Una scossa di terremoto di magnitudo 3.5 ha interessato la Calabria nel tardo pomeriggio di oggi, domenica 8 novembre 2026. Il sisma è stato registrato alle ore 17:58, a una profondità di 10 chilometri, secondo i dati dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV). L’evento ha interessato la provincia di Catanzaro, nell’area di Marcellinara. La scossa ha generato segnalazioni attraverso le applicazioni dedicate al monitoraggio dei terremoti. La mappa delle segnalazioni preliminari mostra una concentrazione particolarmente evidente nell’area compresa tra Lamezia Terme, Marcellinara e Catanzaro.
Terremoto oggi in Calabria, magnitudo 3.5 alle 17:58: la scossa nel Catanzarese
Il terremoto dell’8 novembre si è verificato nel settore centrale della Calabria, in un’area geograficamente strategica situata tra il versante tirrenico e quello ionico della regione. La magnitudo 3.5 indica un evento sismico generalmente classificato come lieve, ma potenzialmente avvertibile in maniera distinta dalla popolazione, soprattutto nei centri abitati vicini all’epicentro. La percezione del movimento dipende da diversi fattori, tra cui la distanza dalla sorgente del terremoto, la profondità, le caratteristiche geologiche locali e la tipologia degli edifici. La profondità ipocentrale di 10 chilometri colloca il terremoto tra gli eventi superficiali, una categoria che comprende i sismi originati nella parte più esterna della crosta terrestre. A parità di magnitudo, un terremoto superficiale può produrre oscillazioni maggiormente percepibili nelle aree prossime all’epicentro rispetto a un evento molto più profondo.
Le faglie della Calabria centrale e la sismicità dell’istmo di Catanzaro
La zona interessata dal terremoto appartiene a un contesto geologico particolarmente complesso. La Calabria centrale è attraversata da sistemi di faglie legati all’evoluzione tettonica dell’Arco Calabro, una struttura geologica che rappresenta uno dei settori più dinamici del Mediterraneo. Il territorio compreso tra Lamezia Terme, Marcellinara e Catanzaro è caratterizzato dalla presenza di strutture tettoniche che hanno contribuito, nel corso di milioni di anni, alla formazione e alla trasformazione del paesaggio regionale. L’area dell’istmo di Catanzaro costituisce un settore di particolare interesse per la geologia strutturale, in quanto rappresenta una zona di raccordo tra differenti unità geologiche della Calabria. La sismicità della regione è collegata ai processi di deformazione della crosta terrestre e al movimento relativo dei blocchi rocciosi lungo le faglie. Quando le tensioni accumulate superano la resistenza delle rocce, può verificarsi una rottura improvvisa che libera energia sotto forma di onde sismiche. È importante distinguere la presenza di sistemi di faglie nell’area dalla loro effettiva responsabilità in un singolo terremoto. La sola conoscenza della magnitudo, della profondità e della zona epicentrale non permette infatti di identificare con certezza la faglia responsabile della scossa del 8 novembre. Per una ricostruzione di questo tipo sono necessarie analisi sismologiche e geologiche specifiche.
Rischio sismico elevato nel Catanzarese: perché la Calabria è tra le regioni più esposte
La Calabria è una delle regioni italiane caratterizzate dalla maggiore pericolosità sismica. La sua posizione nel Mediterraneo centrale, nell’ambito dell’interazione tra le placche africana ed eurasiatica, contribuisce a determinare un quadro tettonico articolato, nel quale convivono differenti processi di deformazione della crosta. Numerosi territori della provincia di Catanzaro, compresi quelli del settore centrale della regione, ricadono nelle classi più elevate della classificazione sismica nazionale. Si tratta di una condizione legata alla possibilità che, nel lungo periodo, si verifichino terremoti capaci di produrre scuotimenti significativi. La pericolosità sismica, tuttavia, non coincide automaticamente con il rischio. Quest’ultimo dipende anche dall’esposizione della popolazione, dalla vulnerabilità del patrimonio edilizio e dalle caratteristiche del territorio. Due località sottoposte a uno scuotimento simile possono quindi registrare conseguenze molto differenti in funzione della qualità delle costruzioni e delle condizioni geologiche dei terreni. Un ruolo importante è svolto anche dagli effetti di sito. In presenza di particolari condizioni stratigrafiche e morfologiche, le onde sismiche possono subire fenomeni di amplificazione locale, producendo oscillazioni differenti anche tra aree relativamente vicine.
I grandi terremoti storici della Calabria: dal 1638 al disastro del 1905
La storia sismica della Calabria è segnata da alcuni degli eventi più distruttivi mai verificatisi sul territorio italiano. Il settore centrale della regione conserva in particolare la memoria dei terremoti del 1638, una sequenza di eventi catastrofici che provocò gravissime distruzioni in numerosi centri abitati calabresi. Il terremoto del 27 marzo 1638 devastò ampie porzioni della Calabria centro-settentrionale, interessando in maniera particolarmente grave l’area del Lametino e diversi territori dell’entroterra. Le scosse determinarono crolli, profonde trasformazioni del paesaggio e migliaia di vittime. La sequenza proseguì con altri forti eventi, tra cui quello del giugno dello stesso anno, che interessò ulteriormente la regione. Un altro riferimento fondamentale per la storia sismica del territorio è il terremoto del 1905, che colpì la Calabria l’8 settembre con effetti devastanti soprattutto nei territori delle attuali province di Vibo Valentia e Catanzaro. L’evento causò centinaia di vittime e danni gravissimi a numerosi centri abitati, rappresentando una delle maggiori catastrofi sismiche italiane del Novecento. A questi precedenti si aggiunge il terremoto del 28 dicembre 1908, che devastò Reggio Calabria e Messina, provocando una delle più gravi tragedie naturali della storia europea contemporanea. Sebbene l’area epicentrale fosse diversa da quella della scossa odierna, l’evento rappresenta un riferimento imprescindibile per comprendere la complessità e l’intensità della sismicità dell’Arco Calabro. I grandi terremoti del passato dimostrano la rilevanza della pericolosità sismica regionale, ma non costituiscono elementi dai quali ricavare una previsione temporale di nuovi eventi. La ricerca scientifica permette di individuare le aree maggiormente esposte e di studiarne le caratteristiche, senza poter stabilire in anticipo il momento esatto di un futuro terremoto.
Terremoto di magnitudo 3.5 a 10 chilometri di profondità: cosa significa
La magnitudo esprime la dimensione del terremoto attraverso una scala logaritmica associata all’ampiezza delle onde sismiche e all’energia liberata. Un incremento di un’unità di magnitudo corrisponde a un aumento dell’energia rilasciata di circa 32 volte. Anche differenze apparentemente contenute tra due valori possono quindi rappresentare variazioni importanti nelle caratteristiche fisiche degli eventi. Nel caso della scossa registrata alle 17:58 in provincia di Catanzaro, il valore di magnitudo 3.5 e la profondità di 10 chilometri descrivono un terremoto superficiale di energia relativamente contenuta rispetto ai grandi eventi distruttivi della storia regionale. L’effettiva intensità dello scuotimento nei singoli comuni, tuttavia, non può essere stabilita esclusivamente attraverso il valore della magnitudo. La distanza dall’epicentro, la propagazione delle onde e le condizioni locali del sottosuolo contribuiscono a determinare le oscillazioni percepite in superficie. La scossa di oggi richiama dunque l’attenzione sulla sismicità della Calabria centrale, un territorio nel quale il monitoraggio scientifico, la conoscenza delle faglie e la prevenzione del rischio sismico rappresentano aspetti fondamentali per la sicurezza degli insediamenti urbani.

