Uragano Matthew, massima allerta nei Caraibi: Giamaica, Haiti e Cuba si preparano al peggio, poi risalirà sugli USA

  • "Matthew" durante la fase di rapida intensificazione
/
MeteoWeb

Uragano Matthew – Sono ore di grande preoccupazione sul settore meridionale del mar dei Caraibi per l’impressionante intensificazione dell’uragano “Matthew”, il quale in pochissime ore è riuscito ad evolvere in un pericoloso uragano di 4^ categoria della Saffir-Simpson. Addirittura per qualche ora il potentissimo ciclone tropicale, alle 03:00 GMT di sabato 1 Ottobre 2016, è stato in grado di raggiungere la 5^ categoria della scala Saffir-Simpson, divenendo un vero e proprio mostro, con violentissimi “venti di sbarramento” che hanno sforato la soglia dei 250 km/h e raffiche di picco arrivate a raggiungere la fatidica soglia dei 300 km/h. Il forte canale di deflusso presente in quota, ben evidenziato dall’ampia distesa di cirri e cirrocumuli presente attorno i bordi di “Matthew”, ha contribuito a rafforzare e collaudare la circolazione ciclonica anche alle quote superiori della troposfera, proteggendola allo stesso tempo dall’azione piuttosto invasiva del “wind shear”. Inoltre “Matthew” scorrendo sopra un tratto di mare con acque superficiali piuttosto calde, caratterizzate da valori prossimi ai +29°C +29,5°C, con un ambiente caldo e molto umido nei bassi strati, in pochissime ore è stato capace di aspirare una grandissima quantità di calore latente che ha favorito una notevole intensificazione dell’attività convettiva lungo i lati della circolazione ciclonica, dove si sono sviluppati dei “Clusters temporaleschi” molto intensi, prontamente subito risucchiati dalla stessa tempesta.

Il considerevole rinforzo dell’attività convettiva attorno i lati dell’uragano, ha liberato una gran quantità di energia che oltre ad approfondire la già intensa circolazione ciclonica, nei medi e bassi strati, ha reso il “gradiente barico orizzontale” ancora più esplosivo, rendendo i venti ciclonici sempre più intensi e tempestosi attorno l’area perturbata, con violentissimi “venti di sbarramento” che hanno oltrepassato la soglia fatidica dei 250 km/h nell’area attorno l’occhio centrale.

Si è venuto cosi ad attivare il famoso processo di “autoalimentazione”, caratteristico dei cicloni tropicali, con il costante risucchio di masse d’aria calde e molto umide, marittime, dalla vicina periferia dell’uragano che oltre a far esplodere la convenzione nella parte centrale del sistema, hanno contribuito a sviluppare imponenti bande nuvoloso spiraliformi che sono state ben alimentate dalle enormi quantità di vapore acqueo risucchiato dalle calde acque superficiali del mar dei Caraibi meridionale, nel tratto di mare a largo della costa del Venezuela.

La forte intensificazione del processo di “autoalimentazione” del potente ciclone tropicale, contraddistinto dallo sviluppo di poderosi moti ascensionali che condensando in imponenti nubi temporalesche le grandi quantità di vapore acqueo risucchiato dalla superficie oceanica, aumentando in tal modo l’instabilità atmosferica, ha accompagnato il drastico tracollo della pressione barometrica nei pressi dell’occhio centrale di “Matthew”, trasformandolo in un perfetto e pericoloso ciclone di 5^ categoria Saffir-Simpson, con venti medi sostenuti violentissimi, che hanno raggiunto un picco estremo di ben 257 km/h, nel corso della serata di ieri.

I violentissimi e turbolenti venti ciclonici, spazzando una ristretta area del mar dei Caraibi meridionale, hanno alzato ondate di “mare vivo” davvero imponenti, che hanno raggiunto picchi di oltre i 8-9 metri, ma con “Run-Up” anche superiori a pochi di chilometri dal passaggio dell’occhio centrale della tempesta. Il moto ondoso creato dai violenti “venti di sbarramento”, che ruotano a grandissima velocità attorno il profondissimo minimo barico centrale, è molto confuso, con la formazione di grandi onde provenienti da più direzioni. Questo tipo di moto ondoso, piuttosto confuso, è tipico dentro i cicloni tropicali, dato l’andamento molto turbolento dei venti ciclonici e la considerevole forza centrifuga che caratterizza il ciclone, il quale presenta un potentissimo “gradiente barico orizzontale” molto ristretto che rende i venti ancora più furiosi.

