Il tumore del colon-retto nei giovani, una malattia i cui casi sono in aumento in tutto il mondo, presenta caratteristiche biologiche che lo distinguono dalle forme diagnosticate in età più avanzata. Una nuova scoperta scientifica, frutto di una ricerca internazionale guidata dall’Italia, ha individuato un collegamento inatteso tra queste neoplasie e i meccanismi che regolano lo sviluppo della placenta. Le cellule cancerose sono infatti capaci di riattivare programmi molecolari normalmente coinvolti nelle prime fasi della vita, sfruttandoli per crescere rapidamente, invadere i tessuti circostanti e interagire con il sistema immunitario. La scoperta, pubblicata sulla rivista scientifica Cell Press Blue, rappresenta un importante passo avanti nella comprensione dei tumori del colon-retto a esordio precoce e apre nuove prospettive per lo sviluppo di strategie terapeutiche mirate alle loro specifiche caratteristiche biologiche.
Tumore del colon-retto nei giovani, scoperta una firma molecolare legata alla placenta
Al centro dello studio c’è l’identificazione di una particolare firma placentare nelle cellule tumorali dei pazienti più giovani. Si tratta di un insieme di proteine associate a funzioni fondamentali durante lo sviluppo embrionale e placentare, che vengono riattivate nel contesto della malattia oncologica. Per arrivare a questa scoperta, i ricercatori hanno confrontato le caratteristiche dei tumori del colon-retto a esordio tardivo con quelle delle neoplasie che insorgono in età giovanile. L’analisi ha consentito di individuare, proprio nei tumori dei più giovani, la presenza di programmi molecolari riconducibili alla formazione e al funzionamento della placenta. Le proteine che compongono questa firma svolgono diverse funzioni: contribuiscono alla capacità delle cellule di interagire con il sistema immunitario, favoriscono i processi attraverso i quali possono invadere i tessuti e intervengono nella risposta a problemi che possono verificarsi durante la duplicazione del Dna. La presenza di questi meccanismi nelle cellule cancerose evidenzia una delle particolarità biologiche del tumore del colon-retto a esordio precoce, contribuendo a spiegare perché questa forma della malattia presenti caratteristiche differenti rispetto alle neoplasie diagnosticate in età più avanzata.
Il ruolo degli antichi virus nel Dna umano: cosa sono le sequenze Hervh
Uno degli aspetti più sorprendenti della ricerca riguarda l’origine dei meccanismi genetici responsabili della riattivazione delle funzioni placentari. Gli studiosi hanno individuato un ruolo centrale in una famiglia di sequenze genetiche chiamata Hervh, derivata da antichi virus che, nel corso dell’evoluzione, sono stati integrati nel patrimonio genetico umano. Queste sequenze fanno quindi parte del Dna umano e, pur essendo normalmente inattive nella maggior parte delle cellule adulte, partecipano alla regolazione di importanti processi durante lo sviluppo embrionale e placentare. Nei tumori del colon-retto che colpiscono i giovani, tuttavia, le sequenze Hervh possono tornare ad attivarsi, contribuendo alla riaccensione di programmi molecolari tipici delle prime fasi dello sviluppo. Il fenomeno mette in evidenza un collegamento tra elementi genetici di origine virale, processi biologici embrionali e comportamento delle cellule tumorali. Meccanismi che normalmente partecipano alla formazione e allo sviluppo dei tessuti vengono così riutilizzati dalle cellule cancerose in un contesto completamente diverso.
Perché le cellule tumorali riattivano i geni dello sviluppo embrionale
La ricerca ha approfondito anche le condizioni che permettono alle sequenze Hervh di tornare attive nelle cellule cancerose. Secondo quanto emerso, questa riattivazione è collegata all’ambiente alterato delle cellule tumorali, caratterizzato da modificazioni che interessano sia la forma del nucleo cellulare sia la struttura che lo circonda. Questi cambiamenti favoriscono l’accensione delle sequenze genetiche normalmente inattive nelle cellule adulte, rendendo nuovamente disponibili funzioni molecolari associate allo sviluppo della placenta. La riattivazione dei programmi embrionali assume particolare rilevanza perché coinvolge processi strettamente connessi al comportamento del tumore. La capacità di crescere velocemente, di interagire con le difese immunitarie e di invadere i tessuti circostanti costituisce infatti una parte fondamentale della biologia delle cellule cancerose. L’individuazione del meccanismo che collega le alterazioni dell’ambiente cellulare all’attività delle sequenze Hervh permette dunque di approfondire le basi molecolari del cancro del colon-retto nei giovani, evidenziando il ruolo di programmi genetici che normalmente operano in una fase molto diversa della vita.
La ricerca italiana sul tumore del colon-retto: gli istituti e gli scienziati coinvolti
Lo studio nasce da una collaborazione scientifica che ha coinvolto alcuni dei principali centri italiani impegnati nella ricerca oncologica e molecolare, insieme a istituzioni universitarie e realtà specializzate nelle biotecnologie. Il progetto è stato sviluppato attraverso la collaborazione tra l’Ospedale Niguarda di Milano, l’Istituto Airc di Oncologia Molecolare (Ifom) e l’Istituto Nazionale Genetica Molecolare ‘Romeo ed Enrica Invernizzi’ (Ingm) di Milano, insieme alle Università di Milano e Torino. A coordinare il lavoro sono stati Salvatore Siena, dell’Ospedale Niguarda e dell’Università di Milano, Alberto Bardelli, dell’Ifom e dell’Università di Torino, Beatrice Bodega, dell’Ingm e dell’Ateneo milanese, e Vincenzo Costanzo, dell’Università di Milano e dell’Ifom. Alla ricerca hanno preso parte anche il Centro Internazionale di Ingegneria Genetica e Biotecnologie (Icgeb) dell’Area Science Park di Trieste, l’Università Vita-Salute San Raffaele di Milano, l’azienda Cogentech di Milano e l’Istituto Nazionale Oncologico Candiolo di Torino. La collaborazione tra queste istituzioni ha consentito di mettere a confronto le caratteristiche molecolari delle neoplasie del colon-retto diagnosticate in differenti fasce d’età, fino all’identificazione dei meccanismi genetici associati ai tumori a esordio precoce.
Tumore del colon-retto a esordio precoce, nuove prospettive per le terapie
L’individuazione della firma placentare e del coinvolgimento delle sequenze Hervh apre nuove possibilità di approfondimento scientifico su una forma tumorale che sta assumendo crescente rilevanza a livello mondiale. Il risultato più significativo riguarda la comprensione delle differenze biologiche tra i tumori del colon-retto nei giovani e quelli diagnosticati in età avanzata. La scoperta dimostra che le neoplasie a esordio precoce possono riattivare specifici programmi genetici legati allo sviluppo embrionale, utilizzando funzioni molecolari che nelle cellule adulte sono generalmente inattive. La possibilità di identificare questi processi costituisce una nuova base di conoscenze per studiare il comportamento delle cellule cancerose e approfondire i meccanismi che ne regolano la crescita, l’interazione con il sistema immunitario e l’invasione dei tessuti. La ricerca apre così la strada alla messa a punto di nuove terapie contro il tumore del colon-retto a esordio precoce, attraverso una conoscenza più approfondita delle peculiarità molecolari che caratterizzano questa malattia.
