Che l’incidente di Fukushima avesse potuto lasciare il segno, era prevedibile. Il Giappone non ha mai rinunciato all’energia nucleare e gli esponenti del Governo del Paese del Sol Levante continuano a confermare che “non possiamo farne a meno”, ma intanto oggi è stato chiuso il reattore numero quattro nella centrale atomica di Takahama, situata nella prefettura centrale di Fukui, e adesso in Giappone sono fermi ben 38 reattori nucleari su un totale di 54. Quasi il 70% è chiuso!
Nel caso di Takahama il motivo è in realtà la semplice esecuzione di operazioni di manutenzione ordinaria, ma a esso si aggiungerà a breve il blocco di un ulteriore reattore nell’impianto di Ohi, che si trova nella medesima prefettura. In seguito alla crisi scatenata dai gravi danni arrecati alla centrale di Fukushima Daiichi 1 dal terremoto dell’11 marzo scorso e dall’ancora più devastante ‘tsunami’ che ne fu generato, le autorità nipponiche hanno inasprito al massimo grado le misure di sicurezza in tutti i complessi nucleari del Paese: questo è il motivo per cui i reattori che al momento della catastrofe erano inattivi non sono piu’ stati rimessi in funzione.
Intanto, però, la vicina Cina ha messo in azione il suo primo reattore a neutroni rapidi, detto di quarta generazione, una tecnologia grazie alla quale Pechino vuole ridurre il proprio consumo di uranio e la produzione di scorie radioattive. Questo reattore sperimentale, di potenza elettrica di 20 megawatt, collegato da ieri alla rete elettrica, è il compimento di oltre 20 anni di ricerche nel quadro del programma ‘863’, ha precisato l’Istituto sul proprio sito internet. Secondo la Società francese dell’energia nucleare, il prototipo, che utilizza la tecnologia di raffreddamento al sodio, e’ stato costruito nei dintorni di Pechino dalla russa Okbm Afrikantov in collaborazione con altri tre enti russi, Okb Gidopress, Nikiet e l’istituto Kurchatov.


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