Le condizioni meteo/marine estreme rendono la navigazione marittima proibitiva per le navi di piccola e media stazza, alle quali sovente è consigliato un passaggio lungo la periferia della circolazione ciclonica, evitando di imbattersi nelle tempeste più violente che si concentrato a ridosso dell’occhio centrale. Fortunatamente, almeno per ora, le tempeste più violente, quelle relegate lungo il quadrante nord dell’imponente struttura ciclonica, stanno sferzando solo il mare aperto, il tratto più meridionale del mar dei Carabi, appena a nord di Aruba, dove spirano venti da Est e E-NE particolarmente violenti, che stanno sollevando immense ondate, alte anche più di 8-9 metri.

Una parte di queste grandi onde si propagheranno molto rapidamente in direzione del settore sud-occidentale del mar dei Caraibi, uscendo dall’area perturbata sotto forma di grosse onde lunghe che entro lunedì andranno ad impattare sulle coste caraibiche del Nicaragua e dell’Honduras, originando su queste delle forti mareggiate. Ma un’altra parte delle grandi onde sollevate dalle tempeste di vento create dall’uragano “Matthew” hanno raggiunto pure la costa venezuelana, in particolare le coste settentrionali della penisola di Guajira, dove si sono registrati anche dei danni, oltre che forti fenomeni di erosione su ampi tratti di costa.

Attualmente pero “Matthew”, dopo aver raggiunto la fase di massima intensità, sta cominciando ad entrare in una fase di graduale indebolimento, indotto sia dal ciclo di sostituzione dell’occhio, che dall’afflusso da ovest di aria un po’ più secca nella media troposfera che cercherà di inserirsi all’interno del nucleo centrale della grande tempesta. Non per caso nelle ultime ore sul quadrante occidentale di “Matthew” si è verificato, come c’era da aspettarsi, un temporaneo rallentamento della convezione per l’arrivo in quota di infiltrazioni di aria più secca in quota, sospinta dall’intenso “wind shear” nell’area d’azione di “Matthew”.

La presenza di questo flusso di aria più secca in quota potrebbe portare ad un declassamento dell’uragano, dalla 4^ alla 3^ categoria Saffir-Simpson entro la giornata di domani, riducendone sensibilmente l’intensità. Ma nonostante l’indebolimento “Matthew” mantenendo lo status di uragano di 3^ categoria rischia di rappresentare una seria minaccia sia per le coste orientali della Giamaica, che per Haiti e il settore orientale di Cuba. Nonostante le tante incertezze previsionali ad oltre 48-72 ore sembra altamente probabile che da domani “Matthew” subisca una brusca virata verso nord-ovest e nord/nord/ovest, venendo risucchiato verso nord dal passaggio di una ampia circolazione depressionaria extratropicale sugli USA centro-orientali.

Il ramo ascendente di questa ondulazione ciclonica in discesa dagli States dovrebbe contribuire a risucchiare verso nord l’uragano, spingendolo in direzione delle coste orientali della Giamaica e Haiti entro la mattina di martedì, e la parte orientale di Cuba entro mercoledì. In questo caso le previsioni potrebbero farsi un po’ preoccupanti visto che alcune delle isole più importanti delle Grandi Antille dovrebbero fare i conti con il passaggio ravvicinato di un uragano molto grande e ancora potente (3^ categoria Saffir-Simpson), con conseguenza davvero pericolose se si pensa anche all’alta densità di popolazione presente su queste isole.

Più che per i fortissimi venti ciclonici quello che preoccupa maggiormente sono proprio le piogge di carattere torrenziale che ad inizio settimana potrebbero riversarsi sulle coste orientali della Giamaica, e soprattutto su Haiti, dove il territorio accidentato, con apri declivi privi di vegetazione, potrebbe causare piogge di carattere torrenziale, con tanto di possibili “flash floods”, frane e smottamenti.