Astronomia, osservare gli asteroidi attraverso l’”occhio di una mosca”: il telescopio Flyeye contro la minaccia di impatti sulla Terra [GALLERY]

Il Telescopio Flyeye è uno strumento ottico all’avanguardia che imita la complessa struttura dell’occhio composto di una mosca che permetterà di controllare due terzi del cielo visibile ogni notte

  • Credit: ESA/A. Baker
    Credit: ESA/A. Baker
  • Credit: ESA/P.Carril
    Credit: ESA/P.Carril
  • Credit: ESA/A. Baker
    Credit: ESA/A. Baker
  • Credit: ESA/Compagnia Generale dello Spazio CGS
    Credit: ESA/Compagnia Generale dello Spazio CGS
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Gli asteroidi contengono informazioni uniche sull’origine del sistema solare, ma rappresentano anche una potenziale minaccia per il nostro pianeta. Individuare gli asteroidi che minacciano la Terra è difficile in parte perché il cielo è molto grande. Ma gli insetti offrono una soluzione, avendo capito molto tempo fa come guardare in molte direzioni allo stesso momento.

Ci sono oltre 20.000 oggetti vicini alla Terra (Near-Earth objects – NEO) attualmente noti e più di 800 sono potenzialmente pericolosi. L’ESA sta sviluppando un sistema di difesa planetaria per proteggere la Terra, che comprende una rete di telescopi, un Centro di controllo dei NEO e una missione di deflessione di asteroidi con la NASA.

Il Telescopio Flyeye si inserisce nello scenario sopra descritto: si tratta di uno strumento ottico all’avanguardia, che imita la complessa struttura dell’occhio composto di una mosca. La realizzazione del Flyeye consentirà di implementare un innovativo servizio di protezione della Terra, che permetterà di controllare due terzi del cielo visibile da monitorare ogni notte, per rilevare asteroidi pericolosi per il nostro pianeta.

Il telescopio Flyeye dividerà l’immagine in 16 sotto-immagini più piccole per espandere il campo visivo, simile alla tecnica sfruttata dall’occhio composto di una mosca, da dove deriva il suo curioso nome. Sotto le condizioni favorevoli, dovrebbe rilevare qualsiasi oggetto fino a 40 metri di diametro almeno 3 settimane prima dell’impatto.