Giro d’Italia 2017, Moena: storia e attrattive turistiche [GALLERY]

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Soprannominata “la fata delle Dolomiti”, a 1184 mt di altezza, Moena è un comune italiano di circa 2680 abitanti in provincia di Trento. Si tratta del primo paese che si inconta entrando in Val di Fassa; meta ideale per tutti gli amanti della montagna, in grando di soddisfare i gusti di grandi e piccini grazie ad un perfetto connubio tra sport, natura e benessere. Adagiata in una suggestiva conca prativa, circondata da fitti boschi di conifere e dominata sullo sfondo dalle vette dolomitiche del Latemar, del Catinaccio e dei Monzoni, , attraversata dal fiume Avisio, Moena in inverno spicca per la sua rete di impianti di risalita moderna e funzionale, completata da splendide piste sia all’Alpe di Lusia che al Passo San Pellegrino, oltre che per la possibilità di percorrere piste con racchette, sci di fondo e slitte. D’estate è la patria dei bikers, perchè proprio sul suo territorio si snoda il percorso della “Rampilonga”, che con i suoi 4500 partecipanti è diventata la maggiore bike marathon italiana. Naturalmente il percorso della gara è un ottimo fondo per passeggiate, anche con i passeggini, che poi si snodano in una miriade di sentieri che si spingono fra i boschi fino ai ghiaioni ai piedi delle pareti, palestre di roccia per gli appassionati. Uno dei quartieri più antichi della città dolomitica di Moena prende il nome di “Turchia” e tra le sue strade si racconta che un soldato turco, fuggito alla battaglia che contrappose la coalizione cristiana all’esercito ottomano, dopo l’assedio di Vienna del 1683, giunse ferito a Moena, dove trovò cure e rifugio. Decise dunque di stanziarsi lungo le rive dell’Avisio e i suoi discendenti pare vivano tuttora in Valle di Fassa. Questa la leggenda a cui gli abitanti del rione sono molto affezionati, gli ha spinti, negli anni ‘50, a vestirsi da soldati, da haremine e da sultano, proponendo al paese una rappresentazione scherzosa che culminava in un discorso in piazza in cui il sultano prendeva in giro le autorità ecclesiastiche e religiose; una sorta di “carnevale estivo”, che spinge ancora oggi gli abitanti del quartiere a vestire gli abiti ottomani e a sfilare per il paese. Questa leggenda ha dato vita a una tradizione, ancora oggi presente e rispettata, che vuole che le giovani del quartiere, chieste in sposa da giovani non residenti nel rione di “Turchia”, debbano ottenere il permesso del sultano per potersi allontanare dal quartiere. Durante la “bastìa ” il sultano attende all’ingresso del rione lo sposo, che viene scortato da un gruppo di soldati davanti alla casa della sposa. Qui viene sgridato ,poiché porta via la giovane sposa dal rione, e gli viene imposto di pagare una parcella al popolo turco. La bevuta finale di vino sancisce il momento in cui la festa per i due sposi può avere inizio. La fontana al centro del rione, che raffigura un ottomano, ha dato vita a molte leggende: oltre al sultano turco, si tramanda di un missionario locale partito per l’Oriente che avrebbe mandato in paese un suo ritratto con fez e abiti orientali, o si parla più prosaicamente di un torchio presente nel quartiere, che serviva a strizzare la lana delle pecore. Il paese è sovrastato dalla parrocchiale di San Vigilio, a tre navate, che conserva ancora oggi notevoli dipinti, opera in gran parte del pittore Valentino Rovisi, nativo di Moena. Tra essi ricordiamo la Consacrazione di San Vigilio all’altare maggiore, Sant’Adelpreto sulla facciata interna, l’Istituzione dello scapolare e San Vigilio, Santa Massenza e San Giovanni Nepomuceno, nel catino dell’abside. Di fianco alla parrocchiale, l’antichissima chiesa di San Wolfango custodisce affreschi quattrocenteschi e un soffitto ligneo barocco. Rinomato centro turistico, punto di partenza della Marcialonga e della mitica Rampilonga, in inverno è il cuore della Ski Area Tre Valli, reti di impianti di risalita moderne e funzionali, on splendide piste sia all’Alpe di Luisa che al Passo San Pellegrino; oltre aa piste da fare con racchette, sci di fondo e slitte. D’estate è la patria dei bikers, oltre ad offrire passeggiate tra una miriade di sentieri tra i boschi, fino a ghialoni ai piedi delle pareti, palestre di roccia per gli appassionati. Un occhio alla gastronomia. Da non perdere il puzzone di Moena, da gustare con pane, sulla polenta o saltato in padella con le verdure. Localmente chiamato anche Spretz Tzaorì, è una specialità grassa lavorata a pasta semidura e semicotta, utilizzato anche per fare il ripieno dei tortelloni.