Mozambico, dramma dopo il passaggio del ciclone Idai: le prime immagini da Beira sono sconvolgenti [GALLERY]

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Il Programma alimentare mondiale (Pam) dell’Onu ha potenziato le distribuzioni di cibo a Beira e nei suoi dintorni, con nuovi lanci aerei di biscotti altamente energetici in alcune zone isolate destinati alla popolazione bloccata dalle acque dopo le devastazioni provocate in Mozambico dal ciclone Idai. Lo scrive l’agenzia delle Nazioni Unite in una nota. E’ stato anche consegnato cibo fortemente calorico facile da preparare alle famiglie sfollate che hanno trovato rifugio nelle scuole e in altri edifici pubblici nella citta’ di Dondo, a 45 km a nord-est della citta’ portuale di Beira, quadi completamente distrutta dal ciclone. Biscotti altamente energetici sono stati forniti a bambini ed anziani che si erano rifugiati sui tetti nelle vaste aree inondate e che sono stati poi portati in salvo. I biscotti altamente energetici sono usati nelle emergenze perche’ sono nutrienti, facili da trasportare e non necessitano di cottura e fanno parte di un carico di 20 tonnellate arrivato via aerea a Beira dal deposito della base Onu di pronto intervento gestita dal Pam a Dubai. Viene anche distribuita una crema a base di arachidi ricca in micro-nutrienti per prevenire e trattare casi di malnutrizione. Un elicottero da trasporto MI-8 noleggiato dal Servizio Aereo Umanitario delle Nazioni Unite (Unhas) gestito dal Pam e’ arrivato a Beira oggi a sostegno delle operazioni di soccorso. L’arrivo di altri due elicotteri e’ previsto per questa settimana.

L’équipe d’emergenza di MSF ha raggiunto la città di Beira, in Mozambico, travolta dal ciclone Idai il 14 marzo. MSF ha dovuto interrompere le proprie attività regolari nell’area ma ha inviato un team specializzato per valutare la situazione e garantire cure e assistenza alla popolazione colpita. ”La prima cosa che vedi quando arrivi è distruzione e acqua ovunque. Dicono che la situazione fuori città potrebbe essere addirittura peggiore, ma nel breve tempo trascorso dal nostro arrivo ci siamo concentrati per cercare di comprendere la situazione e i bisogni in città, perché ci vivono circa 500.000 persone e la maggior parte delle case è danneggiata o distrutta”, racconta il capoprogetto di MSF a Beira, Gabriele Santi. “La rete idrica è fuori servizio e ci sono vaste zone dove le persone fanno molta fatica a trovare una fonte di acqua pulita, soprattutto nei quartieri più poveri e densamente popolati. La vita continua, in un modo o nell’altro. Le persone tornano al lavoro e cominciano a cercare cibo, ma ci sono alberi sradicati ovunque sparsi al suolo, vedi persone che cercano di riparare le loro case, di coprire il buco dove prima c’era un tetto”, aggiunge. “Sta ancora piovendo forte. Ci vorrà molto tempo prima che tutta l’acqua si ritiri”, prosegue, osservando che “è difficile in questa fase avere un quadro chiaro dei bisogni medici delle persone. È difficile anche solo raggiungere le strutture sanitarie, perché le strade, o addirittura le strutture stesse, sono distrutte”. “Al momento questa è la nostra maggiore sfida. Ed è una sfida anche per il Ministero della Salute, che sta cercando di riabilitare il sistema sanitario nel più rapido tempo possibile”, dice ancora. “Le malattie diffuse dall’acqua sono motivo di preoccupazione. Le persone stanno utilizzando acqua di pozzo non sterilizzata, difficilmente è acqua pulita e sicura da bere. Le famiglie con più soldi possono ancora comprare acqua in bottiglia, ma non tutti possono permetterselo”, evidenzia Santi. “Anche le malattie respiratorie ci preoccupano. Sta ancora piovendo, direttamente nelle case, e la polmonite può diventare un problema. Molte persone si sono radunate nelle scuole o nelle chiese, dove le malattie respiratorie possono diffondersi facilmente”, afferma.

“Oltre a tutto questo, c’è il problema di come curare le persone che si ammalano, dato l’alto numero di strutture sanitarie danneggiate o distrutte”, dice prima di ribadire: “Ma ancora, è davvero troppo presto per avere un quadro chiaro della portata dei bisogni medici. Inizieremo ad affrontare i bisogni principali che vediamo, e capiremo meglio, giorno per giorno, dove la nostra assistenza può avere il maggiore impatto ed estenderemo la nostra risposta di conseguenza”. In Mozambico MSF lavora a Maputo, dove fornisce assistenza ai pazienti sieropositivi che necessitano di terapie antiretrovirali e ai pazienti affetti da tubercolosi multiresistente ai farmaci. Nel 2016 è iniziato un nuovo programma che si concentra sul trattamento dell’Epatite C. In Malawi MSF lavora dal 1986 per migliorare l’assistenza ai pazienti affetti da HIV, in particolare tra gli adolescenti e altri gruppi vulnerabili, affiancando il personale sanitario nell’ospedale di Nsanje e in 14 centri sanitari del distretto, oltre che nel ”corridoio transnazionale lungo le rotte di trasporto” tra il Malawi e il Mozambico. Nel distretto di Chiradzulu, MSF sta sviluppando anche un progetto completo per la prevenzione ed il trattamento precoce del tumore cervicale. Dal 2000, MSF ha avviato progetti in Zimbabwe in collaborazione con il Ministero della Salute, fornendo trattamenti per HIV, TB, malattie croniche e salute mentale. Nel 2017 ha assistito 1.400 pazienti per violenza sessuale e condotto 1.500 sedute individuali di salute mentale.

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