Ottobre è stato un mese particolarmente vivace sul piano sismico per l’Italia: le stazioni della Rete Sismica Nazionale dell’INGV hanno registrato 1.619 eventi, con una media superiore a 52 terremoti al giorno, un incremento netto rispetto a settembre e ai mesi precedenti. Di questi, 379 hanno avuto magnitudo pari o superiore a 2.0 e 54 hanno raggiunto o superato magnitudo 3.0, valori che riflettono la concentrazione di numerose scosse in alcune aree del Paese e, in modo particolare, la sequenza sviluppatasi nel Mar Tirreno meridionale, nei pressi delle Isole Eolie.
Il numero mensile, da solo, non racconta però tutta la storia: molti terremoti sono stati di bassa magnitudo e non percepiti dalla popolazione, mentre una parte significativa degli eventi si è concentrata in uno stesso settore geografico, dando origine a una sequenza di scosse. È proprio questa concentrazione, più che una distribuzione uniforme dell’attività sismica lungo la penisola, a spiegare l’aumento registrato nel conteggio di ottobre.
La sequenza sismica a nord-ovest delle Isole Eolie
L’episodio più rilevante del mese si è verificato il 23 ottobre alle 12:19, quando un terremoto di magnitudo momento Mw 5.5 è stato localizzato nel Tirreno meridionale, a nord-ovest dell’arcipelago eoliano. La scossa è stata avvertita distintamente nelle isole e lungo la costa settentrionale della Sicilia, attirando l’attenzione anche per la sua localizzazione in mare e per la magnitudo significativa. L’INGV ha indicato per lo stesso evento anche una magnitudo locale ML 5.0: le due sigle si riferiscono a diverse stime della grandezza del terremoto, e non sono valori da confondere o sommare.

Il terremoto più forte è stato il momento di massima energia di una sequenza iniziata nei giorni precedenti e proseguita anche nelle ore e nei giorni successivi. Nel corso di ottobre, nell’area a nord-ovest di Alicudi e Filicudi, l’INGV ha localizzato oltre 260 eventi; oltre alla scossa principale, la sequenza ha compreso un altro terremoto di magnitudo Mw 5.0 e cinque eventi con magnitudo compresa tra 4.0 e 4.8. Gli ipocentri di questi terremoti più energetici erano relativamente superficiali, a circa 10-11 chilometri di profondità, un elemento che contribuisce a spiegare perché il movimento sia stato avvertito in un’area ampia.
La zona delle Eolie si trova in un contesto geologico complesso, dove si intrecciano strutture tettoniche e processi legati alla convergenza tra la placca africana e quella eurasiatica. Nel Tirreno meridionale la placca africana sprofonda sotto la regione tirrenica, e la geometria di questo processo, insieme alla presenza di sistemi di faglie, rende l’area interessata da terremoti di caratteristiche e profondità differenti. La sequenza di ottobre va dunque letta nel quadro di una regione geologicamente attiva, senza attribuire a una singola scossa significati che i dati, da soli, non consentono di stabilire.
La magnitudo del 23 ottobre ha inoltre portato il Centro Allerta Tsunami dell’INGV a trasmettere alle autorità un messaggio informativo sul possibile rischio di maremoto. In seguito, il livello è stato portato ad “Advisory”, corrispondente a un’allerta arancione; le verifiche sui mareografi hanno poi escluso la presenza di uno tsunami e l’allerta è stata cancellata alle 13:22. La procedura ha permesso di attivare rapidamente le verifiche e di aggiornare il quadro man mano che diventavano disponibili nuovi dati.
Lo sciame sismico di Palena, ai piedi della Maiella
Un’altra area in cui si sono concentrate diverse scosse è quella di Palena, in provincia di Chieti, sul versante orientale della Maiella. Tra gli ultimi giorni di ottobre, numerosi eventi di bassa magnitudo hanno interessato il territorio, con la scossa più forte registrata il 29 ottobre, pari a ML 2.6. La sequenza era stata segnalata nei giorni precedenti e ha coinvolto anche i comuni vicini; l’attività è stata oggetto di attenzione da parte delle amministrazioni locali, che hanno attivato i rispettivi centri operativi comunali per seguire la situazione e informare la popolazione.
Uno sciame sismico è una serie di terremoti concentrati nel tempo e in una stessa area, senza che la definizione implichi necessariamente la presenza di una scossa principale seguita da repliche secondo uno schema prestabilito. Nel caso di Palena, gli eventi hanno avuto magnitudo contenute, ma la loro ripetizione ha reso l’attività chiaramente riconoscibile sulle mappe della sismicità e ha mantenuto alta l’attenzione degli abitanti. Le espressioni “sciame” e “sequenza” descrivono la distribuzione dei terremoti, ma non permettono da sole di prevedere come evolverà l’attività o se si verificheranno altre scosse.
L’area della Maiella conserva inoltre una storia sismica importante. Il catalogo dell’INGV documenta, tra gli eventi storici più forti dell’Appennino abruzzese, il terremoto del 3 novembre 1706, con area epicentrale nella Maiella e una magnitudo momento stimata di circa 6.8. Ricordare questa storia aiuta a comprendere perché il territorio sia oggetto di monitoraggio, ma non stabilisce un rapporto diretto tra quel terremoto e le scosse di bassa magnitudo registrate a Palena in ottobre: per interpretare la sismicità attuale servono analisi specifiche dei dati e delle strutture coinvolte.
Un mese intenso, ma con terremoti concentrati in poche aree
Il bilancio di ottobre restituisce quindi un quadro fatto di fenomeni diversi: da un lato una sequenza marina importante, con numerosi eventi e un terremoto di magnitudo 5.5 al largo delle Eolie; dall’altro, in Abruzzo, uno sciame composto da scosse più contenute nell’area di Palena. Il totale mensile ha superato quota 1.600 soprattutto perché diversi terremoti si sono concentrati in queste sequenze, mentre la maggior parte degli eventi registrati dalla rete nazionale resta di magnitudo bassa.
I numeri dell’INGV descrivono l’attività osservata e localizzata dalla rete di monitoraggio, ma il loro significato va interpretato con attenzione: un aumento degli eventi non equivale automaticamente a un aumento del rischio immediato per ogni territorio, così come una scossa di magnitudo contenuta non consente da sola di prevedere l’evoluzione di uno sciame. Il monitoraggio costante e la conoscenza della storia sismica locale restano strumenti essenziali per comprendere questi fenomeni e comunicare con precisione ciò che i dati mostrano.
