Accadde oggi: cent’anni fa il venerdì bianco, 4000 morti per le valanghe [FOTO]

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E’ ricordato dalla storia come il “venerdi’ bianco”, il 13 dicembre 1916. Quel giorno un’enorme serie di valanghe, alcune fatte cadere intenzionalmente dal nemico, uccise oltre quattromila soldati impegnati sul fronte dolomitico e sull’Ortles. Solo sulla Marmolada, sui pendii del Gran Poz, morirono circa 300 soldati austro-ungarici. Sia per il segreto militare che per la confusione della guerra resterà per sempre ignoto il numero esatto delle vittime, tra cui figurarono anche numerosi civili. Oggi, in occasione del centenario, storici e meteorologi dell’università di Berna hanno ricostruito la catastrofe naturale più disastrosa d’Europa che vide, in nove giorni di nevicate ininterrotte, l’accumulo di metri e metri di neve.

“A parte il mangiare, il dormire e le interminabili partite a carte, c’era una sola distrazione: spalare la neve. I soldati facevano a gara per spalare, perche’ spalare significava scaldarsi le ossa, non pensare a niente, sentirsi vivi, far propria un’illusione di cambiamento”. Descrive cosi’ Enrico Camanni nel romanzo “La guerra di Joseph” la vita sul fronte dolomitico. La valanghe erano il vero nemico dei soldati, scrive Camanni: “Ognuno rimase inchiodato nella sua baracca cercando di rinforzare in qualche modo le assi del tetto e delle pareti per resistere alle zampate delle valanghe”. Gli ufficiali sul posto chiedevano ai loro superiori di poter ritirare gli uomini, ma da valle arrivava sempre la stessa risposta: resistere e non arretrare. Dopo le lunghe nevicate, la temperatura si era improvvisamente alzata, la neve era divenuta pioggia ed il manto nevoso aveva cominciato a scivolare verso valle: la prima grossa valanga si era staccata il 13 dicembre del 1916 alle 5.30 del mattino. Un milione di metri cubi di neve si erano abbattuti sulle baracche e le avevano trascinate verso il basso. Per tutta la giornata era seguita una lunga serie di valange mortali, il bilancio è devastante: gli austriaci contano 2000 vittime, non esistono dati sulle perdite tra i soldati italiani, ma, secondo i ricercatori svizzeri, è paragonabile a quello degli austro-ungarici.

Il numero complessivo dei morti sotto le valanghe di quel dicembre così ricco di precipitazioni viene stimato addirittura intorno a 10mila vittime. Sui giornali non si trova quasi traccia del “venerdi’ bianco”, che in realtà era un mercoledì trasformato, dai racconti, in venerdì. In quel preiodo infatti dominavano la scena la recente morte dell’imperatore Francesco Giuseppe, le possibili trattative di pace e gli avvenimenti sugli altri fronti. Moltissime salme non furono mai recuperate. Quando, nel 1991, sul ghiacciaio del Similaun fu trovata la mummia del ghiaccio Oetzi, in un primo momento si pensò addirittura che potesse essere uno delle migliaia di soldati morti sotto le slavine di quel 13 dicembre 1916.