L’equilibrio termodinamico del pianeta Terra dipende in larga misura dai processi fisici, chimici e biologici che avvengono nelle regioni polari. L’Artico e l’Antartide rappresentano i più potenti regolatori dell’albedo globale, delle correnti oceaniche termoaline e dell’assorbimento atmosferico di anidride carbonica. Proprio per questa loro funzione biogeadattativa primaria, le dinamiche di scioglimento delle calotte e del ghiaccio marino non costituiscono soltanto un indicatore critico dell’evoluzione climatica, ma fungono da catalizzatore per profonde trasformazioni geomorfologiche ed ecologiche a livello planetario. Tuttavia, l’arretramento dei ghiacci ha accelerato una parallela alterazione degli equilibri antropici e strategici, spalancando l’accesso a rotte marittime finora impraticabili e a giacimenti sottomarini di risorse minerarie ed energetiche.
La complessa intersezione tra vulnerabilità ecologica, avanzamento della ricerca e nuove tensioni internazionali è stata al centro della Seconda Conferenza Nazionale della Difesa, intitolata «Artico e Antartide – Il Sistema Paese nello scenario internazionale e le nuove sfide della competizione globale», svoltasi il 29 ottobre 2026 presso il Centro Alti Studi Difesa – Scuola Superiore Universitaria (CASD) a Roma, su iniziativa del Sottosegretario di Stato alla Difesa Isabella Rauti. Come documentato nel report ufficiale curato dall’agenzia di stampa e comunicazione ItaliensPR, la comunità scientifica, le forze armate, le istituzioni e il comparto industriale hanno delineato una visione organica in cui la conoscenza scientifica costituisce il fondamento imprescindibile per governare la stabilità geopolitica globale.
Lo specchio del cambiamento climatico globale tra criosfera e innalzamento dei mari
L’evidenza empirica della trasformazione delle alte latitudini è stata presentata nel corso dei lavori attraverso i dati più aggiornati forniti dall’Istituto di Scienze Polari del Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR). La direttrice Giuliana Panieri ha illustrato i risultati di una ricerca condotta integrando le rilevazioni di ben 27 missioni satellitari coordinate tra il 1979 e il 2023, delineando una quantificazione rigorosa del bilancio di massa glaciale. In questo arco temporale, la perdita netta di ghiaccio ha raggiunto la cifra di 11.000 miliardi di tonnellate, un volume concettualmente equivalente a un blocco cubico di ghiaccio con uno spessore di ventitré chilometri per lato. Questo massiccio apporto d’acqua dolce negli oceani ha generato un incremento diretto superiore a tre centimetri nel livello medio dei mari, con ripercussioni asimmetriche ma pervasive sui bacini semichiusi e sulle aree costiere temperate.
Il sistema Terra opera come una fitta rete interconnessa dove la perturbazione di un singolo quadrante polare innesca risposte idrodinamiche e meteorologiche a migliaia di chilometri di distanza. Nazioni caratterizzate da uno sviluppo costiero esteso e fragile, come l’Italia nel bacino del Mediterraneo, risultano direttamente esposte all’innalzamento del livello marino, all’erosione litoranea e all’intensificazione di eventi meteorologici estremi indotti dalle oscillazioni della corrente a getto polare. La ricerca scientifica nelle zone glaciali travalica quindi la pura raccolta di misurazioni fisiche: essa si configura come un esercizio di costruzione fiduciaria, cooperazione internazionale e dialogo continuo con le comunità indigene locali, le quali detengono saperi ambientali preziosi per interpretare la resilienza degli ecosistemi polari in rapida transizione.
