Caso Emanuela Orlandi, mistero sulle ossa delle principesse. La rivelazione: “Membri della Banda della Magliana sanno cosa è successo” [FOTO e VIDEO]

Caso Orlandi, il giorno dopo l'apertura delle tombe, il Vaticano precisa che il risultato, che ha "sorpreso tutti", "smentisce" l'ipotesi che Emanuela Orlandi fosse sepolta lì

  • Vatican Media/LaPresse
    Vatican Media/LaPresse
  • Vatican Media/LaPresse
    Vatican Media/LaPresse
  • Vatican Media/LaPresse
    Vatican Media/LaPresse
  • Vatican Media/LaPresse
    Vatican Media/LaPresse
  • Vatican Media/LaPresse
    Vatican Media/LaPresse
  • Vatican Media/LaPresse
    Vatican Media/LaPresse
  • Vatican Media/LaPresse
    Vatican Media/LaPresse
  • Vatican Media/LaPresse
    Vatican Media/LaPresse
  • Vatican Media/LaPresse
    Vatican Media/LaPresse
  • Vatican Media/LaPresse
    Vatican Media/LaPresse
  • Vatican Media/LaPresse
    Vatican Media/LaPresse
  • Vatican Media/LaPresse
    Vatican Media/LaPresse
  • Vatican Media/LaPresse
    Vatican Media/LaPresse
  • Vatican Media/LaPresse
    Vatican Media/LaPresse
/
MeteoWeb

Regna ancora il mistero sul caso di Emanuela Orlandi, la ragazza scomparsa in circostanze inspiegabili nel giugno del 1983. Ieri sono state aperte due tombe nel Cimitero Teutonico dopo diverse segnalazioni e il mistero si è infittito ulteriormente. Il giorno dopo l’apertura delle tombe, il Vaticano precisa che il risultato, che ha “sorpreso tutti”, “smentisce” l’ipotesi che Emanuela Orlandi fosse sepolta lì e che “ora non è giusto parlare del giallo della morte delle principesse“.

La mattina di giovedì 11 luglio era percepibile in tutti i presenti alle operazioni di apertura delle due tombe nel Campo Santo Teutonico la sorpresa per averle trovate vuote. Nessun resto umano, nessuna traccia di bare o urne“, afferma Tornielli, direttore editoriale di Vatican News. “Com’è noto la magistratura vaticana ha acconsentito a svolgere questa attività investigativa per venire incontro al desiderio della famiglia di Emanuela Orlandi, la quindicenne figlia di un messo pontificio misteriosamente scomparsa nel centro di Roma nel giugno 1983: una segnalazione anonima aveva infatti indicato una delle vecchie tombe di quel cimitero come possibile luogo di sepoltura per i resti della giovane. Ne sono state aperte due perché il Promotore di Giustizia vaticano, Gian Piero Milano, ha preferito verificare che anche in quella contigua, e simile per la presenza di una figura angelica, non fossero presenti resti attribuibili alla ragazza scomparsa”.

“La decisione di aprire entrambe le tombe, in presenza di un perito nominato dalla famiglia di Emanuela, operando secondo i più moderni e consolidati standard tecnici, ha rappresentato un segno di particolare attenzione e di vicinanza umana e cristiana agli Orlandi. Non certo – come è stato detto – un’ammissione da parte vaticana di un possibile coinvolgimento nell’occultamento di un cadavere”. “Dalle ricerche è emerso che nella tomba segnalata e in quella attigua non c’erano i resti di Emanuela. Dunque l’indagine ha avuto un (prevedibile) esito negativo. Com’è noto, sotto i due sepolcri con le iscrizioni dei nomi di due principesse morte entrambe nell’Ottocento, non è stato ritrovato alcun resto di scheletro umano, ma soltanto un ampio vano sotterraneo completamente vuoto, senza lapidi, iscrizioni, sepolture, presumibilmente chiuso negli anni Sessanta del secolo scorso“, ha continuato.

