Terremoto Centro Italia, l’esperto INGV: “Resta la possibilità di qualche altra forte scossa” [GRAFICI]

/
MeteoWeb

Sono stati mesi intensi e sismicamente attivi per l‘Italia Centrale. Dopo il forte terremoto  di magnitudo 6 che il 24 Agosto ha colpito la Valle del Tronto, devastando i Comuni di Amatrice, Accumoli e Arquata del Tronto, ne sono seguite tre nel mese di Ottobre: due il 26, una di magnitudo 5.4 registrata nel comune di Castelsantangelo sul Nera ed una successiva di magnitudo 5.9, ed una molto più forte il 30, con epicentro in provincia di Perugia tra i paesi di Norcia, Preci e Castelsantangelo sul Nera, che ha raggiunto la magnitudo di 6.5, danneggiando ulteriormente i paesi già fortemente provati dalle scosse. Proprio quando la situazione sismica sembrava stabile, il 18 Gennaio le scosse si sono ripresentate: 4 in una mattina, tutte di intensità superiore a 5: la prima alle 10.25 di magnitudo 5.1 con epicentro a Montereale; la seconda di magnitudo 5.5 alle 11.14 con epicentro a Capitignano; la terza alle 11.25 di 5.4 con epicentro a Pizzoli; la quarta di magnitudo 5.0 alle 14.33 con epicentro a Cagnano Amiterno.

L’esperto dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia Alessandro Amato ha pubblicato, attraverso il suo profilo Facebook, l’aggiornamento sulla sequenza in Italia centrale. Nonostante un’iniziale titubanza, anche legata alla consapevolezza della responsabilità del proprio ruolo, ha condiviso “i grafici del numero giornaliero di aftershocks (le colonnine colorate) e del rilascio di energia (punti neri).” Specificando che “abbiamo ormai imparato che i trend che si vedono sono significativi per indicare il decadimento nel tempo della singola sequenza-nella-sequenza, ma anche che se si attiva un nuovo segmento di faglia si ricomincia da capo.

Il sismologo mostra come “si vedono bene i tre picchi (24/8, 26-30/10, 18/1). Si tratta di un’unica sequenza o sono tre? Entrambe le cose: è una sequenza complessa fatta di più sequenze, ognuna relativa a una nuova faglia (o a una parte dello stesso sistema di faglie). È quello che Utsu avrebbe chiamato “sciame sismico del secondo tipo”, come mostrato nella seconda figura.”   

Amato effettua quindi una valutazione scientifica analizzando i dati a disposizione in modo critico ed obiettivo, senza creare allarmismi, ma senza negare un dubbio che purtroppo, al momento, non può essere smentito. Spiega: “Tornando alla nostra sequenza, o sciame, si nota che dopo i terremoti del 18 gennaio sia il numero di terremoti sia l’energia emessa giornalmente sono tornati rapidamente ai livelli pre-18/1. E’ un buon segno? Non lo so. Forse sì, ma resta sempre la possibilità di qualche altro forte terremoto, sia nella zona del 18 gennaio (a nord dell’Aquila) sia nelle altre aree in prossimità della sequenza. – conclude – Impossibile al momento calcolare la probabilità di attivazione di ciascuna delle faglie della zona perché non conosciamo bene quanta energia c’è sulle varie faglie, né quanta resistenza abbia ognuna di esse.”