La missione Hera dell’ESA, dedicata specificamente alla difesa planetaria, ha da poco acquisito e trasmesso le sue primissime immagini ravvicinate del sistema binario di asteroidi Didymos, regalando una vista mozzafiato. Questo straordinario traguardo scientifico arriva a distanza di poco più di 2 anni dallo storico 26 settembre 2022, giorno memorabile in cui la sonda DART della NASA si è schiantata deliberatamente contro il più piccolo dei 2 corpi celesti, Dimorphos, per deviarne la traiettoria orbitale. In questa inquadratura, catturata dallo strumento monocromatico Asteroid Framing Camera di Hera da una distanza di soli 60 km, il corpo minore rimane quasi totalmente nascosto dall’ombra dello Spazio. Al contrario, l’asteroide principale attorno a cui orbita si mostra con una chiarezza disarmante.
Un nuovo mondo roccioso tutto da esplorare
L’immagine rivela i dettagli dell’asteroide principale Didymos, che vanta un diametro di 780 metri, mentre il suo piccolo compagno Dimorphos misura appena 151 metri. Il team scientifico è rimasto immediatamente sbalordito dalla mole di nuovi dati visivi forniti da questo scatto inedito, che mostra una faccia del sasso cosmico mai osservata in precedenza dalle sonde terrestri. “La prima cosa che abbiamo detto è stata wow!” osserva il ricercatore principale di Hera, Patrick Michel, direttore della ricerca presso CNRS e Observatoire della Côte d’Azur. “Questo è l’altro lato di Didymos rispetto a quello che la telecamera di DART ci ha mostrato poco prima dell’impatto, quindi ci sembra di guardare un mondo completamente nuovo. Questo lato di Didymos ha la stessa cresta centrale lungo il suo equatore che abbiamo visto prima, ma per il resto appare molto diverso, con molteplici massi e crateri e quelli che sembrano schemi di scanalature o creste“.
I segni dell’impatto e il trasporto di materia nel Sistema Solare
L’impatto storico di DART ha inevitabilmente sollevato tonnellate di polvere e detriti, creando una dinamica complessa tra i 2 corpi rocciosi. Lo scienziato della missione Hera dell’ESA, Michael Kueppers, ha aggiunto in proposito: “Poiché ci aspettiamo che molto del materiale espulso dall’impatto abbia attraversato lo spazio di circa 1 km da Dimorphos a Didymos, è possibile che alcune di queste caratteristiche abbiano origine da questo trasporto di materiale, e abbiamo un lavoro entusiasmante davanti a noi per capirlo. Non vediamo l’ora di vedere molto di più di entrambi i corpi e di mappare sistematicamente tutti i cambiamenti che identifichiamo“. Questo scontro monumentale ha reso il piccolo Dimorphos il 1° oggetto nell’intero Sistema Solare ad aver subito un’alterazione misurabile della sua orbita per mano umana. A seguito dell’urto con la sonda di 580 kg, che viaggiava a circa 6,1 km/s, la sua orbita attorno a Didymos si è accorciata di 33 minuti, con un margine di errore di 1 minuto, un risultato nettamente superiore rispetto a quanto calcolato in precedenza.
L’inizio di una lunga indagine spaziale a milioni di km dalla Terra
Dopo aver affrontato un lunghissimo volo di 2 anni per raggiungere questi asteroidi doppi, Hera si trova attualmente a 196,8 milioni di km dalla Terra ed è pronta a condurre una vera e propria indagine ravvicinata sulla scena dello schianto. Le imminenti scoperte di questa missione aiuteranno a trasformare il metodo dell’impatto cinetico per la deviazione degli asteroidi da un esperimento isolato a una tecnica ben compresa e potenzialmente ripetibile, qualora la Terra dovesse mai trovarsi sotto la minaccia di un corpo celeste. “Vedere questa immagine è un momento enormemente emozionante per tutta la famiglia Hera“, ha commentato il responsabile della missione Ian Carnelli. “Ci sono voluti anni di duro lavoro e dedizione per raggiungere questo punto, ma siamo motivati dal sapere che l’avventura è appena all’inizio!“. Ulteriori e più dettagliate immagini di entrambi gli asteroidi verranno rivelate al pubblico il 25 novembre.