Mappatura dei fondali oceanici e ricerca idrografica nella piattaforma iNORTH
Se la superficie criosferica è costantemente monitorata dall’alto, le profondità abissali dell’Artico rimangono in gran parte sconosciute. Attualmente meno del trenta per cento dei fondali oceanici artici risulta adeguatamente mappato secondo gli standard batimetrici moderni. In questo contesto di marcata asimmetria informativa opera il programma iNORTH, una piattaforma di cooperazione scientifica multidisciplinare promossa dal Ministero della Difesa e dall’Istituto Idrografico della Marina Militare, in sinergia con il mondo universitario e i principali enti di ricerca nazionali. Come evidenziato dal contrammiraglio Fabrizio Orengo, il programma si sviluppa lungo sei direttrici che spaziano dal monitoraggio biogeochimico marino ai rilievi morfologici ad alta risoluzione, fino alla sperimentazione tecnologica e all’addestramento operativo degli equipaggi.
Nel corso di un decennio di campagne oceanografiche condotte prevalentemente a bordo della nave idro-oceanografica Alliance, il consorzio scientifico ha navigato per oltre settemila miglia nautiche nelle acque peripolari dell’arcipelago delle Svalbard, portando a termine la cartografia di oltre 32.000 chilometri quadrati di fondale marino. Questa titanica opera idrografica ha visto il coinvolgimento diretto di oltre centocinquanta ricercatori, cinque enti istituzionali, quattro atenei e molteplici partner industriali internazionali. La produzione di modelli batimetrici digitali tridimensionali non soltanto arricchisce il patrimonio della comunità scientifica aperta alla libera circolazione dei dati, ma fornisce parametri indispensabili per comprendere le dinamiche delle correnti di fondo e garantire la sicurezza della navigazione in mari finora inaccessibili, una capacità che verrà presto potenziata dall’ingresso in linea di nuove unità navali con specifiche polari avanzate.
La dimensione spaziale e l’osservazione satellitare di COSMO-SkyMed
Il monitoraggio sistematico di ambienti impervi e dinamicamente mutevoli richiede un’infrastruttura di osservazione della Terra capace di penetrare la coltre nuvolosa e la prolungata oscurità della notte polare. In tale ambito, la tecnologia radar ad apertura sintetica sviluppata dall’Italia rappresenta un’eccellenza riconosciuta a livello planetario. Il presidente di e-GEOS, Ezio Bussoletti, ha rimarcato come lo spazio sia ormai riconosciuto formalmente dalla NATO quale quinto dominio operativo, trasformando l’osservazione orbitale nel pilastro portante della consapevolezza situazionale polare e della tutela ambientale.
Senza l’impiego sinergico dei satelliti, le attività di ricognizione idrografica marittima e la sorveglianza costiera risulterebbero gravemente limitate da vincoli fisici e temporali insormontabili. La costellazione nazionale COSMO-SkyMed costituisce un modello di riferimento internazionale per la precisione radiometrica e la tempestività di rivisita dei dati interferometrici, indispensabili per misurare lo spostamento millimetrico dei ghiacci continentali e tracciare la deriva degli iceberg. Tale primato tecnologico impone una strategia educativa e formativa di lungo periodo, testimoniata dall’istituzione di percorsi accademici dedicati alla Space Economy in sinergia tra le Forze Armate e il sistema universitario, al fine di integrare la fisica dello spazio, l’ingegneria dei sensori e le discipline strategiche all’interno di un’unica matrice professionale.
L’Antartide come laboratorio naturale e il programma nazionale di ricerche PNRA
Agli antipodi del pianeta, l’Antartide incarna il più rigoroso esempio di diplomazia scientifica e coordinamento multidisciplinare. Il presidente dell’Istituto Nazionale di Oceanografia e di Geofisica Sperimentale (OGS), Nicola Casagli, ha posto l’accento sulla centralità dell’Oceano Meridionale nel bilancio energetico globale. Tale massa d’acqua governa la circolazione termoalina planetaria, agisce da principale spugna termica e assorbe frazioni imponenti del carbonio atmosferico, influenzando direttamente i regimi meteorologici dell’emisfero boreale e del Mediterraneo.
