Un futuro in cui gli animali sono scomparsi, la natura è stata cancellata dalla vita quotidiana e persino le emozioni umane vengono controllate dalla tecnologia. È lo scenario inquietante raccontato da “The Squirrel”, il film scritto e diretto dal regista finlandese Markus Lehmusruusu, vincitore dell’Inaf-Event Horizon Award 2026. Il riconoscimento è stato consegnato nell’ambito della 26ª edizione del Trieste Science+Fiction Festival, premiando un’opera che utilizza la fantascienza per affrontare alcune delle questioni più importanti del presente, dalla perdita della biodiversità ai limiti di un progresso tecnologico orientato esclusivamente alla sicurezza e al benessere. Al centro della storia c’è una domanda che attraversa l’intera narrazione: che cosa rimane della vita quando, nel tentativo di eliminare ogni rischio e ogni imperfezione, una società finisce per cancellare anche la natura, la spontaneità e la libertà individuale? Il film immagina un mondo apparentemente perfetto, costruito per garantire ordine, comfort e protezione, nel quale però la progressiva esclusione di tutto ciò che è imprevedibile ha compromesso il rapporto degli esseri umani con l’ambiente e con la propria dimensione emotiva. Non è la tecnologia in sé a essere messa in discussione, ma il prezzo di un’innovazione che pretende di rendere programmabile ogni aspetto dell’esistenza. La vicenda diventa così una riflessione sul rapporto tra progresso scientifico, natura e libertà, mostrando come il desiderio di controllare ogni variabile possa trasformarsi in una forma di impoverimento dell’esperienza umana.
La trama di The Squirrel: un mondo senza animali e l’incontro con l’ultimo scoiattolo
Il protagonista di “The Squirrel” è Pasi, un uomo che lavora alla progettazione di animali domestici sintetici. Nella società in cui vive, gli esseri viventi sono stati sostituiti da alternative artificiali, considerate più sicure, controllabili e compatibili con gli standard di un’esistenza interamente organizzata attraverso la tecnologia. La natura non rappresenta più una componente essenziale dell’ambiente umano, ma qualcosa che il sistema ha progressivamente escluso. La quotidianità si svolge in spazi puliti e ordinati, dove i parametri biologici e le emozioni vengono costantemente monitorati e regolati. Tutto sembra progettato per ridurre il disagio e impedire che eventi inattesi possano alterare l’equilibrio collettivo. Dietro questa apparente perfezione, tuttavia, emerge una società che ha perso la capacità di confrontarsi con ciò che non può essere previsto o governato. La vita di Pasi cambia quando si imbatte in quello che sembra essere l’ultimo scoiattolo vivente. La scoperta di un animale autentico, in un mondo popolato soltanto da sostituti artificiali, rappresenta un evento capace di mettere in crisi le certezze sulle quali si fonda l’intero sistema. Pasi decide di proteggere lo scoiattolo, entrando così in conflitto con le regole che disciplinano la sua società. L’incontro con l’animale e con Emilia, una funzionaria incaricata di verificare le irregolarità, introduce nella sua esistenza elementi che il mondo artificiale ha cercato di eliminare: la curiosità, l’imprevisto e la possibilità di compiere scelte non determinate da procedure prestabilite.
Lo scoiattolo come simbolo della biodiversità perduta e dei limiti della tecnologia
Nel film di Lehmusruusu, lo scoiattolo assume un significato che supera la semplice presenza di un animale sopravvissuto in un ambiente ostile alla natura. Diventa il simbolo di una biodiversità scomparsa, ma soprattutto di una forma di vita che non può essere riprodotta integralmente attraverso la progettazione tecnologica. A differenza degli animali sintetici, lo scoiattolo è un essere vivente fragile, imprevedibile e incapace di adattarsi automaticamente alle esigenze di un sistema costruito per garantire il massimo comfort. La sua presenza evidenzia una contraddizione: un mondo progettato per assicurare protezione e benessere non è necessariamente un mondo capace di accogliere la vita. Paradossalmente, neppure l’animale riesce a stare bene in quell’ambiente artificiale che pretende di proteggerlo. La sicurezza, quando diventa l’unico criterio attraverso il quale organizzare l’esistenza, può dunque produrre condizioni incompatibili con le necessità degli stessi esseri viventi. Attraverso questa contraddizione, il film affronta il rapporto tra naturale e artificiale, interrogandosi su ciò che la tecnologia può effettivamente sostituire e su ciò che, invece, rimane irriducibile a qualsiasi modello programmato.
