Il vortice polare stratosferico si prepara a vivere una fase decisamente movimentata: dopo il forte riscaldamento e il brusco indebolimento dei venti attesi nei primi giorni di novembre, il run esteso ECMWF del 1° novembre indica una progressiva ripresa della circolazione nella seconda parte del mese, mentre la previsione stagionale SEAS5 elaborata in ottobre lascia intravedere la possibilità che una nuova inversione dei venti si verifichi tra la fine di dicembre e la metà di febbraio. Sono due indicazioni che non vanno confuse, perché provengono da previsioni con orizzonti e numeri di membri diversi, ma insieme descrivono un’evoluzione ancora aperta, nella quale il vortice potrebbe prima ricompattarsi e poi essere nuovamente disturbato più avanti nell’inverno.
Il flusso di calore verso la stratosfera è destinato a diminuire
La prima mappa mostra il flusso di calore a 100 hPa tra 45° e 75°N, un indicatore dell’energia associata alle onde atmosferiche che dalla troposfera risale verso la stratosfera e può contribuire a frenare i venti occidentali del vortice. La curva osservata sale rapidamente nell’ultima parte di ottobre, raggiungendo valori molto elevati, ma la media dei 101 membri della previsione estesa ECMWF prevede un netto calo nei primi giorni di novembre, seguito da oscillazioni su valori generalmente inferiori alla norma fino alla metà di dicembre.

Il segnale non indica l’assenza completa di attività ondulatoria: il flusso medio risale a tratti, in particolare nella seconda parte di novembre e di nuovo verso metà dicembre, ma non raggiunge stabilmente i valori climatologici mostrati dalla linea tratteggiata. La mappa suggerisce quindi che la spinta capace di disturbare il vortice potrebbe attenuarsi dopo il picco di fine ottobre, pur con una dispersione crescente tra i membri e con scenari individuali anche molto diversi dalla media.
Quando le onde planetarie trasferiscono meno energia alla stratosfera, il raffreddamento stagionale delle regioni polari può tornare a favorire la ricostituzione del vortice. Il progressivo raffreddamento dell’aria polare accentua infatti il contrasto termico con le latitudini più meridionali e, attraverso il bilancio del vento termico, sostiene il rafforzamento dei venti occidentali della notte polare. Dopo un riscaldamento stratosferico, questo processo può contribuire alla ripresa della circolazione, anche se i tempi dipendono dall’andamento successivo dei flussi di calore e dalla risposta dell’intera colonna atmosferica.
La previsione estesa vede i venti risalire dopo il minimo di novembre
La seconda mappa rappresenta la velocità media zonale del vento a 10 hPa e 60°N, un livello e una latitudine utilizzati per monitorare la forza del vortice polare. La media dei 101 membri dell’ECMWF EPS46 scende verso lo zero nei primi giorni di novembre, in linea con l’indebolimento in corso, ma successivamente risale: dalla metà del mese la ripresa diventa più evidente e, tra la fine di novembre e l’inizio di dicembre, la media raggiunge valori molto più elevati, avvicinandosi ai 30–35 m/s.
Questa traiettoria media indica dunque una possibile ricompattazione del vortice dopo la forte perturbazione iniziale, ma l’ampiezza dello spread resta notevole. Alcuni membri mantengono venti più deboli e arrivano a prevedere valori negativi anche nelle settimane successive, mentre altri mostrano una ripresa più rapida e marcata; la media d’ensemble sintetizza queste possibilità, ma non cancella la variabilità interna, che cresce rapidamente con l’aumentare della distanza temporale.
Anche il grafico del flusso di calore mostra una dispersione ampia tra gli scenari. La lettura complessiva delle due mappe estese è quindi quella di un indebolimento molto pronunciato a inizio novembre seguito, nello scenario medio, da una ripresa della circolazione, con una parte dei membri che conserva però una stratosfera più disturbata. Non è ancora possibile stabilire quanto sarà stabile il recupero, né se l’eventuale ripresa riuscirà a persistere per tutto il mese.
La previsione stagionale di ottobre mostra un possibile secondo episodio
Un’altra prospettiva arriva dalla terza mappa, che riguarda il run SEAS5 inizializzato in ottobre e considera 51 membri. Questo prodotto non aveva potuto rappresentare l’episodio di inizio novembre nelle condizioni iniziali, perché era stato elaborato prima che l’evoluzione attuale entrasse nel quadro osservato dal modello; il grafico suddivide invece i membri in base a quanto indebolimento mostravano nella finestra tra il 25 ottobre e il 6 novembre.
Secondo l’analisi di Andrej Flis, 25 membri su 51 scendevano sotto i 15 m/s in quella finestra, segnalando una circolazione particolarmente debole. La soglia, tuttavia, non coincide da sola con la definizione di un riscaldamento stratosferico maggiore: per parlare di una vera inversione dei venti occorre che la circolazione zonale media a 10 hPa e 60°N passi dai venti occidentali a quelli orientali. Tra i 25 membri caratterizzati da un novembre più debole, 21, pari all’84%, mostravano una successiva inversione tra la fine di dicembre e la metà di febbraio.
Negli altri 26 membri, quelli che non scendevano sotto i 15 m/s nella finestra considerata, il 96% prevedeva comunque un’inversione nel periodo dicembre-febbraio. Il punto comune fra i due gruppi è dunque la presenza di un segnale di possibile nuova interruzione della circolazione invernale; ciò che cambia è soprattutto la sua collocazione temporale, perché i membri con il novembre più debole tendevano a spostarla verso la seconda metà di gennaio e la prima parte di febbraio, mentre quelli con un vortice inizialmente più forte la collocavano prima nel corso dell’inverno.
Questi valori descrivono le soluzioni proposte dai membri del modello, non una probabilità osservativa già verificata. Il run stagionale ECMWF è un ensemble di 51 membri concepito per individuare tendenze su larga scala e, come ricorda lo stesso centro, l’affidabilità delle previsioni stagionali è generalmente inferiore a quella delle previsioni a breve termine, con prestazioni spesso più limitate alle latitudini extratropicali.
Il prossimo aggiornamento sarà un test importante
Il nuovo aggiornamento stagionale potrà partire da condizioni iniziali più recenti, includendo quindi l’evoluzione del vortice osservata a inizio novembre. Sarà interessante vedere se il nuovo run confermerà la ripresa mostrata dalla media dell’EPS46, se manterrà il segnale di una seconda inversione tra gennaio e febbraio oppure se modificherà tempi e consistenza di questo scenario.
Per ora, il quadro più prudente è quello di una stratosfera sottoposta a una forte perturbazione iniziale, con una probabile ripresa dei venti nella previsione media estesa e una notevole incertezza tra i singoli membri, mentre la simulazione stagionale di ottobre conserva un segnale di possibile nuovo riscaldamento più avanti nell’inverno. Anche un’eventuale inversione futura non comporterebbe automaticamente un’ondata di freddo o nevicate sull’Italia: per conoscere le possibili conseguenze al suolo bisognerà capire se e quanto l’anomalia riuscirà a propagarsi dalla stratosfera verso la troposfera e quale configurazione atmosferica si svilupperà sull’Europa.