Perno operativo della ricerca oceanografica italiana in questo quadrante è la nave rompighiaccio Laura Bassi, l’unica unità battente bandiera italiana specificamente allestita per compiti di ricerca oceanografica e geofisica in acque polari. Operando come un vero e proprio laboratorio scientifico galleggiante all’interno del Programma Nazionale di Ricerche in Antartide (PNRA), gestito in stretta cooperazione con il CNR e l’ENEA, la rompighiaccio consente l’analisi chimico-fisica delle masse d’acqua profonde, l’interazione tra correnti subsuperficiali e piattaforme galleggianti, nonché la campionatura paleoclimatica dei sedimenti marini.
L’impalcatura logistica ed etica di questa avventura scientifica quarantennale poggia sulla convergenza tra enti civili e supporto militare. Come ricordato da Francesca Mariotti, direttrice dell’ENEA, l’agenzia sovrintende alla costruzione, gestione ingegneristica e manutenzione delle stazioni scientifiche, a partire dalla base costiera Mario Zucchelli fino alla stazione italo-francese Concordia, ubicata sull’inospitale plateau a oltre tremila metri di quota. Più di duecento esperti vengono selezionati e preparati ogni anno sotto il profilo psico-fisico per resistere all’isolamento totale e a temperature inferiori a ottanta gradi sottozero. Il presidente della Commissione Scientifica Nazionale per l’Antartide, Silvano Onofri, e il generale Carlo Di Somma hanno ribadito che la continuità operativa di queste missioni è resa possibile dal supporto delle Forze Armate, le quali garantiscono ponti aerei con velivoli dell’Aeronautica Militare, la gestione della pista su ghiaccio di Boulder Clay e la sicurezza garantita da alpini e subacquei militari. Questa complessa architettura continua a trarre la propria legittimità internazionale dai principi del Trattato Antartico del 1959, pietra miliare del diritto internazionale che riserva l’intero continente australe alla scienza e alla pace.
La convergenza geostrategica tra rotte marittime e risorse naturali critiche
La progressiva trasformazione dell’Artico in un bacino marittimo navigabile sta ridisegnando le geografie del commercio mondiale e della concorrenza economica. Il direttore esecutivo dell’Arctic Economic Council, Mads Qvist Frederiksen, ha evidenziato come l’area polare settentrionale custodisca riserve stimate rilevantissime di idrocarburi, ricchi bacini alieutici e imponenti concentrazioni di terre rare e metalli critici indispensabili per l’elettrificazione industriale, le filiere aerospaziali e le apparecchiature avanzate di difesa. Attualmente una quota significativa del gas naturale liquefatto destinato ai mercati europei proviene dai terminali norvegesi, mentre gli investimenti estrattivi aumentano costantemente.
Tuttavia, l’apertura delle rotte artiche, come il Passaggio a Nord-Est lungo le coste siberiane o il Passaggio a Nord-Ovest attraverso l’arcipelago canadese, non deve essere interpretata come un immediato automatismo logistico globale. La variabilità dei banchi di ghiaccio, i costi assicurativi proibitivi e la carenza di approdi sicuri impongono cautela. In questo scenario, come sottolineato dal Presidente del Consiglio Giorgia Meloni nel suo messaggio inviato al CASD, l’Italia rivendica il proprio ruolo di nazione marittima proiettata nel bacino mediterraneo, inteso quale ponte strategico tra l’Atlantico e l’Indo-Pacifico. Lo sviluppo di direttrici transpolari, lungi dal marginalizzare i traffici meridionali, potrebbe ridefinire le interconnessioni portuali e richiedere una rigorosa diversificazione degli approvvigionamenti, affinché le vie di transito rimangano libere, regolate e sicure contro tentativi di monopolizzazione mercantile.
