Laghetto della Costa: il fiabesco bacino dei Colli Euganei in cui sorgeva un vasto insediamento palafitticolo già 20.000 anni fa [GALLERY]

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Siamo sul versante sud-orientale dei Colli Euganei, nella vallata ai piedi del borgo di Arquà Petrarca. E’ qui che sorge il laghetto della Costa, un fiabesco bacino incastonato tra le pendici del monte Calbanina e il monte Ricco, circondato da boschi. Le sue origini sono molto antiche. Già in età preistorica il sito risultava frequentato dai primi abitanti dei Colli Euganei. Tra il XVIII e il XVI secolo a.C., all’inizio dell’Età del Bronzo, in questo piccolo specchio d’acqua era organizzato un vasto insediamento palafitticolo, con capanne a pianta circolare, abbandonate durante la media Età del Bronzo, forse a causa di eventi legati a cambiamenti climatici. I reperti recuperati nel corso di varie campagne di scavi, tra cui vasellame ceramico, manufatti in osso- corno, resti di legno fossile lavorato, si possono osservare oggi nel Museo Archeologico Nazionale Atestino ad Este e nelle sezione archeologica dei Musei Civici di Padova.

Proprio grazie al valore archeologico, storico, estetico di elevato pregio, il sito palafitticolo preistorico del Laghetto dellla Costa in Arquà Petrarca è divenuto “Patrimonio dell’Umanità” e Bene Culturale di importanza mondiale. Il più noto bacino d’acqua naturale dei Colli Euganei è alimentato dalle acque di sorgenti termali. L’acqua sgorga in polle anche ben visibili sulla superficie, alla temperatura di 45°C circa, consentendo al lago di non scendere mai, nemmeno in inverno, sotto i 17–18°C.

La presenza di acqua termale e il fondale limaccioso hanno reso, in passato, il lago adatto all’estrazione dei preziosi fanghi terapeutici, utilizzati presso gli stabilimenti termali di Abano e Montegrotto, che oggi vengono principalmente estratti dal vicino laghetto di Lispida, anch’esso alimentato da polle di acque solforose che hanno acquisito calore grazie al noto circuito idrologico di tipo geotermale. Noto anche come il “lago delle sette fontane”, per la presenza di numerose fonti fredde, calde, salate e solforose che lo alimentavano, il laghetto della Costa ha alimentato numerose leggende, tramandatesi nel corso dei secoli. Tutte fantasticano sui fumi esalati dall’acqua calda lacustre che. nelle giornate invernali e nell’oscurità della notte. evocano la presenza di spiriti maligni.

La leggenda più famosa, ripresa dalla scrittrice Silvia Rodella nel suo libro “Leggende Euganee” narra ch,e in un tempo imprecisato, al posto del lago sorgeva un monastero di frati, dalla condotta iniqua. Un giorno si presentò un mendicante che fu accolto dall’unico fratino di buon cuore. Una delle notti seguenti il generoso fratino fu convinto dal mendicante, con una scusa, ad allontanarsi dal monastero, che venne improvvisamente colpito da una violenta tempesta che lo distrusse completamente, uccidendo al suo interno tutti i frati peccatori. In corrispondenza delle macerie, si formò una voragine che inghiottì le anime impure e cancellò per sempre i resti del monastero. L’invaso si riempì di acqua bollente, alimentata dagli inferi dove giacciono i peccatori. Una curiosità: probabilmente un episodio delle “Ultime lettere di Jacopo Ortis” è ambientato proprio in questo luogo poiché viene descritta una passeggiata di Jacopo e Teresa “lungo la riva di un fiumicello sino al lago de’ cinque fonti”.