La motivazione del premio Inaf: la scienza nasce dallo stupore e dall’imprevisto
L’assegnazione dell’Inaf-Event Horizon Award 2026 riconosce al film la capacità di affrontare attraverso la narrazione cinematografica temi scientifici di particolare rilevanza, senza rinunciare all’ironia e alla forza delle immagini. La motivazione della giuria sottolinea proprio il legame tra l’imprevedibilità della natura e la possibilità stessa della scoperta scientifica, mettendo in evidenza il significato della distopia immaginata dal regista finlandese. Come si legge nella motivazione ufficiale, il premio viene attribuito per “il merito del fim di aver immaginato, con ironia lieve e rigore visivo, una distopia che non nasce da una catastrofe ma da una scelta: una società che, affidando alla tecnologia il controllo di corpi, ambienti ed emozioni, ha cancellato la natura e con essa l’imprevisto. In un mondo bianco, asettico e privo di animali, l’incontro con uno scoiattolo vero risveglia nel protagonista uno sguardo curioso, scientifico, verso l’irriducibile imprevedibilità della natura, spingendolo fuori da schemi piatti e ripetitivi. La scienza, come la vita, nasce dallo stupore davanti a ciò che sfugge al nostro controllo: un mondo senza sorprese è anche un mondo senza scoperte. The Squirrel di Markus Lehmusruusu affronta con originalità temi centrali per la scienza contemporanea: perdita di biodiversità, legame evolutivo tra l’uomo e gli altri viventi, limiti del progresso tecnologico orientato esclusivamente alla sicurezza e al comfort. E ci ricorda che sopravvivere non equivale a vivere”. La motivazione individua uno degli aspetti più significativi dell’opera: la conoscenza scientifica non nasce soltanto dalla capacità di misurare e controllare, ma anche dalla curiosità di fronte a fenomeni inattesi. L’osservazione di qualcosa che sfugge alle previsioni può diventare il punto di partenza di una scoperta, mentre un ambiente completamente prevedibile rischia di privare la ricerca dello stimolo necessario a esplorare ciò che ancora non conosce. In questa prospettiva, il rapporto tra Pasi e lo scoiattolo assume anche un valore scientifico. L’animale non rappresenta soltanto un elemento estraneo alla società artificiale, ma una presenza capace di risvegliare uno sguardo curioso verso la complessità del mondo naturale.
Una distopia senza catastrofi: quando la ricerca della perfezione cancella la libertà
Uno degli elementi più originali di “The Squirrel” riguarda l’origine della società distopica rappresentata sullo schermo. Il futuro immaginato da Markus Lehmusruusu non nasce da una catastrofe improvvisa e neppure dall’imposizione di un regime totalitario. È invece il risultato di una successione di decisioni apparentemente ragionevoli, ciascuna delle quali promette di migliorare le condizioni di vita. liminare i pericoli, ridurre il disagio, controllare le emozioni e sostituire gli elementi naturali con alternative più efficienti sono passaggi che, considerati individualmente, sembrano rispondere a esigenze di sicurezza e benessere. La loro applicazione progressiva finisce però per generare una società alienante, incapace di riconoscere il valore della spontaneità e della complessità dell’esistenza. Il controllo tecnologico si estende ai corpi, agli ambienti e alle emozioni, trasformando la vita quotidiana in un’esperienza costantemente regolata. La sorveglianza e la disciplina dei comportamenti diventano parte integrante di un sistema che pretende di prevenire ogni anomalia, senza riuscire a comprendere pienamente ciò che rende viva una persona. Il film pone quindi una questione che va oltre la rappresentazione di un futuro immaginario: fino a che punto la ricerca della sicurezza può giustificare la rinuncia alla libertà individuale? Nel mondo di Pasi, la progressiva eliminazione dell’incertezza coincide con la perdita della possibilità di vivere esperienze autentiche, affrontare situazioni inattese e sviluppare un rapporto spontaneo con ciò che circonda gli esseri umani.
