Inverno 2026-2027 negli USA orientali: temperature sopra la media, ma cresce il rischio di grandi nevicate tra fine gennaio e febbraio

Un inverno che potrebbe entrare nel vivo nella seconda parte della stagione: il segnale di fondo resta mite, ma l’evoluzione di El Niño e della PDO potrebbe favorire alcune incursioni fredde

L’inverno 2026-2027 potrebbe seguire una traiettoria diversa da quella che molti appassionati di neve si aspettano: il quadro stagionale complessivo indica temperature superiori alla media, ma non esclude episodi invernali intensi e nevicate anche abbondanti, soprattutto tra la fine di gennaio e la seconda metà di febbraio. La previsione descrive quindi una stagione potenzialmente “ritardata”, con un avvio meno incisivo e una parte finale più dinamica, quando alcune irruzioni fredde potrebbero riuscire a interagire con le perturbazioni in arrivo da sud-ovest.

I due elementi indicati come principali protagonisti sono un El Niño molto forte, con il nucleo delle anomalie calde orientato verso il Pacifico orientale, e una Pacific Decadal Oscillation (PDO) debolmente negativa, che potrebbe perdere gradualmente intensità durante l’inverno e avvicinarsi alla neutralità, o diventare debolmente positiva, entro febbraio. Secondo l’ultimo aggiornamento del Climate Prediction Center disponibile al 2 novembre, l’El Niño era in ulteriore rafforzamento e veniva considerato probabile almeno fino alla stagione gennaio-marzo 2027; le anomalie più elevate si osservavano nel Pacifico equatoriale orientale, un quadro coerente con una configurazione più orientale del fenomeno.

El Niño e PDO: il contesto stagionale, non una previsione del singolo temporale

El Niño modifica il rilascio di calore e umidità nell’atmosfera tropicale e può influenzare la posizione e l’intensità della corrente a getto, con effetti sul percorso seguito dai sistemi di bassa pressione. Negli inverni caratterizzati da El Niño, il getto tende spesso a diventare più attivo lungo gli Stati Uniti meridionali, aumentando le occasioni di precipitazione in alcune aree del Sud e lungo la costa orientale; si tratta però di schemi medi, che non stabiliscono da soli dove e quando nevicherà in una determinata città. NOAA sottolinea infatti che gli effetti associati a ENSO sono probabilistici e possono variare da un evento all’altro.

El Niño e PDO

Anche la PDO descrive una configurazione di lungo periodo delle temperature oceaniche nel Pacifico settentrionale e può concorrere a modificare il contesto su cui agisce El Niño. Una fase negativa presenta anomalie oceaniche opposte a quelle tipiche della fase positiva, ma il suo andamento non offre un’indicazione diretta e sicura sulle nevicate della costa orientale. In questa previsione, l’eventuale attenuazione della PDO negativa viene interpretata come una possibile condizione favorevole a una maggiore variabilità nella seconda parte dell’inverno, quando correnti più fredde potrebbero scendere verso gli Stati Uniti orientali e incontrare il ramo meridionale del getto. È uno scenario da seguire, non una certezza: la PDO può cambiare intensità e i suoi effetti dipendono anche dalla configurazione atmosferica presente in quel momento.

La finestra più interessante: dal 20 gennaio al 20 febbraio

Il periodo indicato come potenzialmente più favorevole alle grandi nevicate si estende all’incirca dal 20 gennaio al 20 febbraio, con le probabilità che sembrano concentrarsi soprattutto in febbraio. In quella finestra potrebbe aumentare la possibilità che una fase fredda riesca a coincidere con il passaggio di una perturbazione intensa, creando le condizioni per una Nor’easter: una vasta tempesta costiera, accompagnata da venti forti da nord-est, precipitazioni diffuse e, quando l’aria fredda è sufficientemente presente, nevicate importanti su parte del Nord-Est e della costa atlantica.

La previsione lascia aperta anche la possibilità che il principale episodio nevoso arrivi nelle ultime una o due settimane di gennaio. La differenza tra una nevicata abbondante e una tempesta storica potrebbe dipendere da dettagli che le previsioni stagionali non possono risolvere con mesi di anticipo: la posizione esatta della depressione, la traiettoria dei venti, la quantità di aria fredda disponibile e il momento in cui il sistema raggiunge la costa. Per questo, un inverno mediamente mite può comunque contenere una o più tempeste di neve rilevanti, se gli ingredienti giusti si combinano per un breve periodo.

Inverno più mite, ma nevicate forse vicine alla media

La stima fornita per la stagione indica temperature complessive circa 3-5°F sopra la media, equivalenti a circa 1,7-2,8°C, e accumuli di neve potenzialmente vicini alla norma, nell’ordine di 20-30 pollici, cioè circa 51-76 centimetri. Questi valori vanno riferiti all’area considerata dall’outlook: senza una località o una regione più precisa non possono essere estesi all’intera costa orientale degli Stati Uniti, dove le normali climatiche e gli accumuli possono cambiare sensibilmente da una zona all’altra.

La coesistenza di temperature stagionali sopra la media e nevicate prossime alla norma non è una contraddizione. Una stagione può risultare mite nel bilancio complessivo e produrre comunque uno o due episodi molto nevosi, se le fasi più fredde coincidono con tempeste ben organizzate. In questo scenario il punto decisivo non sarebbe il freddo costante, ma la possibilità di brevi incursioni fredde capaci di sovrapporsi alle precipitazioni più intense.

Il ruolo della posizione di El Niño

Un’incertezza importante riguarda la distribuzione delle anomalie calde nel Pacifico equatoriale. Se El Niño mantenesse una configurazione prevalentemente orientale, simile per alcuni aspetti a quella osservata nel 1997-1998 e nel 2023-2024, l’outlook considera meno probabile una grande tempesta di neve nell’area di riferimento. Se invece le anomalie si estendessero maggiormente verso il Pacifico centrale, assumendo una configurazione più “estesa” o basin-wide, aumenterebbero le possibilità di una circolazione favorevole a episodi nevosi importanti, con gli inverni 1982-1983 e 2015-2016 citati come paragoni indicativi.

Questi confronti storici aiutano a immaginare alcuni possibili schemi atmosferici, ma non sono previsioni per analogia: ogni evento di El Niño ha caratteristiche proprie e si combina con altri fattori, compresi lo stato della PDO e la distribuzione della pressione sull’Atlantico e sul continente nordamericano. Il messaggio centrale dell’outlook è dunque quello di un inverno probabilmente più mite della media, ma con una finestra di maggiore attenzione per la neve tra fine gennaio e febbraio, quando una o più fasi fredde potrebbero favorire una Nor’easter significativa. I dettagli su tempi, traiettoria e accumuli potranno essere valutati soltanto quando i sistemi meteorologici entreranno nel campo delle previsioni a medio e breve termine.