Meteo: MJO e AAM possono ridisegnare la circolazione sull’Europa. Metà novembre tempestosa, a dicembre cresce l’ipotesi del blocco anticiclonico

La Madden-Julian Oscillation potrebbe avanzare dall’Oceano Indiano verso le fasi 3 e 4, mentre le proiezioni indicano un forte impulso del mountain torque sull’Asia. Insieme, questi segnali possono favorire una nuova configurazione della circolazione atmosferica

La seconda metà di novembre si apre con segnali di grande interesse per l’evoluzione del tempo in Europa. Le mappe e gli indici disponibili prospettano una possibile interazione tra la Madden-Julian Oscillation, o MJO, la variazione del momento angolare atmosferico, indicato con la sigla AAM e la circolazione di El Niño. Questa combinazione potrebbe favorire una fase più dinamica e perturbata sull’Europa occidentale e centrale, prima di lasciare spazio, tra la fine del mese e l’inizio di dicembre, a una possibile riorganizzazione delle correnti e a condizioni più favorevoli alle alte pressioni alle latitudini settentrionali.

È una prospettiva da seguire con attenzione, ma non ancora una previsione definitiva. La MJO è un’onda di convezione tropicale che si sposta verso est con un ciclo di diverse settimane e può contribuire a generare treni di onde di Rossby, capaci di propagarsi verso le medie latitudini e influenzare il tempo anche a distanza di giorni. L’effetto sull’Europa, tuttavia, dipende dalla fase raggiunta, dalla sua intensità, dalla velocità di propagazione e soprattutto dallo stato di fondo della circolazione: in questo caso, El Niño rappresenta un fattore importante. Gli studi mostrano infatti che ENSO può modificare il modo in cui le teleconnessioni della MJO si propagano verso il Nord Atlantico e l’Europa.

Mjo CFS

MJO in possibile avanzamento verso le fasi 3 e 4

I diagrammi RMM allegati, che descrivono la posizione e l’intensità della MJO, mostrano un’attività in crescita sull’Oceano Indiano e una possibile prosecuzione verso le fasi 3 e 4 nel corso di novembre. Una MJO attiva in queste fasi può contribuire a modificare la propagazione delle onde atmosferiche e, con un certo ritardo, influenzare il flusso occidentale e la disposizione delle depressioni sull’Atlantico e sull’Europa.

La previsione, però, non è concorde. Le traiettorie GEFS e CFS rappresentate nelle mappe si spingono verso un’evoluzione più ampia e una progressione verso est, mentre l’ensemble ECMWF appare più compatto vicino al centro del diagramma, segnale di una MJO prevista in indebolimento o meno organizzata. Anche il Climate Prediction Center statunitense descrive una situazione incerta: alcuni modelli sostengono una propagazione più netta verso il Pacifico occidentale, mentre altri vedono un segnale meno persistente e in attenuazione. Nella valutazione del CPC, inoltre, El Niño resta il principale elemento di fondo nei tropici e può interferire con il segnale della MJO.

Questo confronto è centrale per interpretare gli scenari europei. Una MJO robusta e in effettiva propagazione potrebbe rafforzare le teleconnessioni verso il settore euro-atlantico; se invece rallentasse o si indebolisse, il suo contributo sarebbe più difficile da distinguere da quello di El Niño e dalla variabilità interna dell’atmosfera. La fase della MJO, da sola, non basta quindi a stabilire dove si disporrà il jet o quale area europea sarà raggiunta dalle depressioni.

L’impulso del mountain torque e la crescita dell’AAM

Un altro elemento delle mappe riguarda il mountain torque, cioè lo scambio di momento angolare atmosferico che si verifica quando la circolazione interagisce con le grandi catene montuose. Nel grafico allegato, la componente associata alle montagne mostra una marcata impennata positiva prevista, con un picco molto pronunciato e valori poi in calo ma ancora positivi in una parte delle corse. La componente di attrito, invece, tende prevalentemente verso valori negativi.

Questi contributi partecipano al bilancio dell’AAM, ma il grafico di una singola componente non descrive da solo l’intera tendenza globale: entrano in gioco anche attrito, trasporto di momento angolare e altri processi atmosferici. L’immagine suggerisce dunque un possibile impulso significativo, non una misura completa e certa della risposta futura della circolazione. Gli studi sul bilancio dell’AAM collegano le variazioni dei torque e i trasporti di momento angolare alla circolazione su larga scala e alla formazione di treni di onde atmosferiche.

La presenza di una forte anomalia del mountain torque sull’Asia orientale può essere rilevante perché l’interazione tra i flussi e l’orografia contribuisce a riorganizzare la circolazione e a generare o modificare onde di Rossby. Se il segnale previsto si confermasse e si integrasse con una MJO attiva, potrebbe aggiungere energia alla riorganizzazione atmosferica attesa nelle prossime settimane. Il passaggio da questo impulso a uno specifico regime europeo, però, non è automatico: dipende da come le onde si propagheranno e da come interagiranno con il jet e con la circolazione di El Niño.

