Pescara del Tronto, la storia del piccolissimo borgo di 135 residenti raso al suolo dal terremoto [FOTO]

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Pescara del Tronto, è uno dei paesi più colpiti dal sisma del 24 agosto 2016. Il paese, di 135 abitanti, si trova nelle regione Marche e il piccolo centro abitato è in realtà una frazione del comune di Arquata del Tronto, situato nella provincia di Ascoli Piceno.

Il piccolo borgo è situato nell’alta valle del Tronto e si erge sopra le sponde del fiume Tronto e tra due aree naturali protette: il Parco Nazionale dei Monti Sibillini e il Parco Nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga. Nel dialetto locale, il nome della città è La Pescara. L’etimologia del nome deriva dalla parola “pescaia” che identifica una sezione di un fiume o torrente arginato o chiuso da rocce dove si può pescare. Lo storico di Ascoli Giuseppe Marinelli suggerisce che nei pressi del villaggio, in passato, il fiume Tronto potrebbe essere stato limitato da una barriera utile per facilitare la cattura del pesce. L’origine e la fondazione del primo insediamento di questo borgo sono riconducibili allo spostamento di piccole comunità provenienti dalle zone della riviera che, per sottrarsi ai saccheggi, risalirono i corsi d’acqua, tra cui il fiume Tronto, e si stanziarono tra i monti, scegliendo un’ubicazione che garantiva maggiore sicurezza.

Il paese acquistò rilevanza a seguito del passaggio della Salaria, via consolare costruita dagli antichi romani per collegare la città di Roma con il mare Adriatico, generando un canale commerciale per il traffico ed il trasporto del sale. Con la presenza della strada arrivarono anche i pericoli e fu allora che gli abitanti protessero le loro case cingendo di mura il piccolo borgo. La possibilità di accesso all’interno dell’incasato era regolata da una porta che restava aperta durante il giorno e chiusa di notte. Di questo ingresso oggi rimane solo la memoria della via del Portone. Fra i vicoli del paese, su alcuni architravi delle porte delle abitazioni più antiche si scorgono stemmi e date. In uno, di forma circolare, si notano scolpite in bassorilievo un paio di forbici poste al centro della data 1410, probabilmente il piccolo stabile fu la bottega di un sarto o di un tosatore di pecore.

Un altro architrave mostra la data 1550 ed un altro ancora una scritta in dialetto dal significato sconosciuto. Lo stemma più antico è sicuramente il cristogramma che reca la sigla medioevale IHS, grafema del nome di Gesù, scalpellato al centro di un cerchio. Questo è il trigramma di san Bernardino da Siena, diffuso dallo stesso frate, appartenente all’ordine dei minori francescani, nel XV secolo, che è passato anche in questo luogo. Al centro del paese è situata la Chiesa di Santa Croce, costruita in epoca ignota dai cavalieri di Gerusalemme e rimasta, insieme alla casa canonica, alle dipendenze di questi fino al 1857, per poi essere ceduta al Vescovo di Ascoli con scrittura firmata a Roma dal Balì Alessandro Borgia (1857) ed in Ascoli dal Vescovo Carlo dei Conti di Belgrado nello stesso anno.

La Chiesa di Santa Croce custodisce, al suo interno, una piccola reliquia, una croce astile, riportata da un abitante ignoto che partecipò alle Crociate e una volta tornato in patria volle dare il nome “della Croce” alla chiesa già esistente. La croce è costituita da un’anima di legno rivestita da una sottile lamina di rame dorato, lavorata con la tecnica a stampo. Al centro c’è l’immagine della figura del Cristo Crocifisso che, come nella tradizione bizantina, trionfa sulla morte. Alle quattro estremità della croce troviamo la Madonna, San Giovanni, un angelo, il monte Calvario con il teschio di Adamo. Il retro della croce è decorato con un Cristo benedicente, seduto in trono e contornato dai simboli dei quattro evangelisti: l’aquila di San Giovanni, il leone di San Marco, il bue di San Luca e l’angelo di San Matteo. Le croci astili avevano un duplice significato: quello liturgico perché portate in processione e quello civile, come simbolo della comunità. Questi due valori assumono oggi, alla luce dei tragici fatti che hanno colpito “La Pescara”, un significato decisamente speciale.

L’affresco sicuramente più importante che è possibile ammirare al suo interno è quello posto alla destra dell’altare maggiore, dedicato alla Madonna del Soccorso, opera realizzata con la tecnica della pittura su intonaco da un pittore sconosciuto nel XV secolo. Secondo la tradizione, dopo giorni di piogge insistenti, gli abitanti si sentivano minacciati da una frana che si sarebbe potuta staccare dalla montagna sovrastante il paese. Il sacerdote decise, quindi, di organizzare una processione in testa alla quale vi erano sette vedove vestite di nero e sette vergini vestite di bianco. Il corteo si avviò verso la montagna e, giunto ai suoi piedi, la ghiaia che da giorni ormai scivolava minacciando l’abitato, miracolosamente si fermò davanti alle vergini.

Questo venne interpretato da tutti come un segno divino legato all’intercessione della Madonna del Soccorso. Intorno al 1600 venne edificata una piccola chiesa affianco a quella esistente, chiamata Oratorio, e intitolata appunto alla Madonna del Soccorso. L’attuale struttura è l’unione delle due chiese. Tra il XV ed il XVII secolo la zona sottostante il pavimento della chiesa venne utilizzata anche come cimitero per la sepoltura dei morti. Apposite buche erano destinate ad accogliere separatamente maschi, femmine, bambini e forestieri. Ogni cinque anni avveniva lo “spurgo” e le ossa, chiuse in sacchi, venivano riseppellite nello spazio antistante la chiesa. Tra il 1853 e il 1854, con il diffondersi dell’epidemia di colera, si rese necessario trovare un luogo lontano dal centro abitato per la sepoltura dei corpi. Venne individuata la località Cimetta di Vento, luogo che, dal 1889, ospita l’attuale cimitero.

Quando ci si addentrava nelle viuzze, si potevano scorgere casette aggettate di ballatoi e di balconcini, portali cinquecenteschi con architravi sorretti da grifoni ed ornati nel centro con il monogramma di Gesù e stipiti serrati da caratteristici chiavistelli piatti in ferro arricciato e manovrati alle estremità da una impugnatura a guisa di foglia, corna di toro o serpenti. In moltissimi angoli del paese, inoltre, caratteristiche fontanine in ferro ed un numero incredibile di edicole votive alla Madonna del Soccorso creano angoli altamente suggestivi. Pescara del Tronto è collegata alle vicine località e ai centri urbani delle frazioni con agevoli collegamenti stradali. Vi sono percorsi sentieristici che consentono lunghe camminate tra il verde rigoglioso della vegetazione, percorrendo sentieri e itinerari escursionistici in mountain bike. In inverno è possibile praticare lo sci nella vicina frazione di Forca Canapine.