fino a 200 milioni di euro

Le conseguenze economiche di un eventuale calo dei passeggeri non si limiterebbero ai bilanci delle compagnie aeree. Il trasporto aereo rappresenta infatti un elemento fondamentale per numerose attività economiche, dagli spostamenti turistici ai viaggi professionali, fino alle occasioni di studio e di lavoro. Giuricin richiama l’attenzione proprio sugli effetti trasversali di una possibile contrazione della domanda, prendendo in considerazione uno scenario nel quale anche una diminuzione contenuta dei passeggeri potrebbe produrre conseguenze rilevanti sull’economia italiana. “E’ chiaro – spiega l’esperto snocciolando i conti sull’Italia – che se anche l’impatto fosse piccolo, ad esempio lo 0,5% di passeggeri in meno in questi due mesi, ci sarebbe un impatto sul settore turistico e del business in generale. Non solo per le compagnie aeree che potrebbero avere qualche decina di milioni di passeggeri in meno e qualche milione di costi, ma anche sul sistema turistico per un impatto che potrebbe raggiungere anche i 200 milioni di euro”. La stima evidenzia come anche una variazione relativamente contenuta della domanda possa avere effetti economici importanti. L’ipotesi di una riduzione dello 0,5% dei passeggeri nell’arco di due mesi viene utilizzata dall’economista per descrivere le possibili ripercussioni sul sistema turistico e sulle attività economiche collegate ai viaggi. Il valore di 200 milioni di euro rappresenta quindi un possibile impatto sul turismo nello scenario delineato dall’esperto, non un danno già accertato. La dimensione delle conseguenze dipenderebbe dall’effettiva risposta dei viaggiatori al clima di preoccupazione.

Minacce e cyberattacchi, le conseguenze economiche oltre il settore aereo

Il problema degli allarmi bomba, delle minacce anonime e dei cyberattacchi assume dunque una rilevanza che supera quella delle singole criticità legate ai voli. La questione centrale riguarda il rapporto tra sicurezza percepita e propensione a viaggiare, un elemento capace di incidere sui meccanismi di domanda e offerta del trasporto aereo. Le possibili ripercussioni coinvolgono attività economiche differenti. Una riduzione degli spostamenti, infatti, potrebbe tradursi in minori opportunità per il settore turistico, ma anche in difficoltà per i viaggi legati agli impegni professionali, alla formazione e alla ricerca di occasioni lavorative. È proprio questa estensione dei potenziali danni a rendere particolarmente rilevante l’analisi economica di Giuricin: alla spesa diretta legata agli allarmi si potrebbe aggiungere un effetto più ampio, determinato dall’eventuale diminuzione della domanda di voli e dalle conseguenze sulle attività che dipendono dalla mobilità aerea.

Paura di volare e sicurezza aerea, Giuricin ricorda: il trasporto aereo resta il mezzo più sicuro

Accanto alle valutazioni economiche, l’esperto sottolinea un aspetto fondamentale nel dibattito sulla sicurezza dei voli. Nonostante le preoccupazioni alimentate dalle notizie degli ultimi giorni, il trasporto aereo continua a distinguersi per i livelli di sicurezza e per le procedure adottate. Giuricin invita infatti a ricordare che “è bene ricordare che il trasporto aereo rimane il mezzo più sicuro secondo le statistiche e quello con le procedure più avanzate”. Un richiamo che assume particolare importanza in un contesto segnato da allarmi e minacce capaci di generare ansia e preoccupazione. La sicurezza del trasporto aereo e la percezione che ne hanno i passeggeri rappresentano due aspetti distinti, ma strettamente collegati quando si valutano le possibili conseguenze sulla domanda di voli. Secondo l’analisi dell’economista, il vero rischio economico risiede proprio nella possibilità che la paura incida sulle scelte di viaggio. Una prospettiva che potrebbe trasformare episodi di allarme, già onerosi sul piano diretto, in un problema molto più esteso per il trasporto aereo italiano e l’intero comparto turistico.