Deterrenza militare e sicurezza delle infrastrutture sottomarine nella nuova strategia europea
La trasformazione dello scacchiere polare non riguarda unicamente la dimensione mercantile, ma impatta direttamente l’architettura della sicurezza collettiva euroatlantica. Il Capo di Stato Maggiore della Difesa, generale Luciano Portolano, e il Ministro della Difesa Guido Crosetto hanno ribadito l’esigenza di superare un approccio frammentato, riconoscendo la diretta connessione tra le latitudini estreme e la tutela degli interessi nazionali. Le severe condizioni ambientali sottopongono a stress estremo i materiali metallici, la densità energetica delle batterie e i protocolli di comunicazione radio e satellitare, richiedendo personale altamente specializzato, sistemi sensoriali operanti dallo spazio ai fondali e catene logistiche blindate.
Sul versante multilaterale, la recente adozione della nuova strategia artica dell’Unione Europea, approvata il 20 ottobre 2026 e illustrata dall’inviata speciale Claude Véron-Réville, individua quattro assi prioritari: difesa e resilienza, contrasto al dissesto climatico, sviluppo economico inclusivo e benessere delle comunità locali. L’attenzione si concentra in particolare sul concetto di Vicinato Settentrionale e sulla cooperazione con Stati Uniti, Regno Unito e Canada, necessaria per fronteggiare la crescente assertività della Federazione Russa, il potenziamento delle basi navali settentrionali e l’azione opaca della cosiddetta flotta ombra.
Particolare vulnerabilità è stata rilevata nei confronti delle infrastrutture critiche sottomarine. Le dorsali di cavi in fibra ottica che poggiano sui fondali artici e convogliano la quasi totalità delle comunicazioni finanziarie e telematiche tra il continente nordamericano e l’Europa risultano esposte ad atti di sabotaggio ibrido e interferenza sottomarina. A ciò si aggiunge una problematica di deterrenza nucleare fondamentale: dal punto di vista balistico, le traiettorie tracciate sopra la calotta polare artica rappresentano la via più breve tra le superpotenze atomiche. Il transito ipersonico o missilistico su queste latitudini riduce drasticamente i tempi di preavviso radar e di intercettazione per i comandi di difesa aerea nordamericani, motivando il massiccio rafforzamento dei sistemi di sorveglianza integrata dell’Alleanza Atlantica.
Verso un’architettura polare integrata tra diplomazia scientifica e difesa totale
La complessità del quadro contemporaneo esclude la possibilità di approcci isolazionisti da parte delle singole nazioni. L’ex presidente dell’Islanda e attuale presidente dell’Arctic Circle, Ólafur Ragnar Grímsson, ha osservato che la polarità artica non è un blocco omogeneo: la Russia controlla geograficamente circa metà della regione e, a seguito delle mutate relazioni diplomatiche conseguenti all’invasione dell’Ucraina, ha accelerato un asse cooperativo con partner asiatici quali Cina e India nei settori dell’energia fossile e delle rotte marittime. Questa convergenza economica e militare tra potenze autoritarie sollecita una maggiore compattezza dell’Occidente, evitando divergenze politiche capaci di indebolire la deterrenza democratica.
Nelle conclusioni della conferenza al CASD, il Sottosegretario Isabella Rauti e l’Inviato Speciale per l’Artico Agostino Pinna hanno ribadito come l’impegno italiano trovi la sua naturale forza nell’integrazione tra eccellenza scientifica e proiezione strategica. Iniziative storiche come il centenario del volo polare di Umberto Nobile e il trentesimo anniversario della base di ricerca artica Dirigibile Italia a Ny-Ålesund testimoniano una presenza continuativa e rispettata. La dottrina della Difesa Totale, formalizzata negli indirizzi strategici nazionali, punta a fondere la diplomazia della ricerca con la prontezza tecnologica delle Forze Armate e la capacità innovativa dell’industria aerospaziale e marittima. L’obiettivo ultimo perseguitato dalla comunità scientifica e istituzionale italiana non è la militarizzazione dei poli, bensì la costruzione di un’architettura multilaterale in grado di tutelare gli ecosistemi più fragili del pianeta e, al contempo, garantire la sicurezza e la cooperazione pacifica all’interno del nuovo ordine internazionale.
