Frana al confine tra Italia e Svizzera, gli 8 dispersi “dilaniati dalla montagna”. Altri 3 morti nelle ultime ore

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Sono state definitivamente abbandonate nella zona del Pizzo Cengalo, al confine della provincia di Sondrio con la Svizzera, le ricerche degli 8 alpinisti dispersi da mercoledì mattina, quando intorno alle 09:30 una gigantesca massa di detriti si è staccata dalla montagna, portando a valle oltre quattro milioni di metri cubi di materiale a una velocità di 250km/h. La polizia ha precisato la nazionalità delle otto persone date definitivamente per disperse: sono due alpinisti svizzeri, quattro tedeschi e due austriaci. E oggi si registrano altre tre vittime della montagna in incidenti diversi avvenuti in Valfurva, in Trentino e sul versante svizzero del Cervino.

Le autorità elvetiche hanno accertato che al momento della frana gli otto si trovavano proprio in quella zona ed è altamente probabile che siano stati travolti dalla massa enorme di terra e roccia. Impossibile per chiunque si trovasse nella zona riuscire ad evitarla. Secondo coloro che hanno partecipato ai soccorsi, non ci sono più speranze di trovare in vita gli otto escursionisti. Problematico anche il recupero dei resti dei loro corpi, probabilmente “dilaniati” dalla furia della montagna franata.

Sono invece ripresi i lavori più urgenti di messa in sicurezza delle strutture a valle. A causa di un secondo smottamento avvenuto ieri, alcuni abitanti del Comune di Bondo, nella svizzera Val Bregaglia, da poco rientrati nelle loro case dopo essere stati fatti sfollare nei giorni precedenti, hanno dovuto abbandonare nuovamente le abitazioni. L’allarme in zona resta alto, e anche sul versante italiano i tecnici stanno monitorando il torrente Mera, per accertare che i detriti della frana non abbiano prodotto un “tappo” tale da provocare eventuali straripamenti.

Gli otto della frana del Pizzo Cengalo non sono le uniche vittime di questi giorni per quanto riguarda le montagne svizzere. Un altro alpinista ha perso la vita sul versante svizzero del Cervino. L’uomo, di nazionalità ungherese, il 25 agosto è morto precipitando per un centinaio di metri in un canalone mentre con un compagno di scalata rientrava verso Zermatt. I due il giorno precedente avevano raggiunto la vetta (4.478 metri), quindi avevano bivaccato alla Capanna Solvay (4.003 metri). Un altro incidente mortale in montagna si e’ verificato in Valtellina nel pomeriggio: la vittima, un 51enne bresciano, è stato improvvisamente travolto da una frana di sassi mentre, con altri due escursionisti, si trovava nella zona del passo Gavia, nel territorio comunale di Valfurva (Sondrio). Un terzo incidente mortale ha coinvolto un alpinista che e’ precipitato stamani a circa 3.000 metri di quota sul Vioz, sopra Peio, nel Trentino nordoccidentale. L’uomo, un trentino di 59 anni, stava percorrendo un sentiero in discesa, quando e’ caduto nel vuoto per una quarantina di metri. Il corpo dell’uomo è stato recuperato dall’elicottero mentre era ormai in corso un temporale.