Castel dell’Ovo: ecco il più antico castello di Napoli [GALLERY]

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Castel dell’Ovo, che sorge sull’imponente isolotto di tufo, Megaride, costituito da due faraglioni uniti tra loro da un arco naturale, è il più antico castello di Napoli. L’origine del suo nome curioso è legato ad una delle più fantasiose leggende napoletane, di origine medioevale, secondo la quale Virgilio, il grande poeta latino, vi avrebbe nascosto, all’interno di una gabbia, un uovo incantato. Questo sarebbe stato sistemato, dal poeta “mago”, in una caraffa di vetro, piena d’acqua , protetta da una gabbia di ferro ed appesa ad una pesante trave di quercia e sistemata in una camera situata nei sotterranei del castello. Finora ancora nessuno ha trovato l’uovo…. Infatti il luogo dove era conservato fu tenuto segreto poiché da “quell’ovo pendevano tutti li facti e la fortuna del Castel Marino” (com’era chiamato il castello).  Si cominciò a credere che finché l’uovo non si fosse rotto, la città e il castello sarebbero stati protetti da ogni tipo di calamità, ma se fosse accaduto qualcosa all’uovo, ci sarebbero stati guai per Napoli e per i napoletani. Oggi adibito a convegni e cerimonie d’alto livello, dominando il panorama del Golfo di Napoli.  In epoca romana, il patrizio Licinio Lucullo costruì sull’isolotto e sul Monte Echia un’enorme villa che si estendeva dalla collina di Pizzofalcone fino all’attuale Piazza Municipio. La proprietà, registrata come Castrum Lucullanum, possedeva un’importante biblioteca curata, successivamente, dai monaci basiliani che dalla fine del V secolo si stabilirono sull’isolotto e, adottando la regola benedettina, crearono un importante scriptorium. I monaci, nel X secolo, si ritirarono a Pizzofalcone, perché il complesso fu distrutto dai duchi napoletani al fine di evitare l’insediamento dei Saraceni. I normanni, a Napoli nel 1140, fecero di Castel dell’Ovo dimora del loro re Ruggero II, mentre nel 1222 diventa sede del tesoro reale grazie a Federico II, che fortificò anche la struttura facendo costruire la torre di Colleville, quella di Maestra e la torre di Mezzo. Sotto il re di Napoli Carlo d’Angiò il castello divenne residenza della famiglia reale, poiché i tesori regi furono spostati al Castel Nuovo (Maschio Angioino) ancora più fortificato. È in questo periodo che il castello inizia ad essene nominato “Chateau de l’Oeuf” o “Castrum Ovi incantati”. Durante il regno di Giovanna I di Napoli, il crollo parziale di un arco portante provocò ingenti danni alla struttura e la regina, per arginare il panico diffusosi tra la popolazione, dovette giurare di aver sostituito l’uovo. La stessa Giovanna I abitò il Castel dell’Ovo prima di essere qui imprigionata, per poi finire in esilio in Basilicata, a causa del tradimento del cugino Carlo III. Durante l’occupazione spagnola e durante il regno borbonico il Castel dell’Ovo perse definitivamente la sua funzione di residenza reale e venne utilizzato sia come base militare – dalla quale gli spagnoli bombardarono la Città durante i moti di Masaniello – sia come prigione. Tra i prigionieri più celebri ricordiamo: Tommaso Campanella, recluso nel Castel dell’Ovo prima della condanna a morte, e successivamente alcuni giacobini, carbonari e liberali fra cui Francesco de Sanctis. Tra la fine dell’800 e l’inizio del 900, sull’isolotto sorsero diversi “Café Chantants“, tra i quali i celebri “Eldorado” e “Santa Lucia”, nei quali andavo in scena spettacoli di varietà con ballerine, cantanti e attrazioni nel pieno gusto francese della Belle Époque.