Per circa cinque secoli, a partire dal 1300 circa, l’Europa ha attraversato periodi caratterizzati da un clima insolitamente freddo e condizioni estreme, un fenomeno noto collettivamente come Piccola Era Glaciale. Anche la Transilvania, regione storica situata nell’odierna Romania, ne fu colpita; tuttavia, le informazioni sull’effettiva gravità della situazione erano frammentate in antichi registri cittadini, archivi parrocchiali, resoconti di viaggio, nonché diari amministrativi e monastici.
In uno studio pubblicato su PLOS Climate, i ricercatori descrivono come abbiano esaminato centinaia di pagine secolari nel tentativo di ricostruire le dinamiche climatiche del XVII secolo, un’epoca già nota per essere stata uno degli intervalli più freddi della Piccola Era Glaciale. Il team, guidato da Ovidiu Răzvan Gaceu dell’Università di Oradea (Romania), ha raccolto 937 testimonianze scritte provenienti da 68 località della Transilvania. Le informazioni sono state suddivise in diverse categorie: menzioni esplicite delle condizioni meteorologiche; indicatori indiretti, come il ritardo nella maturazione dei raccolti o il congelamento dei fiumi; e le relative conseguenze, tra cui la distruzione dei raccolti e l’impennata dei prezzi dei generi alimentari.
Un quadro attendibile del passato
Successivamente, gli autori dello studio hanno dovuto verificare l’accuratezza dei documenti scritti. Quando una fonte storica menziona il freddo o il maltempo, non si può dare per scontato che l’autore sia stato del tutto preciso o obiettivo: le persone, infatti, possono esagerare o ricordare in modo errato. Per escludere dati potenzialmente inesatti, ogni testimonianza è stata valutata da due ricercatori, che hanno conservato solo gli eventi confermati da più fonti. I risultati sono stati inoltre confrontati con prove fisiche derivanti dall’analisi del ghiaccio nelle grotte e dagli anelli di accrescimento degli alberi. “Le testimonianze documentarie storiche illustrano non solo il verificarsi di anomalie climatiche, ma anche il modo in cui le comunità hanno percepito, vissuto e reagito allo stress ambientale”, ha osservato il team di ricerca.
Inverni rigidi ed eventi meteorologici estremi
I risultati hanno svelato una realtà cupa. Dai documenti sono emersi 55 inverni eccezionalmente rigidi nel corso del XVII secolo, 36 dei quali concentrati tra il 1645 e il 1700. Non sono mancati, tuttavia, momenti di tregua: gli abitanti hanno talvolta sperimentato anche estati calde e inverni miti. Analizzando specifici pattern meteorologici, si è riscontrato che precipitazioni eccessive e altre condizioni di inusuale umidità si sono verificate molto più frequentemente dei periodi di siccità, sebbene anche questi ultimi abbiano avuto luogo.
Quale fu, dunque, l’impatto di tali estremi climatici? Com’era prevedibile, essi contribuirono al fallimento dei raccolti, a un’impennata dei prezzi dei generi alimentari, a una diffusa carestia e a condizioni che favorirono il propagarsi di malattie come la peste. Il clima rigido non fece che aggravare la vita quotidiana di popolazioni già duramente provate da guerre e instabilità politica.
I fattori che hanno contribuito
Secondo lo studio, tra i possibili fattori che hanno contribuito al raffreddamento della regione figurano una riduzione dell’attività del Sole, eruzioni vulcaniche e mutamenti nelle correnti dei venti. I ricercatori, tuttavia, non sono stati in grado di stabilire in che misura ciascuno di questi elementi abbia influito sulle condizioni meteorologiche in Transilvania. “Le anomalie climatiche vanno dunque intese come fattori di stress aggiuntivi, capaci di intensificare le pressioni già esistenti, piuttosto che come cause uniche di carestie, epidemie o più ampi sconvolgimenti sociali”, concludono.