Il fatto che le due tombe fossero prive di resti ha innescato nuove domande circa la destinazione delle ossa delle due nobildonne scomparse due secoli fa. Ma cercare di spostare l’attenzione per tirare in ballo la Santa Sede anche a proposito del destino di quei resti è assolutamente fuorviante. Non si stavano svolgendo indagini sulle due principesse. Si stavano cercando i resti di una ragazza quindicenne scomparsa nel 1983. Vale dunque la pena ribadire innanzitutto che l’ipotesi investigativa presa in considerazione dal magistrato riguardava il possibile ritrovamento delle ossa di Emanuela Orlandi. Di questi resti non si è trovata traccia“. “Detto questo, la Magistratura vaticana ha stabilito di continuare degli accertamenti documentali riguardanti i lavori architettonici svolti nell’area cimiteriale e avvenuti in due fasi, l’ultima delle quali alla metà degli anni Sessanta con la costruzione del nuovo palazzo del Collegio Teutonico. Le tombe delle due principesse sono proprio a ridosso del muro portante di questa costruzione, e dunque è plausibile che scavando le fondamenta si siano svuotate dei resti ancora esistenti per spostarli altrove. Anche su questo è presumibile che possano vertere i prossimi accertamenti”. “L’accuratezza delle indagini e dei rilievi tecnici, la decisione di far svolgere il test sul DNA dei resti eventualmente ritrovati, la documentata professionalità con cui si sono svolte le operazioni sotto la guida del Promotore di Giustizia e il coordinamento del Corpo della Gendarmeria guidato da Domenico Giani, attestano in modo evidente la volontà della Santa Sede di prendere sul serio la richiesta della famiglia. Volontà messa in atto nonostante la richiesta sia stata originata da una segnalazione rimasta anonima, e sia stato pertanto impossibile alla Magistratura vaticana verificarne previamente il grado di attendibilità“, ha affermato Tornielli.

A parlare di “ammissioni” di possibili responsabilità interne al Vaticano era stato ieri Pietro Orlandi, il fratello di Emanuela, parlando con i giornalisti all’uscita dal campo Santo Teutonico. Pietro Orlandi ha anche affermato che le segnalazioni non erano anonime: “Ci basavamo sulle segnalazioni, non solo su una lettera anonima, segnalazioni che partivano dal 2017, interne al Vaticano e non anonime che ci segnalavano lì come il luogo di sepoltura di Emanuela“.

Caso Emanuela Orlandi, la Gendarmeria Vaticana apre le tombe del Cimitero Teutonico [VIDEO]

Capaldo: “Membri della Banda della Magliana sanno cosa è accaduto”

Emanuela Orlandi? Alcuni della Banda della Magliana sanno cosa è accaduto. Credo che De Pedis e gli altri personaggi indicati da Sabrina Minardi abbiano avuto un ruolo nella vicenda Orlandi“, sottolinea il magistrato Giancarlo Capaldo, noto per i processi sulla banda della Magliana, sul terrorismo nero e sui crimini contro l’umanità delle dittature sudamericane, intervenuto alla trasmissione ‘L’Italia s’è desta’ su Radio Cusano Campus, emittente dell’Università Niccolò Cusano. “Alcuni della Banda della Magliana sanno cosa è accaduto. Nel momento in cui è avvenuto il caso della Orlandi, nel 1983, la Banda della Magliana era molto forte, sostanzialmente la struttura criminale maggiore che esisteva a Roma. Le dichiarazioni di Sabrina Minardi però non hanno portato alla luce le responsabilità della banda nella vicenda Orlandi, bensì le responsabilità di De Pedis. Questo significa che la banda della Magliana come tale agiva in modo molto disordinato e si è autodistrutta da sola. Ritengo che le dichiarazioni di Minardi che chiamano in causa la Banda della Magliana per il caso Orlandi abbiano un cuore di verità, quindi che vi sia stata una partecipazione di De Pedis e di alcuni altri personaggi indicati dalla Minardi nella vicenda Orlandi. Questa è la mia valutazione che però non è stata seguita ufficialmente dalla Procura di Roma che ha archiviato il caso. L’archiviazione è sintomo che non c’erano sufficienti elementi per andare avanti, non è sintomo di innocenza“, ha aggiunto Capaldo.

A Roma esistono certamente organizzazioni mafiose– ha detto Capaldo- ogni organizzazione mafiosa ha una sua ambasciata nella capitale. Esistono organizzazioni riferibili a Cosa nostra, ‘ndrangheta, camorra e altre organizzazioni mafiose estere. E’ una realtà sottovalutata. Sotto il profilo dell’organizzazione criminale romana, oggi con più difficoltà si può rinvenire un’organizzazione con caratteristiche mafiose come ai tempi della banda della Magliana. Oggi le organizzazioni criminali, pur essendo molto pericolose, mi pare non riescono per autorevolezza ad imporsi come sistema. Il sistema criminale attualmente a Roma è di carattere mafioso, ma è molto più ampio culturalmente rispetto alla banda della Magliana. La banda della Magliana non solo era un sistema, ma aveva un linguaggio proprio. Il linguaggio usato dalla banda, che nasceva da Trastevere e Testaccio, era particolarissimo, utilizzava un pensiero di quartiere che faceva molta presa. Quando ho interrogato molti di questi esponenti della banda, il linguaggio aveva un’efficacia espressiva inusitata. I libri e il film sulla Banda della Magliana riportano quel tipo di linguaggio, però dal mio punto di vista la Banda della Magliana di eroico non ha nulla. Sono persone spesso devastate sul piano umano, devastate dalla vita. Pensare ad un’elaborazione culturale avente come matrice la Banda della Magliana è un grave errore” ha concluso Capaldo.