Clima caldissimo verso la COP22 di Marrakesh che scriverà le regole tra scienza e politica

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L’Organizzazione Meteorologica Mondiale ha confermato che siamo entrati in una “nuova era per il clima”, con dati allarmanti sia sulla concentrazione di CO2 che sulle temperature. Una serie di dati come sempre allarmanti che arrivano alle porte della COP22 di Marrakesh, chiamata a scrivere le regole dello storico accordo di Parigi. E che dunque già si presenta, non solo climaticamente parlando, caldissima. Come ha ricordato Mariagrazia Midulla, responsabile clima ed energia del Wwf Italia, la “nuova era per il clima avrà sicuramente impatti molto importanti e potrebbe cambiare profondamente la geopolitica e la vita sul Pianeta”. Ma siamo ancora in tempo per decidere se questi cambiamenti potranno essere metabolizzabili dagli ecosistemi e dalla civilizzazione umana o no. I numeri parlano chiaro: 3 anni di seguito (incluso quello in corso) saranno i più caldi mai registrati, la concentrazione di CO2 in atmosfera è stabilmente sulle 400 parti per milione, una concentrazione molto più alta di quella registrata da milioni di anni. Mese per mese i record si susseguono, destando, come da ultimo report, enorme preoccupazione nella comunità scientifica. Si potrebbe dire per fortuna il 4 novembre entrerà in vigore l’Accordo di Parigi, e si apriranno di fatto i lavori della conferenza delle parti numero 22, la COP di Marrakesh. In quest’ottica, l’imminente via libera, dopo la Camera, da parte del Senato della legge italiana di ratificazione ed esecuzione dell’Accordo di Parigi sul clima non porterà però direttamente il nostro Paese a sedersi al tavolo delle regole a Marrakech. Lo segnala l’economista Valentino Piana, tra i massimi esperti di economia green e di decarbonizzazione. “Le regole delle Nazioni Unite contenute in tale Accordo prevedono che debbano passare 30 giorni prima che un Paese possa esercitare i diritti derivanti dalla sua ratificazione – spiega ad askanews Piana -. E mancano ormai meno di 30 giorni alla fine della COP22”. Ovviamente l’Italia partecipa, come 1 su 28, nella delegazione unitaria europea. Una posizione che appare peraltro più una scelta precisa: già da Parigi l’Italia guarda infatti sul clima ad un’Europa forte, capace di parlare per tutti i partner, in un vero spirito “unionista”. E poi, si sussurra, leggendo in dettaglio, chi ha lottato così tanto con il calendario per esserci anche da solo non risulta proprio un campione in politiche green e di riduzione delle emissioni. Con Austria, Francia e, Germania ci sono infatti Grecia, Ungheria e Malta, oltre a Polonia, Portogallo, Slovacchia e Svezia. La lista delle regole da definire alla COP22 per dare efficacia all’accordo di Parigi, per il mantenimento dell’aumento della temperatura del pianeta al di sotto del grado e mezzo rispetto all’era pre-industriale, è lunga e comprende sia la trasparenza delle azioni (mitigazione, adattamento) e del supporto (finanziario, tecnologico e organizzativo) sia la modalità con cui i singoli Stati vengono valutati rispetto agli adempimenti dei diversi articoli dell’Accordo (le cosiddette compliance). E potrebbe allora essere che, ad esempio, Malta, Polonia e Ungheria abbiano spinto più dell’Italia sui tempi di ratifica per avere una voce propria oltre a quella Ue puntando ad accordi magari al ribasso rispetto alle posizioni più drastiche sul taglio delle emissioni che si registrano da sempre a Bruxelles. O, ancora, guardando agli impatti possibili in settori economici ben delineati, come la pesca, fondamentali per Portogallo e di più Malta. Che la partita globale dell’ambiente, nonostante i proclami altisonanti dei più discoli, dalla Cina agli Usa, continui a giocarsi purtroppo su terreni ancora troppo localistici è un drammatico dato di fatto, visto il caldo che fa ovunque. E ragionando così, a qualcuno potrebbe allora venire anche in mente come mai in Europa abbiamo un commissario maltese all’ambiente, Karmenu Vella.