Inizia a restringersi la finestra temporale in cui dovrebbe avvenire il rientro in atmosfera del telescopio spaziale Swift della NASA. Secondo i calcoli dell’organizzazione statunitense Aerospace Corporation, il rientro è ora previsto per il 4 novembre alle 11:12 ora italiana, ma la previsione continua ad avere un importante margine di incertezza pari a circa 8 ore. Una parte significativa delle possibili traiettorie attraversa gli oceani, riducendo la probabilità che eventuali frammenti raggiungano aree abitate. Tuttavia, tra le aree potenzialmente interessate ci sono quelle comprese nella fascia equatoriale del pianeta, tra cui alcune zone dell’America centrale e meridionale, dell’Africa, dell’Asia sudorientale e dell’Australia settentrionale.
La finestra temporale del rientro si sta restringendo, ma gli scienziati rassicurano sulla gestione dell’evento, sottolineando come gran parte della struttura sia destinata a disintegrarsi in modo naturale a causa delle temperature estreme generate dall’attrito aerodinamico. Sebbene il calore incandescente distruggerà buona parte del veicolo, alcuni componenti più resistenti riusciranno a superare il muro di fuoco e raggiungere la superficie terrestre. Le probabilità che un detrito colpisca una persona restano comunque estremamente basse, calcolate nell’ordine di 1 su 2.100.
Una caccia alle esplosioni più potenti del cosmo
Dopo quasi 22 anni trascorsi nello Spazio a scrutare i fenomeni più affascinanti e violenti del cosmo, lo storico osservatorio Neil Gehrels Swift della NASA si prepara a un rientro di fuoco nell’atmosfera del nostro pianeta. Prima di chiudere i battenti, l’osservatorio ha regalato all’umanità scoperte senza precedenti. Lanciato per studiare i lampi di raggi gamma, considerati le esplosioni più potenti dell’universo, Swift ha operato per oltre 2 decenni come un autentico strumento multiuso per l’astronomia. Grazie ai suoi 3 telescopi all’avanguardia, il satellite ha osservato un’incredibile varietà di eventi cosmici, dalle galassie attive alimentate da enormi buchi neri supermassicci fino ai brillamenti a raggi X di stelle lontane. Il suo sguardo vigile si è spinto anche più vicino a noi, analizzando senza sosta asteroidi e comete in transito nel nostro Sistema Solare e inviando allerte tempestive agli altri centri di ricerca per coordinare le osservazioni globali. Un patrimonio di dati inestimabile, che continuerà a guidare il lavoro degli scienziati per molto tempo.
