L’impronta geologica di Stonehenge: come la scienza sta risolvendo un enigma lungo un secolo

L'analisi geologica più dettagliata mai condotta sulla "Pietra dell'Altare" offre “un quadro estremamente nitido della sua composizione, mettendo alla prova le principali teorie sulla sua provenienza”

La caccia all’origine della misteriosa “Pietra dell’Altare” di Stonehenge è entrata in una nuova fase: gli scienziati hanno escluso diverse località precedentemente ipotizzate, avvicinandosi così all’identificazione della sua provenienza. Un nuovo studio, pubblicato su Journal of the Geological Society, offre l’analisi geologica più dettagliata mai condotta su questo blocco di sei tonnellate. Per oltre un secolo, archeologi e geologi hanno ritenuto che la caratteristica lastra di arenaria – lunga 4,9 metri e situata nel cuore del celebre monumento neolitico nella piana di Salisbury – provenisse dal Galles. Tale teoria è stata però smentita da recenti ricerche che, grazie a moderne tecniche analitiche, indicano invece il nord-est della Scozia come possibile luogo d’origine.

Analisi dell’impronta geologica della pietra

Nel tentativo di risolvere uno dei misteri geologici più longevi legati a Stonehenge, un team internazionale di scienziati ha riesaminato la Pietra dell’Altare avvalendosi di una vasta gamma di test scientifici. Integrando nuove osservazioni sulla pietra con uno studio dettagliato di alcuni frammenti conservati in collezioni museali, i ricercatori ne hanno analizzato la struttura, i minerali, la composizione chimica e le caratteristiche isotopiche, nel tentativo di far luce sulle sue origini. Finora, le ricerche condotte nel Bacino Orcadiano, nel nord-est della Scozia, non hanno ancora individuato un sito che presenti le medesime caratteristiche della Pietra dell’Altare.

Duncan Pirrie, professore emerito presso l’Università del Galles del Sud e coordinatore dello studio, ha dichiarato: “si tratta dell’indagine geologica più completa mai realizzata sulla Pietra dell’Altare. Combinando diverse tecniche analitiche, abbiamo ottenuto un quadro estremamente nitido della sua composizione, mettendo alla prova le principali teorie sulla sua provenienza“. “Al momento, nessuna delle località esaminate possiede l’insieme di caratteristiche che contraddistingue la Pietra dell’Altare. Ciò significa che la ricerca non è ancora conclusa, ma ora disponiamo di strumenti migliori per concentrarci sulle aree in cui è più probabile trovare una risposta”.

Restringere il campo in Scozia

Richard Bevins, professore onorario presso il Dipartimento di Geografia e Scienze della Terra dell’Università di Aberystwyth, ha affermato: “per quasi un secolo, l’opinione prevalente è stata che la Pietra dell’Altare provenisse dal Galles occidentale. La nostra ricerca precedente ha smentito tale ipotesi, indicando invece la Scozia come luogo di provenienza più probabile. Questo nuovo studio circoscrive notevolmente il campo di ricerca, individuando le specifiche caratteristiche geologiche da ricercare; ciò consentirà di orientare in modo più efficace le indagini future. Con ogni nuova prova, ci avviciniamo alla soluzione di uno dei misteri più longevi di Stonehenge”.

Nick Pearce, professore emerito di geochimica presso il Dipartimento di Geografia e Scienze della Terra dell’Università di Aberystwyth, ha aggiunto: “in un’indagine geologica che somiglia a un giallo, escludere potenziali aree di provenienza è importante tanto quanto individuarne di nuove. Ogni sito escluso restringe il campo e ci porta più vicini alla scoperta dell’origine della Pietra dell’Altare. Questa pietra è un elemento unico tra quelli presenti a Stonehenge; risalire alla sua provenienza offrirebbe nuove e preziose informazioni sul suo straordinario viaggio verso la piana di Salisbury, avvenuto migliaia di anni fa”.

Ricostruire un viaggio preistorico

Stonehenge è stato costruito in diverse fasi, tra il 3000 e il 1600 a.C. circa. Il monumento è celebre a livello internazionale per il trasporto a lunga distanza dei suoi megaliti: le cosiddette “pietre blu” (bluestones), di dimensioni minori, hanno percorso circa 225 chilometri dal Galles occidentale. I ricercatori auspicano che l’impronta geologica dettagliata, definita dallo studio, possa infine contribuire a identificare con precisione la provenienza della Pietra dell’Altare, offrendo al contempo nuove prospettive su una delle imprese ingegneristiche più straordinarie della preistoria.