Dal 15 al 22 novembre cresce l’ipotesi di una fase perturbata

Per l’Europa, la finestra tra il 15 e il 22 novembre appare quella più favorevole a condizioni instabili e a un flusso atlantico più attivo. In uno scenario del genere, una corrente a getto più intensa può guidare verso il continente depressioni e fronti perturbati, con passaggi piovosi e fasi ventose. Sull’Atlantico settentrionale e sulle isole britanniche potrebbe aumentare la possibilità di sistemi più profondi; resta tuttavia prematuro indicare con precisione traiettoria, intensità o date di eventuali tempeste nominate.

La grande incertezza emerge chiaramente dai tre cluster ECMWF per il periodo 15-17 novembre. I gruppi propongono configurazioni diverse del geopotenziale a 500 hPa e, di conseguenza, una diversa orientazione del flusso sull’Europa: la traiettoria delle depressioni potrebbe favorire maggiormente la Scozia, l’Inghilterra oppure spingersi verso la Francia. Questa divisione segnala che l’ensemble non ha ancora individuato un’unica soluzione dominante. La possibilità di una fase movimentata è quindi più solida del dettaglio geografico su chi riceverà i passaggi più intensi.

L’eventuale formazione di una o più tempeste dipenderà da dove si disporrà il jet e da quanto rapidamente si approfondiranno le depressioni lungo il suo percorso. La MJO in fase 3 può contribuire a influenzare i regimi euro-atlantici con un certo ritardo, ma non determina da sola una successione di tempeste: la risposta cambia in relazione al contesto di ENSO e allo stato della circolazione. Anche la documentazione ECMWF sottolinea che le teleconnessioni della MJO aumentano l’informazione disponibile sulle evoluzioni a medio termine, senza fornire una traiettoria invariabile per il jet.

Tra il 22 e il 28 novembre il tempo potrebbe restare instabile, ma con minore incisività

Nella settimana successiva, dal 22 al 28 novembre, il segnale prospettato è quello di un’attività perturbata che potrebbe proseguire, ma con una possibile attenuazione rispetto alla fase centrale del mese. È uno scenario coerente con l’ipotesi di un graduale indebolimento dell’influenza zonale, anche se le mappe attuali non consentono di stabilire se si tratterà di una vera pausa o soltanto di un intervallo meno intenso tra diversi passaggi.

Molto dipenderà dalla progressione della MJO. Se il segnale tropicale continuasse a propagarsi verso est con ampiezza sufficiente, potrebbe contribuire a sostenere nuove onde atmosferiche; se invece si smorzasse, l’evoluzione europea sarebbe sempre più governata dalla circolazione atlantica e dal disegno imposto da El Niño. Per questa ragione è più corretto parlare di una possibile diminuzione dell’intensità del maltempo, non di un miglioramento certo e duraturo.

A dicembre si apre uno scenario di blocco, ma il freddo resta un’ipotesi

Guardando verso l’inizio di dicembre, alcuni elementi possono rendere plausibile una fase più bloccata alle alte latitudini. Un aumento dell’AAM, una MJO in avanzamento e una possibile propagazione di onde planetarie verso la stratosfera potrebbero concorrere a modificare la circolazione; se si verificasse anche una significativa risposta del vortice polare, il quadro potrebbe diventare più favorevole alla formazione di anticicloni alle alte latitudini.

La prospettiva di un riscaldamento stratosferico improvviso, o SSW, va però trattata con prudenza. Le mappe e le valutazioni disponibili mostrano la possibilità di una forte perturbazione del vortice, ma l’eventualità di un SSW maggiore e, soprattutto, la sua capacità di propagarsi verso la troposfera non sono fatti acquisiti. Il CPC segnala che una possibile transizione verso un SSW aggiunge incertezza alle previsioni, ricordando anche la rarità di un evento simile a novembre.

Anche qualora si verificasse un riscaldamento stratosferico, gli effetti al suolo non sarebbero immediati né uniformi: la propagazione verso il basso può richiedere tempo e la risposta dipende dalla configurazione troposferica preesistente. Un blocco alle alte latitudini potrebbe aprire la strada a discese fredde, ma la loro destinazione dipenderebbe dalla posizione dell’anticiclone e delle depressioni, oltre che dalla disponibilità di aria fredda. Per parlare di una vera irruzione invernale sull’Italia sarà necessario attendere segnali più coerenti nelle previsioni e una configurazione favorevole dei centri d’azione.

Il punto più interessante dell’aggiornamento è dunque il possibile cambio di ritmo: una seconda metà di novembre più dinamica, seguita forse da una circolazione meno zonale e più incline al blocco. La combinazione tra MJO, AAM e vortice polare offre una cornice fisica plausibile per questa evoluzione, ma il triplice scenario mostrato dai cluster ECMWF ricorda quanto sia ancora aperta la domanda decisiva: dove correrà il jet e quanto a nord o a sud porterà le perturbazioni? Rispondere a questo sarà essenziale per capire se dicembre si aprirà con il ritorno delle alte pressioni, con nuove piogge atlantiche o con le prime occasioni di freddo più consistente.