Gli ambienti bianchi e senza colore raccontano la perdita di vitalità
La riflessione sul futuro dell’umanità trova una traduzione visiva precisa nelle scelte estetiche del film. L’assenza di colore, la sterilità degli spazi e l’ordine degli ambienti contribuiscono a costruire l’immagine di una società nella quale la perfezione formale è diventata un valore dominante. Il bianco e l’aspetto asettico degli scenari rappresentano visivamente la progressiva esclusione della natura e di tutto ciò che potrebbe compromettere l’equilibrio artificiale. Gli spazi progettati per garantire comfort e sicurezza finiscono così per comunicare una condizione di vuoto, nella quale l’assenza di imperfezioni coincide con una perdita di vitalità. Questa impostazione rafforza il contrasto tra la regolarità del mondo tecnologico e la presenza dello scoiattolo, un essere vivente che introduce una dimensione completamente diversa. La sua fragilità e il suo comportamento imprevedibile rendono evidente ciò che manca a una società costruita esclusivamente sull’efficienza.
Da Aldous Huxley a Gattaca: la fantascienza e le paure del progresso tecnologico
Con “The Squirrel”, Markus Lehmusruusu si inserisce nella tradizione della fantascienza distopica, che utilizza scenari futuri per interrogarsi sulle conseguenze delle trasformazioni scientifiche e sociali. Il film richiama alcuni temi presenti in “Il mondo nuovo” di Aldous Huxley e in “Gattaca”, opere nelle quali il rapporto tra individuo, organizzazione sociale e controllo tecnologico assume un ruolo centrale. Lehmusruusu rielabora queste suggestioni attraverso questioni particolarmente attuali, a cominciare dalla perdita della biodiversità e dalla crescente mediazione tecnologica delle esperienze quotidiane. La progressiva sostituzione del mondo naturale con ambienti e organismi artificiali diventa lo strumento narrativo per interrogarsi sui limiti di un progresso che considera ogni elemento imprevedibile come un problema da eliminare. La società rappresentata nel film appare inquietante proprio perché non si fonda su un’unica decisione estrema, ma su una serie di rinunce graduali compiute in nome della comodità. Un processo attraverso il quale ciò che inizialmente sembra rendere la vita più semplice può arrivare a cancellare alcune delle condizioni essenziali dell’esperienza umana.
Inaf-Event Horizon Award: il premio che unisce cinema, scienza e immaginazione
Il riconoscimento assegnato a “The Squirrel” è promosso dall’Istituto nazionale di astrofisica (Inaf) e valorizza le opere cinematografiche capaci di affrontare temi scientifici rilevanti e innovativi attraverso linguaggi narrativi originali ed efficaci. L’obiettivo dell’Inaf-Event Horizon Award è favorire il dialogo tra scienza, immaginazione e cultura, riconoscendo il contributo del cinema alla riflessione sulle trasformazioni scientifiche e tecnologiche e sulle loro conseguenze per la società e per la condizione umana. La giuria dell’edizione 2026 era composta da ricercatori, giornalisti e appassionati di cinema. Ne hanno fatto parte Chiara Badia, Stefano Cristiani, Vincenzo Fabrizio Cardone, Fabrizio Fiore e Laura Leonardi, con Stefano Cristiani nel ruolo di presidente di giuria. Il premio è stato istituito nel 2023, in occasione dei 60 anni del primo Festival internazionale del film di fantascienza di Trieste. La sua denominazione richiama uno dei concetti più affascinanti dell’astrofisica: l’orizzonte degli eventi di un buco nero, il confine oltre il quale nemmeno la luce può sfuggire. Un riferimento simbolico alle frontiere della conoscenza e alla volontà di premiare opere cinematografiche capaci di esplorare territori ancora sconosciuti, immaginando le possibili conseguenze dell’evoluzione scientifica e tecnologica. La vittoria di “The Squirrel” alla 26ª edizione del Trieste Science+Fiction Festival si colloca in questa prospettiva. Il film di Lehmusruusu porta sullo schermo una società che ha progressivamente rinunciato alla natura per inseguire un ideale di perfezione tecnologica, facendo emergere una distinzione fondamentale: quella tra la possibilità di garantire la sopravvivenza e la capacità di preservare le condizioni che rendono la vita pienamente vissuta.
