Ambiente: California, il mare di Santa Barbara devastato dal petrolio [FOTO]

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A Santa Barbara, in California, sono state avvistate chiazze di petrolio in mare e la sostanza sarebbe arrivata anche sulle spiagge: avviata un’indagine per capirne la provenienza ed accertare eventuali responsabilità

Le spiagge lungo la costa di Santa Barbara sono rimaste aperte a bagnanti , surfisti e amanti della tintarella, nonostante siano visibili sulla superficie del mare e sul litorale tracce di petrolio. La Guardia Costiera del luogo ha aperto un’indagine sulla vicenda per capire da dove provenga la chiazza di greggio che copre circa 8 kmq. Le chiazze di petrolio presenti nel mare ed anche nel litorale potrebbero essere il risultato di una naturale infiltrazioni di petrolio nei fondali dell’ oceano, che a causa dei moto ondosi hanno “risvegliato” gli accumuli di sostanza. Questo, è l’ipotesi di Jordan Clark, professore di scienze della terra e studi ambientali presso l’Università della California.

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Le autorità però, vogliono fare chiarezza sull’accaduto per accertare eventuali responsabilità, per questo si attendono i risultati delle analisi di laboratorio. La zona, secondo Clarke, non è nuova a fenomeni del genere, infatti, data la vicinanza al Coal Oil Point, che produce metano e almeno 100 barili di petrolio liquefatto al giorno. Il sottoufficiale della Guardia Costiere, Kay Kneen, dice al riguardo che ” si dovranno aspettare i risultati dei laboratori per far luce sulla vicenda”, che dovrebbero essere pronti giovedì prossimo, ed aggiunge ” la chiazza non era solo larga ma la sua consistenza era appiccicosa e non abbastanza spessa da permettere di raccoglierla nell’immediato, si dovrà dunque attendere che la stessa si rompa da sola e si frammenti per poi disperdersi”.

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Il Dipartimento di Salute Pubblica di Santa Barbara, ha comunicato che la chiazza di petrolio non rappresenta una minaccia per la salute dei cittadini, sebbene è stato comunque consigliato di evitarne il contatto. Decisione ben opposta invece, era stata presa a Maggio, quando un oleodotto si ruppe e riversò in mare 100.000 litri di greggio, con conseguenze drammatiche per spiagge, acque, flora e fauna marina. In quel caso, si era emanato un tassativo divieto di avvicinamento al mare sia per bagnanti sia  per i pescatori. Questa volta, il petrolio è stato localizzato a circa 12 miglia di distanza dell’incidente del maggio scorso, per questo si esclude un possibile collegamento dei due eventi. Ripulire le spiagge, per la California, significherà affrontare una spesa di 100 milioni di dollari. Rimangono comunque molto forti i dubbi circa la provenienza della chiazza di petrolio: alcuni, ipotizzano provenga dalla piattaforma Holly, ma il responsabile della compagnia, Zach Shulman, ha dichiarato che ciò è impossibile dato che l’operatività della piattaforma Holly è stata sospesa a maggio. Ed ha inoltre spiegato che la piattaforma, si collega alla terraferma mediante un gasdotto sottomarino che di fatti, attualmente, risulta pieno di acqua di mare e di petrolio nessuna traccia. Il professor Clarke dal  canto suo ha però voluto specificare che le infiltrazioni di petrolio tendono a salire in superficie proprio quando l’operatività delle piattaforme viene sospeso, proprio come è accaduto per la Platform Holly.